La denuncia dell’Arcivescovo e la strage nel Mediterraneo

Una ferma condanna contro “l’ennesima strage consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche”. Con queste parole cariche di significato, l’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice, ha definito la recente tragedia nel Mar Mediterraneo, dove si stima che circa mille migranti abbiano perso la vita a causa del ciclone “Harry”. Il messaggio è stato inviato in occasione di una preghiera per i morti in mare, organizzata dall’ONG Mediterranea Saving Humans, durante la quale il prelato ha sottolineato come le “martoriate acque del mare nostro sono ancora scosse e scandalizzate”.

Monsignor Lorefice ha parlato di una strage, e non di una tragedia, frutto di “scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono”. Ha inoltre criticato la “propaganda populista” che rivendica la riduzione degli sbarchi come un successo, ignorando i corpi che il mare restituisce, definiti come una “chiara denuncia”. L’Arcivescovo ha evidenziato come a queste persone sia stato negato “il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà”, richiamando al dovere di identificare le salme e garantire una degna sepoltura per non disattendere le richieste dei familiari.

L’ondata di odio sui social network

Le dichiarazioni di Monsignor Lorefice hanno scatenato una violenta reazione sui social media, dove è stato bersaglio di insulti, dileggi e accuse. Tra i commenti più diffusi, l’accusa ai preti di “fare politica” e critiche feroci all’operato della Chiesa. Alcuni attacchi hanno preso di mira anche Papa Francesco, insinuando che la nomina di Lorefice sia dovuta a presunte affinità ideologiche “comuniste”. Un’aggressione verbale che, come sottolineato dall’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI) di Palermo, rappresenta “il peggio che i social possano offrire”.

La solidarietà trasversale dal mondo politico e civile

A fronte degli attacchi, si è levata un’ampia e trasversale ondata di solidarietà nei confronti dell’Arcivescovo.

  • Il deputato del Partito Democratico, Peppe Provenzano, ha espresso “piena solidarietà e vicinanza”, definendo le parole di Lorefice “piene di umanità” e una denuncia contro “l’indifferenza di chi avrebbe la responsabilità politica, in Italia e in Europa, di fermare questa sistematica omissione di soccorso”.
  • Ramon La Torre e Barbara Evola di Rifondazione Comunista Palermo hanno condannato le “parole sprezzanti e cariche di odio”, che riflettono una visione del Paese basata su “suprematismo, sopraffazione e ragioni della forza”.
  • Il segretario della CGIL Palermo, Mario Ridulfo, ha osservato come il richiamo alla “responsabilità del soccorso e dell’accoglienza” abbia provocato insulti, segno di un “profondo arretramento sociale, politico e umano”.
  • Anche la Conferenza Episcopale Siciliana (CESi), attraverso il suo presidente Monsignor Antonino Raspanti, ha espresso “piena e convinta solidarietà”, sottolineando che Lorefice “ha difeso il valore dell’umanità” e che il suo pensiero è quello “della Chiesa tutta”.

Numerose altre voci, tra cui docenti universitari e l’Opera Don Calabria, si sono unite nel sostenere l’Arcivescovo, riconoscendo il suo coraggio nel porre questioni di giustizia e verità in tempi difficili.

Un dibattito che tocca le coscienze

La vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo della Chiesa nelle questioni sociali e sulla polarizzazione del discorso pubblico in tema di immigrazione. Le parole di Monsignor Lorefice non sono state un’ingerenza politica, ma un richiamo ai valori fondamentali dell’umanità e della dignità di ogni persona, come sancito dal Vangelo e dai diritti internazionali. La reazione violenta sui social media, d’altra parte, evidenzia un clima di intolleranza e di deumanizzazione del “diverso” che preoccupa e interroga la società civile. L’appello dell’Arcivescovo a “sognare insieme” un mondo senza guerra e sopraffazione, dove ogni persona sia accolta come un fratello, resta un monito potente contro l’indifferenza e l’oblio pianificato da “precise scelte politiche”.

Di veritas

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