Un silenzio carico di domande, il peso di una verità taciuta per una vita intera e una firma, un semplice gesto d’inchiostro su carta, che assume il potere di riscrivere il passato e definire il futuro. Sono questi gli elementi pulsanti de “La firma”, la nuova opera teatrale scritta e diretta dal giornalista, ex politico e drammaturgo Claudio Fava, che ha debuttato in prima nazionale il 26 febbraio al Teatro Sperimentale di Ancona. Prodotto da Teatro della Città e Marche Teatro, lo spettacolo è un viaggio intenso e necessario nelle pieghe oscure della storia argentina e nell’animo umano, un’indagine profonda sul conflitto insanabile tra gli affetti e la verità, e su come la violenza politica possa travolgere e stravolgere le esistenze individuali.
Le radici di un dramma: l’Argentina dei desaparecidos
A cinquant’anni dalle brutali persecuzioni del regime militare argentino (1976-1983), che ha visto migliaia di oppositori politici incarcerati, torturati e uccisi, molti dei quali reclusi nel famigerato carcere segreto dell’ESMA di Buenos Aires, Claudio Fava torna a confrontarsi con una delle ferite più profonde del XX secolo. L’ispirazione per “La firma” nasce da un episodio reale, letto anni fa in un trafiletto di giornale: la storia di una giovane donna, figlia di desaparecidos, adottata da una coppia legata al regime, che una volta scoperta la verità si è rifiutata di disconoscere i genitori adottivi. Una vicenda che, come spiega lo stesso Fava, si è sedimentata a lungo nella sua memoria, fino a trovare la sua forma catartica sul palcoscenico.
La pièce teatrale si concentra proprio su questo nodo gordiano emotivo e morale. La “firma” del titolo è quella che la protagonista, Teresa, dovrebbe apporre su un documento per attestare ufficialmente che l’uomo che l’ha cresciuta con amore non è il suo padre biologico, ma uno dei militari coinvolti nella sparizione dei suoi veri genitori.
Il confronto nel parlatorio: vittima e carnefice in un ribaltamento dei ruoli
La scena si svolge interamente nel parlatorio di un carcere, un luogo asettico e divisivo dove la giovane donna, interpretata da una intensa Federica De Benedittis, incontra l’uomo che ha sempre chiamato padre, a cui dà volto e voce l’esperto Ninni Bruschetta. Quest’ultimo, un ex militare di carriera, è ora recluso in attesa di un processo per i crimini commessi durante la dittatura. È in questo spazio angusto, separati da un tavolo che simboleggia un abisso invalicabile, che si consuma il loro confronto. Un dialogo serrato, doloroso, che scava in un passato di menzogne e violenza, costringendo entrambi a rinegoziare il senso del loro rapporto.
Fava costruisce un meccanismo drammaturgico potente, in cui i ruoli di vittima e carnefice si confondono, si scambiano e si ribaltano continuamente. Il carnefice si fa accusatore, la vittima diventa imputata, il rancore si stempera nella pena. Come sottolinea il regista, “il percorso di ricostruzione della propria identità non è così lineare come sembrerebbe, e il fatto di scoprire che i suoi genitori le hanno mentito, non implica automaticamente che lei li rinneghi”. Sullo sfondo, a suggellare la memoria collettiva di quella tragedia, scorrono le foto segnaletiche di 150 desaparecidos, monito silenzioso delle atrocità commesse in quel 1976.
Una scelta di libertà: oltre la politica e i ruoli precostituiti
Il finale, definito “imprevedibile” dallo stesso autore, vede la giovane decidere di non apporre quella firma. Una scelta che non va letta, spiega Fava, come un tentativo di salvare il suo “finto padre”, ma come “l’affermazione della sua libertà di scelta e della sua identità al di là della politica e di ruoli precostituiti”. È la rivendicazione del diritto a riconoscere come propria una storia, per quanto costruita su una menzogna, e a non lasciare che sia la violenza della Storia a dettare i confini dei propri affetti.
Dal libro al palcoscenico e il tour dello spettacolo
Lo spettacolo teatrale “La firma” è tratto da alcune parti del libro di Claudio Fava “Non ti fidare”, edito da Fandango, la cui uscita è prevista per marzo. Il romanzo, a differenza della pièce, presenterà un finale aperto, lasciando al lettore ulteriori spazi di riflessione.
Dopo il debutto ad Ancona, lo spettacolo proseguirà il suo viaggio in Italia con le seguenti tappe:
- Siracusa: 3 e 4 marzo al Teatro Massimo
- Catania: 5, 6 e 7 marzo al Piccolo Teatro della Città
- Scaletta Zanclea (Messina): 8 marzo al Nuovo Teatro Scaletta
Una produzione importante, che vede la collaborazione tra il Teatro della Città – Centro Di Produzione Teatrale e MARCHE TEATRO, con le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola e un team di professionisti che contribuiscono a creare l’atmosfera tesa e commovente della narrazione.
