Un’azione criminale violenta e meticolosamente pianificata, che si snoda per oltre 200 chilometri tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi. Un giovane di 24 anni, di nazionalità bosniaca, è stato vittima di un brutale sequestro lampo avvenuto in pieno giorno a Schio, in provincia di Vicenza, per poi essere ritrovato ferito e sotto shock, circa dodici ore dopo, a Basovizza, una frazione del comune di Trieste situata sull’altopiano del Carso. Sulla vicenda, che presenta i contorni di un vero e proprio giallo, indagano i Carabinieri del Comando Provinciale di Vicenza, in stretto coordinamento con l’autorità giudiziaria e i colleghi di Trieste.

Il rapimento in pieno giorno a Schio

Tutto ha inizio intorno alle 13:30 di lunedì 23 febbraio 2026. Il 24enne si trovava in via Pasubio, nel centro di Schio, quando è stato avvicinato da una Jeep. Dal veicolo sono scesi due individui che, secondo le testimonianze oculari, lo hanno afferrato con forza e trascinato a bordo, nonostante i suoi tentativi di resistenza e le sue urla di aiuto. Alla guida del fuoristrada ci sarebbe stato un terzo complice, pronto a ripartire a tutta velocità. La scena, rapida e violenta, è stata notata da almeno due testimoni che hanno immediatamente allertato il 112, riuscendo a fornire agli inquirenti il numero di targa del veicolo. Contemporaneamente, anche i genitori del giovane, non vedendolo rientrare, ne hanno denunciato la scomparsa, facendo scattare immediatamente le ricerche su vasta scala.

Il pestaggio e il viaggio verso Trieste

Una volta a bordo della Jeep, per il giovane è iniziato un incubo. È stato immobilizzato e picchiato violentemente. Le tracce della violenza sono state successivamente confermate dal ritrovamento del veicolo. I Carabinieri, infatti, seguendo le tracce delle celle telefoniche agganciate dal cellulare della vittima, hanno individuato la Jeep abbandonata a Marano Vicentino. All’interno dell’abitacolo sono state rinvenute copiose tracce ematiche, a testimonianza del brutale pestaggio subito dal 24enne. Secondo le ricostruzioni, i sequestratori avrebbero poi cambiato mezzo, proseguendo la loro fuga verso est. L’ipotesi è che fossero diretti verso il confine con la Slovenia, forse con l’intenzione di varcarlo. La presenza di controlli ai confini potrebbe averli però indotti a desistere, spingendoli ad abbandonare la vittima sull’altopiano triestino.

Il ritrovamento a Basovizza

Intorno all’una e mezza di notte, circa dodici ore dopo il rapimento, il giovane è stato letteralmente scaricato dall’auto in via di Basovizza, all’altezza del civico 29/12, nel rione di Opicina. È stato un residente a notarlo mentre vagava per strada, in stato confusionale, con il volto tumefatto e insanguinato, e a lanciare l’allarme. Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118 e una pattuglia dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Aurisina. Il 24enne, pur non essendo in pericolo di vita, presentava un trauma facciale e diverse ferite. È stato trasportato in codice verde all’ospedale di Cattinara per le cure e gli accertamenti del caso.

Le indagini: l’ipotesi del regolamento di conti e il silenzio della vittima

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Vicenza, sono in pieno svolgimento e coperte dal più stretto riserbo. La Procura ha aperto un fascicolo per il reato di sequestro di persona. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, il movente e per identificare i responsabili. Le ricerche dei malviventi, almeno tre persone di origine balcanica, sono state estese anche oltre confine, allertando le forze di polizia slovene e croate.

La pista investigativa privilegiata è quella del regolamento di conti, forse legato a uno sgarro nel mondo della criminalità o a questioni di droga. Tuttavia, a complicare il lavoro degli investigatori c’è il silenzio della vittima. Il 24enne, interrogato dai Carabinieri, si è chiuso in un atteggiamento omertoso, rifiutandosi di fornire dettagli utili all’identificazione dei suoi aggressori o al chiarimento del movente. Un silenzio dettato, con ogni probabilità, dalla paura di ritorsioni. Gli inquirenti stanno ora analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza lungo il tragitto da Schio a Trieste per raccogliere elementi utili a dare un volto e un nome ai componenti della banda.

Di veritas

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