Nelle prestigiose sale del Museo Correr di Venezia, affacciate sul cuore pulsante di Piazza San Marco, si è dischiuso un portale che trascende il tempo e lo spazio. Dal 27 febbraio e fino al 22 novembre, la Sala delle Quattro Porte, parte integrante della Quadreria al secondo piano, ospita “Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico”, un progetto espositivo di straordinaria potenza evocativa firmato da Bizhan Bassiri, artista italo-iraniano tra le figure più autorevoli e visionarie della ricerca contemporanea internazionale. Un evento realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia che promette di essere uno degli appuntamenti culturali più significativi dell’agenda 2026.
Il Principe e il suo universo magmatico
La mostra, curata con sapienza da Chiara Squarcina e Bruno Corà, non è una semplice esposizione di opere, ma un’immersione totale nell’universo poetico di Bassiri. Un universo governato dal “Pensiero Magmatico”, concetto teorico elaborato dall’artista fin dal 1984 e sviluppato nel suo Manifesto, che costituisce il nucleo pulsante di tutta la sua produzione. Questa filosofia vede la creazione artistica come un flusso incandescente e inarrestabile, una materia in continua trasformazione che elude le rigide categorie storiche per affermare una propria, potente, sovratemporalità.
Al centro di questo cosmo concettuale e visivo si erge la figura del Principe, iconografico e onirico alter ego dell’artista. La sua presenza, che occupa due delle quattro soglie d’ingresso della sala, funge da catalizzatore, da testimone silenzioso che accoglie il visitatore e lo introduce in un dialogo serrato tra passato e presente. È il “nottambulo” che vaga attraverso le ere, unendo con il suo pensiero i frammenti della storia dell’arte in una nuova, sorprendente costellazione di significati.
Una quadreria di novanta volti immortali
Attorno alla figura del Principe si dispiega l’opera più imponente e suggestiva dell’allestimento: il ciclo dei 90 Volti. Si tratta di elaborazioni fotografiche che, attraverso un uso autoriale dell’intelligenza artificiale, riportano in vita i volti di altrettanti maestri dell’arte, dal Rinascimento ai giorni nostri, non più in vita. I loro ritratti, resi come nostri contemporanei, emergono da un nero assoluto, un vuoto cosmico che ne accentua la forza espressiva e la carica simbolica.
L’allestimento è concepito come una vera e propria “quadreria” che avvolge lo spettatore. I volti sono disposti in una modalità sospesa e scalare, in una progressione ascensionale che dalle quote più basse delle pareti sale fino alla massima altezza. In questo ideale albero genealogico dell’arte, le epoche e gli stili si fondono: lo sguardo intenso di Caravaggio incrocia quello di Artemisia Gentileschi, la perfezione formale di Piero della Francesca dialoga con la rottura concettuale di Marcel Duchamp, la potenza plastica di Donatello e Gian Lorenzo Bernini si confronta con la materia di Alberto Burri e l’esotismo di Paul Gauguin.
Questa installazione non si limita a invertire il tradizionale rapporto tra osservatore e opera, ma ci pone di fronte a una domanda fondamentale: è l’arte stessa a scrutarci, a interrogarci sulla nostra posizione nel flusso ininterrotto della storia.
Un dialogo con lo spazio e la materia
La scelta della Sala delle Quattro Porte, un ambiente di grande pregio storico e architettonico, parte del percorso allestito da Carlo Scarpa, non è casuale. Bassiri ha concepito un intervento specifico che dialoga intimamente con le caratteristiche del luogo, con la sua luce e i suoi materiali. L’allestimento integra opere realizzate con materiali eterogenei – dalla cartapesta al bronzo, dall’acciaio agli elementi lavici e alle superfici riflettenti – che si fondono con la monumentalità dello spazio.
Tra le opere spiccano l’“Erme Aurea”, una scultura in bronzo tirato a specchio che agisce come una “spina dorsale contemplativa”, riflettendo e moltiplicando lo spazio e la luce circostante, e la scultura “Meteorite”, che introduce una potente tensione verticale, in un perfetto equilibrio con gli altri elementi. Come sottolineato dal curatore Bruno Corà, ogni opera è stata pensata per dialogare con lo spazio, offrendo al visitatore “un’esperienza viva e meditativa, capace di trasmettere la sovratemporalità del Pensiero Magmatico e la tensione poetica dell’artista”.
Lo stesso Bassiri descrive il percorso come un invito a percepire “l’arte come esperienza viva, dove tempo, identità e memoria si intrecciano, stimolando una contemplazione profonda e l’esercizio dell’immaginazione”. È un’occasione unica per vedere la storica Quadreria del Museo Correr aprirsi a una lettura inedita, capace di evocare riflessioni profonde sulla forza universale e atemporale del pensiero creativo.
