SIENA – Tredici anni di dubbi, due archiviazioni per suicidio e una verità che sembrava irraggiungibile. Ora, una nuova, sconvolgente perizia riapre prepotentemente il caso sulla morte di David Rossi, il capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. Le conclusioni dei consulenti tecnici della Commissione parlamentare d’inchiesta, il medico legale Robbi Manghi e il tenente del Ris Adolfo Gregori, sono nette e agghiaccianti: le lesioni riscontrate sul volto di Rossi non sono riconducibili alla caduta, ma sarebbero invece compatibili con una violenta pressione esercitata da terze persone.
Una “Azione Dinamica”: i Dettagli della Perizia
Presentata durante un’audizione della Commissione d’inchiesta, la perizia di 17 pagine smonta pezzo per pezzo la tesi del gesto volontario. I consulenti hanno analizzato meticolosamente i segni sul viso del manager, concludendo che vi è una “piena compatibilità tecnica e morfologica” tra le ferite e la struttura della finestra, dotata di una sbarra di protezione e fili metallici anti-piccione.
Secondo la ricostruzione, i tagli presenti sul labbro e sul naso di Rossi sarebbero il risultato di una pressione e di uno sfregamento contro i fili metallici. Le contusioni e le ecchimosi sulla regione zigomatica sinistra, invece, sarebbero coerenti con un impatto violento contro la barra di sicurezza metallica o il telaio in legno della finestra. Per giungere a queste conclusioni, i periti hanno effettuato anche delle prove comparative utilizzando dei manichini, che hanno confermato la dinamica.
Il dottor Manghi, in audizione, ha usato parole inequivocabili, descrivendo l’evento come “l’effetto di un’azione dinamica, di pochi secondi o pochi minuti, di una persona aggredita”. Un’affermazione che evoca una colluttazione, una lotta, uno scenario di violenza che precede la caduta fatale. Questa dinamica, secondo i consulenti, rende “quasi impossibile” l’ipotesi che Rossi si sia procurato tali lesioni volontariamente.
L’Ipotesi dell’Omicidio Prende Corpo
Le conclusioni della perizia rappresentano un tassello fondamentale che si aggiunge a una lunga serie di anomalie e incongruenze emerse nel corso degli anni. La famiglia di David Rossi, in particolare la vedova Antonella Tognazzi, non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio, sostenendo fin da subito la tesi dell’aggressione. Questa perizia dà ora un fondamento scientifico ai loro dubbi, avvalorando la richiesta di riapertura delle indagini per omicidio.
Il presidente della Commissione parlamentare, Gianluca Vinci, ha parlato di un “tassello importante” che conferma la presenza di una “colluttazione e un’aggressione ai danni di David Rossi”. Anche la vicepresidente della Commissione, l’ex pm Simonetta Matone, si è espressa con fermezza, affermando che “David Rossi non si è suicidato, ci sono elementi inequivocabili e scientifici”.
La perizia sul volto si aggiunge ad altri elementi già emersi dai lavori della Commissione, come le analisi sull’orologio e sul polso di Rossi, che avevano suggerito che qualcuno potesse averlo tenuto sospeso fuori dalla finestra prima di lasciarlo cadere. Ora gli inquirenti della commissione si concentreranno su altri quesiti cruciali: Rossi è stato stordito o narcotizzato prima dell’aggressione? Chi era con lui nel suo ufficio in quei drammatici istanti?
Un Contesto Complesso e Pieno di Ombre
La morte di David Rossi avvenne in un periodo di enorme turbolenza per il Monte dei Paschi di Siena, travolto da scandali finanziari e inchieste giudiziarie. Rossi, in qualità di capo della comunicazione e stretto collaboratore dell’ex presidente Giuseppe Mussari, si trovava al centro di un vortice di tensioni. Dieci giorni prima della sua morte, il suo ufficio era stato perquisito nell’ambito di una delle inchieste, sebbene lui non risultasse indagato.
Questa nuova perizia non solo riapre un caso giudiziario, ma getta un’ombra ancora più cupa su una delle pagine più controverse della storia finanziaria e di cronaca italiana recente. La ricerca della verità per David Rossi, dopo tredici anni, potrebbe essere finalmente a una svolta decisiva, spostando in modo definitivo il focus delle indagini dal suicidio all’omicidio.
