Bergamo – Nel cuore della provincia bergamasca, un’operazione di polizia internazionale ha svelato uno scenario da film, smantellando un’organizzazione criminale con ramificazioni tra l’Italia e la Romania. Il 3 febbraio scorso, i Carabinieri della Sezione Operativa di Bergamo, agendo su una precisa segnalazione delle autorità romene, hanno fatto irruzione in un anonimo garage a Curno. All’interno, non vecchi attrezzi o auto di famiglia, ma un vero e proprio tesoro su quattro ruote: venti automobili di lusso, per un valore complessivo stimato in circa 1,7 milioni di euro. Modelli di punta di marchi come Porsche, BMW e Audi, tutti scintillanti e pronti a sfrecciare, se non fosse per la loro illecita provenienza.
La Meccanica della Frode: Leasing e Documenti Falsi
Dal punto di vista tecnico, il modus operandi del gruppo criminale era tanto semplice quanto efficace. Le vetture di alta gamma venivano acquisite attraverso la stipula di contratti di leasing e la richiesta di crediti a società finanziarie. Il fulcro della truffa risiedeva nella documentazione presentata: atti, bilanci e garanzie patrimoniali completamente falsificati, costruiti ad arte per mostrare una solidità finanziaria inesistente e superare così i controlli delle società erogatrici. Una volta ottenuti i veicoli, questi venivano sottratti al circuito legale, nascosti in depositi come quello di Curno e probabilmente destinati a essere rivenduti o riciclati in altri mercati, generando profitti illeciti milionari.
Un’Indagine Transnazionale Complessa
Il ritrovamento a Curno non è un episodio isolato, ma rappresenta un tassello cruciale di un’indagine ben più ampia, avviata in Romania verso la fine del 2025. A coordinare le operazioni è la DIICOT (Direzione Investigativa Antimafia e Antiterrorismo), un’unità d’élite della polizia romena, in collaborazione con la Brigata per il contrasto alla Criminalità Organizzata di Bucarest e altre unità specializzate. L’inchiesta, che ha già visto perquisizioni nelle province di Bucarest, Iaşi e Ilfov, ha permesso di ricostruire una rete criminale strutturata e pericolosa.
Prima del blitz in terra bergamasca, le autorità romene avevano già messo a segno colpi importanti, sequestrando altri veicoli di lusso, ingenti somme di denaro contante e persino lingotti d’oro, per un valore totale che supera i 7 milioni di euro. Questo dato evidenzia la portata finanziaria dell’organizzazione e la sua capacità di movimentare capitali e beni di altissimo valore attraverso i confini europei.
Quattordici Indagati e un Mandato di Cattura Internazionale
Allo stato attuale delle indagini, le autorità giudiziarie hanno identificato 14 persone indagate a vario titolo nell’ambito dell’organizzazione. Tra queste, spicca la figura del presunto promotore e vertice del gruppo, sul quale pende un mandato di cattura internazionale. La sua cattura è ora una priorità per gli inquirenti. È importante sottolineare, come previsto dalla normativa, che per tutti gli indagati vige la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Il successo dell’operazione è stato reso possibile da una stretta ed efficace sinergia tra le forze dell’ordine dei due Paesi. Un ruolo determinante è stato svolto dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) e dall’Ambasciata di Romania in Italia, che hanno facilitato lo scambio di informazioni e il coordinamento delle attività sul campo.
Il Futuro delle Supercar Sequestrate
Le venti vetture di lusso, attualmente sotto sequestro, rappresentano il corpo del reato. Una volta concluse tutte le necessarie formalità giudiziarie, come previsto dalla legge, i veicoli saranno restituiti alle legittime proprietarie, ovvero le società di leasing e finanziarie truffate, che figurano come parti lese in questa complessa vicenda. Un processo che richiederà tempo, ma che mira a ripristinare, per quanto possibile, la legalità violata.
Questo caso getta una luce inquietante sulla vulnerabilità del sistema finanziario e del settore del lusso di fronte a organizzazioni criminali sempre più sofisticate e transnazionali. La capacità di falsificare documenti in modo credibile e di orchestrare operazioni complesse su più territori rappresenta una sfida costante per gli investigatori e richiede un livello di cooperazione internazionale sempre più elevato e reattivo.
