LONDRA – Ancora una volta, la statua di Sir Winston Churchill a Parliament Square, nel cuore pulsante di Londra, è diventata la tela per un atto di protesta politica. Durante la notte, il monumento in bronzo dedicato allo statista che guidò la Gran Bretagna alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale è stato imbrattato con vernice rossa. Le scritte, tracciate con veemenza, lo definiscono un “criminale di guerra sionista” e sono accompagnate da slogan tristemente noti nel contesto del conflitto israelo-palestinese come “Free Palestine”, “Stop al genocidio”, “Mai più è adesso” e “Globalizzare l’Intifada”.
Le forze dell’ordine sono intervenute con rapidità, allertate poco dopo le 4 del mattino. In pochi minuti, una pattuglia della Metropolitan Police ha raggiunto il luogo e ha colto in flagrante un uomo di 38 anni, prontamente arrestato con la pesante accusa di danneggiamento aggravato da motivi razziali. L’area intorno al monumento, un’opera alta quasi quattro metri dello scultore Ivor Roberts-Jones inaugurata nel 1973, è stata immediatamente transennata per consentire l’avvio delle delicate operazioni di pulizia.
Un Monumento al Centro di Controversie Ricorrenti
Non è la prima volta che la figura imponente di Churchill, simbolo di resistenza e vittoria per molti, finisce nel mirino dei manifestanti. La sua eredità è complessa e, per alcuni, controversa. Questo recente episodio si inserisce in una scia di atti di vandalismo che hanno periodicamente preso di mira la statua:
- Giugno 2020: Durante le proteste globali del movimento Black Lives Matter, scatenate dalla morte di George Floyd negli Stati Uniti, la statua fu deturpata con la scritta “era un razzista”. Questo evento portò le autorità a proteggere temporaneamente il monumento con delle impalcature.
- Ottobre 2020: Un attivista del gruppo ambientalista Extinction Rebellion fu condannato a risarcire i danni per aver imbrattato il basamento della statua durante una manifestazione per il clima.
Questi episodi evidenziano come la figura di Churchill sia diventata un parafulmine per diverse cause e frustrazioni sociali, dal razzismo sistemico alla crisi climatica, fino alle attuali tensioni in Medio Oriente. La sua visione imperialista e alcune sue decisioni politiche sono oggi oggetto di un riesame critico che si scontra con l’immagine eroica tramandata dalla storia.
La Rivendicazione e le Reazioni Politiche
La responsabilità dell’atto è stata rivendicata dal gruppo attivista olandese “Free the Filton 24”. Un membro, identificatosi come Olax Outis, ha dichiarato che l’obiettivo era quello di denunciare la presunta complicità del governo britannico nelle violazioni dei diritti umani e di additare Churchill come simbolo di “corruzione politica e colonialismo”.
Le reazioni dal mondo politico non si sono fatte attendere. Un portavoce di Downing Street ha definito l’atto “completamente abominevole”, ribadendo che “Churchill è stato un grande britannico” e che il governo difenderà sempre i valori nazionali. La condanna è stata unanime da parte di diverse figure politiche, che hanno sottolineato la necessità di perseguire i responsabili.
In risposta ai ripetuti vandalismi, il governo laburista di Keir Starmer aveva già introdotto lo scorso anno un provvedimento che rende reato specifico salire sulla statua di Sir Winston. Questa misura restrittiva è stata estesa anche ad altri monumenti di importanza nazionale, come il Cenotafio di Whitehall e il Royal Artillery Memorial, a testimonianza della crescente preoccupazione per la tutela del patrimonio storico e simbolico del paese.
Un Dibattito Globale su Memoria e Monumenti
L’episodio di Londra si inserisce in un dibattito molto più ampio e globale sul significato dei monumenti nell’era contemporanea. Statue e memoriali, un tempo visti come celebrazioni immutabili di figure ed eventi storici, sono sempre più oggetto di contestazione. Essi diventano punti focali per discutere del passato, delle sue ingiustizie e del modo in cui la memoria collettiva viene costruita e rappresentata nello spazio pubblico.
Il caso della statua di Churchill solleva interrogativi complessi: è giusto giudicare le figure del passato con la sensibilità del presente? Come si può conciliare la celebrazione dei loro successi con il riconoscimento dei loro difetti e degli aspetti controversi del loro operato? E qual è il confine tra legittima protesta e vandalismo? Domande che, al momento, non trovano una risposta univoca e che continuano ad alimentare un dialogo, talvolta aspro, nelle società di tutto il mondo.
Mentre gli operai lavorano per restituire alla statua il suo aspetto originale, le scritte rosse lasciano una traccia invisibile ma profonda, quella di un dibattito pubblico che intreccia indissolubilmente memoria storica, tensioni geopolitiche e la continua ricerca di un’identità collettiva condivisa.
