L’inizio del 2026 segna una fase di rallentamento per il commercio estero italiano al di fuori dei confini dell’Unione Europea. Secondo i dati preliminari diffusi dall’Istat, a gennaio si è registrata una flessione congiunturale sia per le esportazioni che per le importazioni. Nello specifico, le vendite verso i paesi extra Ue27 sono diminuite dell’1,9%, mentre gli acquisti hanno subito una contrazione più marcata, pari al 3,9%.
Questo scenario, sebbene mostri segnali di contrazione, si inserisce in un contesto complesso che vede l’Italia mantenere un avanzo commerciale di 2,1 miliardi di euro. Un dato che, pur positivo, riflette le sfide di un panorama economico globale in continua evoluzione.
Analisi del Calo delle Esportazioni
La principale causa della riduzione congiunturale dell’export è da attribuire alle minori vendite di beni strumentali, che hanno segnato un calo del 7,4%. A questo si aggiunge la diminuzione delle esportazioni di energia (-12,6%) e di beni di consumo durevoli (-2,6%). Anche su base annua, la flessione tendenziale delle esportazioni è fortemente influenzata dalla performance negativa dei beni strumentali. In particolare, circa la metà di questa contrazione è determinata dal calo della domanda proveniente da due mercati chiave: gli Stati Uniti e il Regno Unito.
Scendendo nel dettaglio geografico, si osserva un rallentamento diffuso verso la maggior parte dei principali partner commerciali extra UE. Le flessioni più significative su base annua riguardano:
- Paesi Mercosur: -18,5%
- Giappone: -16,2%
- Regno Unito: -14,8%
- Paesi ASEAN: -7,1%
- Stati Uniti: -6,7%
Segnali in Controtendenza: Svizzera e Cina Trainano la Crescita
In un quadro generale di debolezza, spiccano due eccezioni importanti che testimoniano una parziale ma strategica diversificazione dei mercati di sbocco per le merci italiane. Le esportazioni verso la Svizzera sono infatti aumentate del 15,3% e quelle verso la Cina del 14,5%. Questi dati positivi indicano la capacità di alcune filiere del Made in Italy di intercettare la domanda proveniente da economie dinamiche, compensando, seppur parzialmente, il calo registrato su altri fronti.
Dinamiche delle Importazioni
Anche sul fronte delle importazioni si registra una netta contrazione. Il calo congiunturale del 3,9% è spiegato principalmente dai minori acquisti di beni intermedi (-13,2%) e di energia (-6,8%). Su base annua, la flessione è ancora più marcata e diffusa. Si registrano cali significativi degli acquisti da quasi tutti i principali partner, con le riduzioni più marcate da:
- Paesi OPEC: -31,8%
- Paesi ASEAN: -17,5%
- Turchia: -17,2%
- Stati Uniti: -12,1%
L’unica eccezione in questo scenario è rappresentata dai paesi del Mercosur, da cui le importazioni sono aumentate dell’1,9%.
Contesto e Prospettive Future
I dati di gennaio 2026 confermano un avvio d’anno prudente per l’interscambio commerciale italiano con il resto del mondo. La debolezza della domanda globale, in particolare per i beni di investimento, si riflette direttamente sulla performance del nostro export. Fattori come le tensioni geopolitiche, l’incertezza legata alle politiche commerciali di partner importanti come gli Stati Uniti e la ricalibrazione delle catene di approvvigionamento globali contribuiscono a creare un contesto sfidante. Tuttavia, la crescita verso mercati come la Cina e la Svizzera suggerisce che le imprese italiane stanno attivamente cercando nuove opportunità di diversificazione. Sarà fondamentale monitorare l’evoluzione di questi trend nei prossimi mesi per comprendere la traiettoria dell’economia italiana in un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo.
