Un ritorno alle origini per riaffermare un’identità. È questo lo spirito che anima la proposta di legge, presentata dai deputati di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, Grazia Di Maggio ed Elisabetta Lancellotta, che mira a reintrodurre per legge la denominazione di “ginnasio” per il primo biennio del liceo classico. Il testo, depositato a novembre 2025, ha iniziato il suo iter in Commissione Cultura e Istruzione alla Camera, scatenando un dibattito che va ben oltre la semplice nomenclatura, toccando le corde profonde della tradizione culturale italiana e del futuro della formazione umanistica.
Le ragioni della proposta: un valore “simbolico ed educativo”
Secondo i firmatari, la cancellazione della distinzione tra il biennio ginnasiale (IV e V ginnasio) e il triennio liceale (I, II e III liceo), avvenuta con la Riforma Gelmini del 2010, ha rappresentato un impoverimento per la tradizione del liceo classico. L’uniformazione del percorso in una scansione dalla “prima” alla “quinta”, pensata per armonizzare i vari indirizzi liceali, avrebbe avuto l’effetto di “rendere meno percepibile il valore identitario del percorso” di studi. I deputati di FdI sostengono che tale appiattimento, sebbene comprensibile sul piano amministrativo, ha privato il liceo classico di “un elemento simbolico e pedagogico che ne rappresentava la specificità più autentica”.
La proposta, che i proponenti assicurano non comporterà “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, avrebbe un “forte valore simbolico ed educativo”. L’obiettivo è quello di recuperare una “continuità storica e ideale con la scuola umanistica italiana ed europea, che da secoli riconosce in quella parola [ginnasio] la fase fondativa della formazione intellettuale”. Si tratterebbe, dunque, di un intervento non strutturale, che non modifica i programmi di studio, ma che punta a rafforzare il senso di appartenenza e la consapevolezza di un cammino di crescita graduale negli studenti.
Un passo indietro nel tempo: la storia del Ginnasio
La distinzione tra ginnasio e liceo ha radici profonde nella storia della scuola italiana. Istituita formalmente con la Legge Casati del 1859, che prevedeva un ginnasio di cinque anni e un liceo di tre, la struttura è stata poi modificata da successive riforme. Con la Riforma Gentile del 1923, il ginnasio-liceo fu concepito come la scuola d’élite per la formazione della classe dirigente. Fu poi la Riforma Bottai del 1940, con la creazione della scuola media unica, a definire l’assetto del liceo classico come un percorso quinquennale, mantenendo però la storica numerazione: IV e V ginnasio per il biennio e I, II e III liceo per il triennio.
Questa suddivisione non era solo nominale. Fino al 1969, al termine del ginnasio era previsto un esame di ammissione al liceo, una prova selettiva che sottolineava la distinzione tra le due fasi del percorso. La Riforma Gelmini del 2010, nell’ambito di un riordino generale dei licei, ha poi uniformato la nomenclatura, pur lasciando di fatto alle singole scuole la possibilità di mantenere la dicitura tradizionale. Questa libertà ha generato una situazione a “macchia di leopardo”, con istituti che hanno abbandonato la vecchia denominazione e altri che l’hanno conservata con orgoglio.
Il dibattito si accende: voci a confronto
La proposta di legge ha immediatamente diviso il mondo della scuola e della politica. I sindacati hanno mostrato posizioni contrastanti: favorevole la UIL, mentre la FLC CGIL ha espresso forti perplessità, temendo che un ritorno al passato possa essere percepito come anacronistico e distogliere l’attenzione dalle vere urgenze della scuola. Anche l’ex ministra Maria Stella Gelmini, artefice della riforma del 2010, è intervenuta nel dibattito, sostenendo che la vera sfida non sia il nome, ma la capacità di rendere la cultura classica attrattiva in un mondo dominato dalle discipline STEM e dalle lingue moderne.
Il dibattito si inserisce in un contesto di calo delle iscrizioni al liceo classico. I dati preliminari per il prossimo anno scolastico indicano una percentuale di iscritti di poco superiore al 5%, confermando un trend negativo in atto da anni. Questo dato alimenta la discussione sulla necessità di un rilancio del percorso di studi classici, come sottolineato anche dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
I sostenitori della proposta vedono nel ritorno al ginnasio un modo per ridare prestigio e visibilità a un indirizzo che rappresenta un pilastro della cultura italiana. Per gli oppositori, invece, si tratta di una battaglia di retroguardia, una questione puramente formale che non affronta i problemi strutturali del liceo classico, come la necessità di aggiornare i metodi didattici e di dialogare maggiormente con la contemporaneità.
Quale futuro per il Liceo Classico?
Al di là della questione nominalistica, la proposta di legge sul ginnasio ha il merito di aver riacceso i riflettori su un tema cruciale: quale ruolo deve avere la formazione umanistica nella società del XXI secolo? La sfida è complessa e richiede una riflessione approfondita che vada oltre le semplici etichette. Si tratta di capire come valorizzare un patrimonio culturale inestimabile, rendendolo al contempo rilevante e stimolante per le nuove generazioni.
Mentre l’iter parlamentare della proposta prosegue, la discussione rimane aperta. Il ritorno al “ginnasio” potrebbe essere un primo passo per restituire al liceo classico quel “valore identitario” che i proponenti rivendicano, o rischia di essere solo un’operazione nostalgica? La risposta dipenderà non solo dall’esito del voto in Parlamento, ma dalla capacità dell’intero sistema scolastico di ripensare e innovare la tradizione, senza snaturarla, per proiettarla con vigore nel futuro.
