Washington si è nuovamente infiammata in seguito alle dichiarazioni esplosive dell’ex Segretario di Stato, Hillary Clinton, durante la sua deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera. Convocata nell’ambito dell’inchiesta sui crimini del defunto finanziere Jeffrey Epstein, Clinton ha ribaltato il tavolo, puntando il dito contro l’ex presidente Donald Trump e mettendo in discussione l’operato della stessa commissione. “Una Commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi”, ha dichiarato con fermezza, spostando l’attenzione mediatica e politica su una vicenda tanto torbida quanto delicata.
Il mistero dei documenti scomparsi e le accuse a Trump
Il fulcro dell’intervento di Hillary Clinton riguarda la recente e controversa scomparsa di oltre 50 pagine di documenti dagli archivi pubblici online del Dipartimento di Giustizia. Secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche, tra cui il New York Times, questi file conterrebbero le testimonianze di una donna che accusa Donald Trump di aggressione sessuale avvenuta quando lei era minorenne. Si tratterebbe di verbali di interrogatori condotti dall’FBI e appunti dettagliati che, fino a poco tempo fa, erano consultabili. La loro rimozione, avvenuta senza spiegazioni ufficiali, ha alimentato sospetti su un possibile tentativo di insabbiamento per proteggere l’ex presidente. Il Dipartimento di Giustizia ha fornito giustificazioni generiche, affermando di aver trattenuto documenti “protetti dal segreto o duplicati” o coinvolti in “inchieste federali in corso”, spiegazioni che non hanno placato le polemiche.
Clinton ha cavalcato l’onda di sdegno, sostenendo che una commissione veramente interessata alla verità dovrebbe concentrare i propri sforzi su questa anomalia, piuttosto che perseguire figure come lei. “Se questa Commissione è seriamente intenzionata a scoprire la verità sui crimini di traffico di esseri umani di Epstein, non si affiderà ai gruppi di stampa per ottenere risposte dal nostro attuale presidente sul suo coinvolgimento”, ma ”gli chiederà direttamente, sotto giuramento”, ha aggiunto.
Il ruolo di Rubio e Pam Bondi nel mirino
L’ex First Lady non ha risparmiato critiche neanche a due figure di spicco del Partito Repubblicano: il senatore della Florida Marco Rubio e l’ex procuratrice generale della Florida Pam Bondi, recentemente nominata da Trump per guidare il Dipartimento di Giustizia. “Chiederebbe a Rubio e Pam Bondi di testimoniare perché hanno abbandonato le vittime. E invece ha costretto me a testimoniare”, ha incalzato Clinton. L’accusa, tanto grave quanto diretta, suggerisce che entrambi abbiano avuto un ruolo nell’ostacolare la giustizia o nel non tutelare adeguatamente le persone coinvolte nello scandalo. Pam Bondi, in particolare, è una fedelissima di Trump sin dalla sua prima campagna elettorale nel 2016 e il suo legame con l’ex presidente è noto e consolidato.
Una commissione sotto accusa di parzialità
Hillary Clinton ha inoltre messo in discussione la trasparenza e l’imparzialità della stessa Commissione di Vigilanza, presieduta dai Repubblicani. Ha sottolineato come, su otto funzionari delle forze dell’ordine citati in giudizio, solo uno si sia effettivamente presentato a testimoniare. Inoltre, ha denunciato la mancanza di udienze pubbliche e il divieto di accesso ai media, nonostante le ripetute dichiarazioni a favore della trasparenza. “Non avete fatto molti sforzi per chiamare le persone che compaiono più in evidenza nei file di Epstein”, ha dichiarato, suggerendo che l’inchiesta sia pilotata per colpire avversari politici piuttosto che per accertare la verità.
La testimonianza di Clinton, avvenuta nella sua residenza di Chappaqua, New York, è stata brevemente interrotta dopo che una sua foto è stata illecitamente diffusa sui social media da un membro repubblicano della commissione. Questo episodio ha ulteriormente avvalorato le accuse di un clima ostile e di una conduzione parziale dei lavori.
Il contesto: lo scandalo Epstein e le sue implicazioni politiche
La deposizione si inserisce nel più ampio contesto dell’inchiesta sul caso Epstein, il finanziere accusato di abusi e traffico di minori morto suicida in carcere nel 2019. Lo scandalo ha coinvolto numerose personalità di spicco del mondo della politica, della finanza e dello spettacolo, gettando un’ombra sinistra sui palazzi del potere. L’ex presidente Bill Clinton, marito di Hillary, è stato a sua volta chiamato a testimoniare per i suoi noti legami con Epstein. Hillary Clinton ha negato categoricamente di aver mai incontrato Epstein o di essere stata a conoscenza dei suoi crimini, dichiarandosi “inorridita” come “qualsiasi persona normale”.
La vicenda dei file scomparsi e le accuse incrociate trasformano un’inchiesta giudiziaria in un terreno di scontro politico ad altissima tensione, con implicazioni che potrebbero influenzare i futuri equilibri di potere a Washington. La richiesta di trasparenza e giustizia per le vittime rischia di perdersi nel frastuono di una battaglia senza esclusione di colpi.
