Ginevra – Una giornata di intense trattative diplomatiche sul programma nucleare iraniano si è tinta di chiaroscuri, con segnali contrastanti che lasciano la comunità internazionale con il fiato sospeso. Secondo quanto riportato inizialmente da Axios e confermato da diverse agenzie di stampa, i consiglieri di punta del presidente Donald Trump, Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff, avrebbero manifestato una chiara “delusione” al termine della sessione mattutina di negoziati con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Questo primo feedback ha gettato un’ombra sulla possibilità di una rapida risoluzione di una delle crisi geopolitiche più complesse del nostro tempo.
Nonostante la frustrazione iniziale della delegazione americana, i colloqui sono proseguiti per tutta la giornata. Sorprendentemente, con il passare delle ore, sono emersi segnali più incoraggianti. Un alto funzionario statunitense, citato sempre da Axios, ha definito i colloqui “positivi” nel loro complesso, sebbene senza fornire ulteriori dettagli. A fare da eco a questa valutazione è stato il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, che ha svolto un ruolo cruciale di mediazione tra le parti e ha parlato di “progressi significativi”. Queste dichiarazioni suggeriscono che, al di là delle difficoltà iniziali, potrebbero esserci stati dei movimenti su alcuni punti chiave, tanto da fissare un nuovo round di incontri tecnici a Vienna per la settimana successiva.
Le Richieste sul Tavolo e i Punti di Frizione
Al centro del dibattito vi sono le condizioni, definite “dure” da diverse fonti, poste dall’amministrazione Trump per un nuovo accordo nucleare. Le richieste americane, secondo quanto trapelato, sarebbero focalizzate su alcuni pilastri fondamentali:
- Durata illimitata dell’accordo: Washington insiste affinché qualsiasi nuovo patto non includa le cosiddette “sunset provisions”, ovvero le clausole di scadenza che nel precedente accordo del 2015 (JCPOA) permettevano all’Iran di riprendere gradualmente alcune attività nucleari dopo un certo numero di anni. La posizione USA è netta: l’Iran deve “comportarsi bene per il resto della sua vita”, come avrebbe affermato Witkoff.
- Smantellamento di siti chiave: Gli inviati statunitensi avrebbero chiesto la dismissione dei tre principali impianti nucleari iraniani: Fordow, Natanz e Isfahan.
- Trasferimento dell’uranio arricchito: Un’altra richiesta cruciale riguarda la consegna di tutto l’uranio arricchito in possesso di Teheran, in particolare quello al 60%, agli Stati Uniti.
- “Arricchimento zero”: La posizione di partenza americana prevederebbe la cessazione completa e permanente di ogni attività di arricchimento dell’uranio sul suolo iraniano.
Di fronte a queste condizioni, la reazione iraniana è stata ferma. Teheran ha ribadito che l’arricchimento dell’uranio per scopi pacifici è un “diritto sovrano” e ha escluso lo smantellamento dei suoi impianti o il trasferimento all’estero delle scorte. Il ministro Araghchi ha definito i colloqui come “i più intensi” fino ad oggi, riconoscendo che sono stati fatti progressi ma avvertendo che gli Stati Uniti dovranno abbandonare le loro “richieste eccessive” per poter raggiungere un’intesa. Nonostante ciò, l’Iran si è presentato al tavolo con una propria bozza di proposta, un segnale della volontà di negoziare seriamente.
Il Contesto: Tra Diplomazia e Pressione Militare
Questi negoziati si svolgono in un clima di altissima tensione. Da giorni, il presidente Trump è stato descritto come propenso a valutare un’opzione militare, ma ha concesso ulteriore tempo ai suoi negoziatori per esplorare ogni via diplomatica. La presenza di Kushner e Witkoff, due figure centrali nella politica estera non convenzionale di Trump, sottolinea l’importanza che la Casa Bianca attribuisce a questo dossier. Witkoff, un imprenditore immobiliare amico di lunga data del presidente, è stato nominato inviato speciale per il Medio Oriente, mentre Kushner, genero di Trump, ha già avuto un ruolo chiave negli Accordi di Abramo.
La mediazione dell’Oman si conferma essenziale per mantenere aperto il dialogo, che in questa occasione si è svolto sia in forma indiretta che con contatti diretti tra le delegazioni. L’obiettivo finale, per Washington, non si limita al nucleare: un eventuale accordo aprirebbe la strada a negoziati successivi sul programma missilistico iraniano e sul sostegno di Teheran alle milizie nella regione, questioni altrettanto spinose.
Mentre la diplomazia lavora senza sosta a Ginevra, la situazione resta fluida e incerta. La “delusione” iniziale potrebbe essere stata una tattica negoziale, ma le distanze tra le parti su questioni fondamentali rimangono significative. Il prossimo round a Vienna sarà decisivo per capire se i “progressi significativi” di cui parla l’Oman potranno trasformarsi in un accordo concreto, allontanando lo spettro di un conflitto dalle conseguenze imprevedibili.
