NISCEMI (Caltanissetta) – Le luci di migliaia di fiaccole hanno squarciato il buio, a un mese esatto dalla notte in cui la terra ha tremato e si è aperta, inghiottendo strade, case e certezze. Niscemi ha risposto con una sola voce, quella di una comunità ferita ma non piegata, che ha sfilato in un corteo composto e determinato per le vie della città. Un fiume di persone, oltre 1.500 secondo le stime, si è mosso da Largo Giugno, attraversando le aree limitrofe a quella “zona rossa” che oggi rappresenta una cicatrice ancora aperta nel cuore del centro nisseno.
Lo slogan, ripetuto come un mantra e impresso su uno striscione in testa alla manifestazione, riassume il sentimento collettivo: “Il coraggio di restare, la forza di cambiare”. Un messaggio chiaro, rivolto non solo alle istituzioni ma anche a sé stessi, per trovare la forza di guardare al futuro nonostante le macerie del presente. La frana, verificatasi nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2026, ha causato il cedimento di un vasto costone, compromettendo gravemente la viabilità, in particolare la Strada Provinciale 12, arteria vitale che collega Niscemi alla statale Gela-Catania. Oltre ai danni infrastrutturali, l’evento ha costretto all’evacuazione di centinaia di famiglie, lasciando oltre 1.500 persone senza un tetto.
Una mobilitazione senza bandiere politiche
A promuovere l’iniziativa è stato il comitato cittadino “Evento franoso Niscemi 2026”, nato spontaneamente all’indomani del disastro per dare voce alle reali esigenze della popolazione e vigilare sulla gestione della crisi. Il comitato ha voluto fortemente una manifestazione unitaria, senza simboli di partito o appartenenze politiche, per sottolineare che la battaglia per la rinascita di Niscemi appartiene a tutti. “Dobbiamo essere forti e avere un’unica voce, per ripartire”, è stato il pensiero condiviso dai partecipanti, un appello all’unità che ha trovato eco nella massiccia partecipazione.
Alla fiaccolata hanno preso parte le massime cariche cittadine, con l’amministrazione comunale e l’intero consiglio in prima linea, a testimoniare la vicinanza delle istituzioni locali alla cittadinanza. Un segnale importante è giunto anche dalla presenza del vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana, che fin dalle prime ore ha espresso solidarietà e vicinanza alla comunità, invitando a “prendersi cura” delle persone colpite e a muoversi insieme con gesti concreti. La sua partecipazione al corteo ha rafforzato il messaggio di speranza e coesione.
Un percorso simbolico e la speranza nel futuro
Il percorso della fiaccolata non è stato casuale. Partendo da Largo Giugno, ha lambito i confini della zona rossa, per poi compiere una sosta altamente simbolica davanti all’ingresso sbarrato della Strada Provinciale 12, l’arteria squarciata dalla frana. Un momento di raccoglimento per ricordare ciò che è stato perso e per chiedere a gran voce interventi celeri per il ripristino e la messa in sicurezza del territorio. La marcia si è poi conclusa al santuario di Maria Santissima del Bosco, un luogo caro alla comunità niscemese, dove il momento di preghiera ha suggellato la speranza di una rinascita.
La manifestazione arriva in un momento cruciale. Se da un lato la macchina degli aiuti si è mossa, con la visita di alte cariche dello Stato e le prime misure economiche, dall’altro la popolazione attende risposte concrete e a lungo termine. Il comitato “Evento franoso Niscemi 2026” ha messo in chiaro gli obiettivi: messa in sicurezza del patrimonio storico e culturale, giusti indennizzi per chi ha perso tutto e, soprattutto, trasparenza e partecipazione nelle scelte future, per evitare che si ripetano gli errori del passato, con un chiaro riferimento alla precedente frana del 1997.
Proprio in queste ore, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in visita a Niscemi, ha annunciato che i dati indicano un arresto del movimento franoso e ha consegnato i primi due alloggi IACP a famiglie di sfollati, promettendo atti concreti per non isolare la città e velocizzare le procedure. Un primo, timido segnale che la comunità spera sia l’inizio di un percorso di ricostruzione reale e condiviso.
