Santiago del Cile – Una vera e propria bufera diplomatica e politica si è abbattuta sul Cile nelle ultime settimane, ponendo il paese sudamericano al centro di un delicato braccio di ferro geopolitico tra Stati Uniti e Cina. A innescare la crisi è stato il progetto per la realizzazione di un imponente cavo sottomarino in fibra ottica, denominato “Chile-China Express”, destinato a collegare direttamente la città portuale di Valparaíso con Hong Kong. L’iniziativa, promossa da China Mobile International attraverso la sua controllata locale CMI Chile SpA, ha suscitato le immediate e profonde preoccupazioni di Washington, che teme per la sicurezza delle infrastrutture critiche e la protezione dei dati a livello emisferico.
La marcia indietro del governo e le pressioni USA
La vicenda ha assunto i contorni di un vero e proprio “Cablegate” quando è emerso che il Ministro dei Trasporti e delle Telecomunicazioni cileno, Juan Carlos Muñoz, aveva inizialmente firmato, il 27 gennaio, il decreto che concedeva l’autorizzazione al progetto. Tuttavia, appena due giorni dopo, il 29 gennaio, lo stesso atto amministrativo è stato annullato. Secondo quanto riportato da diverse testate cilene, tra cui “La Tercera”, “BioBioChile” ed “El Mercurio”, questa repentina retromarcia sarebbe maturata in seguito a un'”allerta confidenziale” proveniente dall’ambasciata degli Stati Uniti, che avrebbe segnalato presunti rischi per la sicurezza nazionale basati su “antecedenti riservati”.
Il governo cileno ha tentato di minimizzare, precisando che il decreto, sebbene firmato digitalmente, non era ancora stato inviato agli organi di controllo per la verifica di legittimità e non era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non entrando quindi mai formalmente in vigore. Nonostante ciò, la vicenda ha rivelato una gestione confusa e non trasparente da parte dell’esecutivo, con alcuni ministri apparentemente non informati degli sviluppi.
Le sanzioni di Washington e la reazione cilena
La tensione è ulteriormente aumentata con l’annuncio da parte degli Stati Uniti di sanzioni contro tre alti funzionari cileni. Oltre al ministro Muñoz, sono stati colpiti il sottosegretario alle Telecomunicazioni, Claudio Araya, e il capo di gabinetto della stessa sottosegreteria, Guillermo Petersen. Le misure, che includono la revoca dei visti d’ingresso negli USA per loro e per i loro familiari diretti, sono state giustificate dal Segretario di Stato americano, Marco Rubio, con l’accusa di aver “compromesso infrastrutture critiche di telecomunicazioni e eroso la sicurezza regionale”.
La reazione del Cile non si è fatta attendere. Il Ministro degli Esteri, Alberto van Klaveren, ha definito “assolutamente inaccettabili” le parole dell’ambasciatore statunitense Brandon Judd, che aveva espresso pubblicamente le preoccupazioni del suo paese, e ha ribadito che il progetto è ancora in fase di valutazione. Il presidente Gabriel Boric, intervenendo sulla questione, ha affermato che la decisione finale spetterà al prossimo governo, guidato dal presidente eletto José Antonio Kast, il cui insediamento è previsto a breve. Boric ha sottolineato il diritto del Cile a decidere come paese sovrano, nel rispetto delle proprie leggi e del principio di multilateralismo.
Un progetto strategico al centro della contesa globale
Il cavo “Chile-China Express” rappresenta un progetto di enorme portata strategica ed economica. Con una lunghezza prevista di quasi 20.000 chilometri e un costo stimato di 500 milioni di dollari, l’infrastruttura permetterebbe alla Cina di stabilire una connessione dati diretta con il Sudamerica, aggirando le reti che passano per gli Stati Uniti. Questo consoliderebbe l’influenza di Pechino nella regione, dove è già il principale partner commerciale del Cile, e si inserirebbe nella più ampia competizione tecnologica globale tra le due superpotenze.
Da parte sua, l’ambasciatore cinese in Cile, Niu Qingbao, ha difeso il progetto, assicurando che questo rispetta pienamente le leggi cilene e non compromette la sicurezza di alcun paese, ma anzi consolida la posizione del Cile come leader nell’economia digitale in America Latina.
Un iter amministrativo controverso
A complicare ulteriormente il quadro, si è aggiunto un nuovo sviluppo. Il 17 febbraio, il Ministero della Difesa cileno ha avviato l’iter per una concessione marittima legata allo stesso progetto di cavo sottomarino. Questa richiesta è stata presentata alla sottosegretaria per le forze armate appena cinque giorni dopo un incontro tra la ministra della Difesa, Adriana Delpiano, e l’ambasciatore USA, Brandon Judd, durante il quale erano state discusse proprio le preoccupazioni per la sicurezza. Questa mossa, apparentemente in contrasto con la retromarcia del Ministero dei Trasporti, ha generato ulteriore confusione e ha richiesto una riunione d’emergenza all’interno del governo. La posizione dell’esecutivo uscente di Boric appare sempre più complessa, a pochi giorni dal passaggio di consegne al nuovo presidente.
