ISLAMABAD/KABUL – Una crisi latente da mesi si è trasformata in un conflitto dichiarato. Il confine tra Pakistan e Afghanistan è diventato il teatro di una violenta escalation militare, con raid aerei, scontri di artiglieria e dichiarazioni infuocate che evocano lo spettro di una “guerra aperta”. Fonti di sicurezza hanno confermato lo scoppio di “intensi scontri” lungo la Linea Durand, la contesa linea di demarcazione tra i due Paesi, iniziati intorno alle 18:00 ora locale del 26 febbraio. La situazione è rapidamente precipitata, culminando in bombardamenti aerei da parte dell’aviazione pachistana su obiettivi strategici in Afghanistan, incluse le città di Kabul e Kandahar.
La genesi dell’escalation: accuse reciproche e raid notturni
La miccia si è accesa con una serie di accuse incrociate. Il governo talebano, attraverso il suo portavoce Zabihullah Mujahid, ha denunciato “ripetute violazioni dei confini e provocazioni” da parte delle forze militari pachistane. In risposta, ha annunciato l’avvio di “vaste operazioni preventive contro i centri militari pachistani e le installazioni paramilitari lungo la linea Durand”. Questa mossa è stata la reazione a precedenti attacchi aerei di Islamabad, che secondo il Pakistan miravano a colpire basi del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), noto anche come talebani pachistani, un gruppo militante che ha intensificato le sue offensive in Pakistan dal ritorno al potere dei talebani afghani nel 2021.
Islamabad, da parte sua, accusa da tempo il governo di Kabul di non agire con sufficiente fermezza contro i gruppi militanti che utilizzano il territorio afghano come base per lanciare attacchi in Pakistan, un’accusa che i talebani hanno costantemente negato. La tensione è salita ulteriormente quando il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, ha dichiarato senza mezzi termini su X (ex Twitter): “La nostra pazienza ha raggiunto il limite. Ora è guerra aperta tra noi e voi”. Questa dichiarazione ha fatto seguito ai raid aerei notturni su Kabul e Kandahar, durante i quali testimoni hanno riferito di aver udito violente esplosioni e il sorvolo di aerei da combattimento all’alba.
Bilancio degli scontri e propaganda di guerra
Entrambe le parti hanno rivendicato successi militari e inflitto pesanti perdite al nemico, in un vortice di dichiarazioni difficilmente verificabili in modo indipendente.
- Versione Afghana: Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha affermato che le operazioni di rappresaglia hanno causato numerose vittime tra i soldati pachistani. In alcuni comunicati si è parlato di decine di soldati pachistani uccisi, feriti e fatti prigionieri, oltre alla conquista di diverse postazioni militari.
- Versione Pachistana: Islamabad ha risposto affermando di aver inflitto perdite ancora più consistenti. Un portavoce del primo ministro pakistano ha parlato della distruzione di 27 postazioni militari afghane, della morte di 133 soldati e del ferimento di oltre 200. Secondo le autorità pachistane, i raid aerei hanno colpito obiettivi militari, depositi di munizioni e basi logistiche a Kabul, Kandahar e in altre province come Paktia.
Questa guerra di cifre rientra in una più ampia strategia di propaganda, volta a galvanizzare il fronte interno e a demoralizzare l’avversario. Ciò che è certo è che l’escalation ha provocato vittime, anche tra i civili, come riportato in precedenza da missioni ONU in seguito a raid pachistani.
Il contesto storico: la Linea Durand e i talebani pachistani
Per comprendere appieno la crisi attuale, è fondamentale analizzare due elementi chiave: la Linea Durand e il ruolo del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP).
- La Linea Durand: Tracciata nel 1893 dall’Impero Britannico, questa frontiera di circa 2.600 km non è mai stata pienamente accettata dall’Afghanistan. Ha diviso la popolazione Pashtun, creando tensioni etniche e territoriali che persistono ancora oggi e che sono state esacerbate nel corso dei decenni.
- Il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP): Sebbene ideologicamente allineato con i talebani afghani, il TTP è un’entità separata che mira a rovesciare il governo pakistano. La sua presenza lungo il confine è una costante fonte di attrito. Islamabad accusa i talebani afghani di fornire rifugio e supporto al TTP, un’accusa che Kabul respinge, pur mantenendo legami storici e ideologici con il gruppo.
Le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate significativamente dopo il ritorno al potere dei talebani a Kabul nel 2021. I tentativi di negoziato e i fragili cessate il fuoco, come quello mediato da Qatar e Turchia nell’ottobre 2025, non sono riusciti a produrre una soluzione duratura.
Le reazioni internazionali e le prospettive future
La comunità internazionale ha reagito con allarme all’escalation. Le Nazioni Unite, la Russia e la Cina hanno lanciato appelli alla calma e alla de-escalation, esortando entrambe le parti a risolvere le divergenze attraverso il dialogo e i canali diplomatici. L’Iran si è offerto come mediatore per facilitare i negoziati tra i due vicini. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che, sebbene Islamabad cerchi la pace, le forze armate del Paese sono pronte a “schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva”.
Il futuro immediato appare incerto e carico di pericoli. L’attuale “guerra aperta” rischia di destabilizzare ulteriormente una regione già fragile, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza e l’economia dell’Asia centrale e meridionale. La chiusura dei principali valichi di frontiera, come Torkham e Chaman, ha già interrotto il commercio e il transito, aggravando le difficoltà economiche. La risoluzione di questa crisi richiederà un intenso sforzo diplomatico e la volontà, da entrambe le parti, di affrontare le cause profonde del conflitto, a partire dalla gestione della sicurezza lungo la porosa e contesa Linea Durand.
