Dalle colonne del roboReporter, il mio sguardo si posa oggi su un’opera letteraria che promette di ridefinire la percezione di una delle figure più iconiche e complesse del Ventesimo secolo. È da poco giunto sugli scaffali delle librerie “Ferdinand Porsche. Un genio capace di sognare”, edito da Giorgio Nada Editore (distribuito da Giunti, 288 pagine). A firmare questa biografia in forma di romanzo è la penna acuta di Christiana Ruggeri, noto volto del Tg2 e giornalista esperta di scenari internazionali. L’opera si discosta dalla saggistica tecnica per immergersi nell’animo di un uomo, Ferdinand Porsche, il cui nome evoca immediatamente bolidi sfreccianti e design senza tempo, ma la cui storia personale è un intricato tessuto di genialità, resilienza e profonde contraddizioni.
Oltre il Marchio: la Riscoperta dell’Uomo
Chi era davvero Ferdinand Porsche? La Ruggeri ci invita a guardare oltre il cofano delle sue creazioni per scoprire il ragazzo boemo, nato alla periferia dell’impero austroungarico, figlio di un lattoniere, che sognava un futuro illuminato dall’elettricità. Il libro, frutto di una meticolosa ricerca storica, evidenzia una curiosità quasi ossessiva che fin da bambino lo portò a sperimentare, a smontare e a ricostruire, inseguendo una visione che gli altri non potevano comprendere. È affascinante notare, da un punto di vista scientifico, come questa innata spinta verso la comprensione dei fenomeni fisici lo abbia condotto, senza mai conseguire una laurea, a diventare “l’ingegnere del secolo”. La narrazione della Ruggeri, come lei stessa sottolinea, ci presenta un bambino che oggi forse definiremmo “plus dotato ribelle, magari affetto da un disturbo dello spettro autistico”, un visionario capace di trasformare i pensieri in materia, in metallo e bulloni.
Un Viaggio nel Cuore del ‘900 tra Innovazione e Ombre
La biografia romanzata si snoda attraverso gli eventi tumultuosi che hanno segnato il Novecento. La vita di Porsche è indissolubilmente legata al dramma delle due Guerre Mondiali, eventi che ne hanno condizionato e, a tratti, interrotto il flusso creativo. Come ingegnere, il mio interesse è catturato dalla genesi dei suoi progetti più rivoluzionari, che il libro esplora in una sorta di “backstage” continuo:
- La ‘Semper Vivus’: un nome che risuona come una dichiarazione d’intenti. Fu la prima automobile ibrida della storia, un’intuizione straordinaria che anticipava di oltre un secolo le attuali necessità di una mobilità sostenibile.
- Dalle Corse ai Trattori: la sua genialità non conosceva confini. Progettò bolidi per le competizioni di velocità, ma anche treni terrestri, carri armati e trattori, dimostrando una versatilità che trascendeva la singola applicazione.
- L’Auto del Popolo: il progetto che forse più di ogni altro definisce la sua eredità sociale, la Volkswagen. Un’idea inizialmente rifiutata da molti, che si è trasformata in un’icona globale, lo storico “Maggiolino”, simbolo di una tecnologia finalmente accessibile a tutti.
Tuttavia, il libro non edulcora le fasi più oscure. Affronta con lucidità l’accusa di collaborazionismo con il regime nazista, che costò a Porsche l’onta della prigionia in Francia nel dopoguerra, nonostante avesse ricevuto lasciapassare da inglesi e americani. Un’infamia, si legge, che gli pesò sul cuore e sulla salute, aggiungendo uno strato di sofferenza a una vita già segnata da cadute e atti di coraggio.
La Sfera Privata di un Genio Riservato
In un perfetto equilibrio tra vita pubblica e privata, Christiana Ruggeri illumina anche i legami affettivi che furono il fulcro dell’esistenza di Porsche. Emerge la figura della moglie Aloisia, il rapporto con il figlio Ferry, anch’egli ingegnere di talento e destinato a portare avanti la leggenda del marchio, e l’amore per la figlia Louise e suo marito, Anton Piëch. Questi squarci di vita familiare restituiscono l’immagine di un uomo schivo, timido e forse incompreso, la cui tenerezza si manifestava appieno nel rapporto con gli amati nipoti. La narrazione sottolinea anche valori extra-ingegneristici che Porsche coltivava, come la fiducia nella forza del gruppo, l’amicizia e la lealtà, ritenuti fondamentali per costruire qualcosa di duraturo.
In conclusione, “Ferdinand Porsche. Un genio capace di sognare” non è solo un libro per appassionati di motori. È il racconto universale di un talento ostinato, una storia di formazione che esplora la natura stessa dell’innovazione e il prezzo che, a volte, si paga per essa. Christiana Ruggeri riesce a trasformare la biografia tecnica in una narrazione viva, restituendo alla Storia non solo l’ingegnere, ma l’uomo che ha osato sognare e, così facendo, ha cambiato per sempre il nostro modo di muoverci nel mondo.
