Il mondo della cultura italiana ritrova una delle sue voci più lucide, complesse e fieramente indipendenti. A quasi due decenni dalla sua morte, avvenuta a Firenze il 24 aprile 2007, l’eredità intellettuale di Sigfrido Bartolini, poliedrico artista, incisore, scrittore e critico d’arte, si arricchisce di un nuovo, fondamentale capitolo. È da poco nelle librerie “Per un canone del nuovo secolo” (Polistampa, pp. 208, euro 16,00), una raccolta postuma dei suoi articoli e saggi pubblicati su quotidiani e riviste tra l’ultima decade del Novecento e i primi anni Duemila. Un’opera che non è solo un omaggio, ma un potente strumento per comprendere la crisi dell’arte contemporanea e per riscoprire un percorso alternativo, radicato nel “saper fare” e nella continuità con la grande tradizione artistica.

Un’eredità di pensiero: da “La grande impostura” al nuovo “Canone”

Questo volume si pone in diretta continuità con il suo precedente e celebre lavoro critico, “La grande impostura”, che nel 2002 scosse il panorama artistico nazionale con la sua critica serrata e argomentata ai “mostri sacri” dell’arte moderna e contemporanea, da Guttuso a Magritte, da Warhol a Duchamp. Se “La grande impostura” era un’opera di pars destruens, un’acuta demolizione dei falsi miti e delle convenzioni di un certo establishment critico, “Per un canone del nuovo secolo” rappresenta la pars construens del pensiero di Bartolini. Qui, l’autore non si limita a denunciare, ma propone un vero e proprio canone, una galleria di artisti che, dal Medioevo al Novecento, incarnano i valori di un’arte autentica, capace di coniugare maestria tecnica e profondità espressiva.

Come sottolinea Angelo Crespi nella prefazione, la complessità e la profondità di questi scritti, originariamente pensati per i giornali, evidenziano la “catabasi che ha degradato la critica d’arte”, spesso relegata oggi a spazi marginali e priva di spessore analitico. La scrittura di Bartolini, al contrario, è un esempio di chiarezza e acume, capace di affrontare riflessioni articolate con una vivacità intellettuale sorprendente.

L’artista “che vede il re nudo”

Vittorio Sgarbi, che da sempre ha riconosciuto il valore dell’intellettuale pistoiese, lo ha definito “il bambino che vede il re nudo e ha il coraggio di scrivere quello che nessun altro scriverebbe”. Questa metafora coglie perfettamente l’essenza di Bartolini: un pensatore libero, refrattario ai conformismi e alle mode del momento, dotato di uno sguardo critico implacabile ma sempre sorretto da una profonda conoscenza della storia dell’arte e delle sue tecniche. Artista a tutto tondo, Bartolini è stato un infaticabile sperimentatore, padroneggiando con eguale perizia tecniche diverse come il monotipo, la xilografia, la pittura, la realizzazione di vetrate artistiche e persino la scenografia teatrale. Questa sua profonda conoscenza “artigiana” dell’arte è la chiave di volta della sua critica: Bartolini scriveva di ciò che conosceva intimamente, non solo per via teorica ma attraverso l’esperienza diretta della materia.

Un percorso attraverso i secoli: da Giotto a Cremona

Il “canone” proposto da Bartolini in questa nuova raccolta è un viaggio affascinante attraverso la storia dell’arte, un percorso che intende opporsi a un mainstream basato sul rifiuto della qualità e della tecnica. L’itinerario parte da Giotto, fondamento della pittura occidentale, per arrivare fino a Italo Cremona, attraversando secoli di maestria e innovazione. In questo pantheon ideale trovano posto:

  • Grandi maestri come Goya e gli Impressionisti, capaci di interpretare le inquietudini della modernità senza rinunciare alla pittura.
  • Incisori eccelsi come Albrecht Dürer, Luigi Bartolini (nessuna parentela diretta, ma un’affinità elettiva), Pietro Parigi e Lorenzo Viani, custodi di tecniche preziose e raffinate.
  • Protagonisti del Novecento italiano come Sironi, De Chirico, Maccari, de Pisis, e i fratelli Giovanni e Romeo Costetti.
  • Artisti meno noti al grande pubblico ma di grande valore, come i pistoiesi Giulio Innocenti e Mario Nannini, a testimonianza dell’attenzione di Bartolini per le realtà artistiche del suo territorio.

Attraverso l’analisi di questi artisti, Bartolini afferma la vitalità di un’arte che non teme il confronto con la tradizione, ma sa reinterpretarla per dare voce al nostro tempo, affrontando anche “l’irruzione del perturbante” senza cedere alle facili provocazioni del sensazionalismo.

Un’eredità da riscoprire

Nato a Pistoia nel 1932 da una famiglia operaia, Sigfrido Bartolini ha attraversato il Novecento con la coerenza e l’orgoglio di chi pone il sapere e l’onestà intellettuale al di sopra di tutto. La sua opera, che spazia dalla monumentale edizione del Pinocchio di Collodi illustrata con oltre 300 xilografie (frutto di dodici anni di lavoro) alle collaborazioni con testate come “Il Giornale” e “Libero”, merita di essere riscoperta e studiata. La pubblicazione di “Per un canone del nuovo secolo” è un’occasione preziosa per farlo, per riascoltare una voce ancora oggi sorprendentemente attuale e necessaria, capace di insegnarci a guardare l’arte con occhi nuovi, più consapevoli e liberi dai pregiudizi.

Di euterpe

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