NEW YORK – In una deposizione durata circa sei ore, tenutasi nella residenza di famiglia a Chappaqua, New York, l’ex Segretaria di Stato Hillary Clinton ha respinto con fermezza ogni associazione con Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali e morto suicida in carcere nel 2019. “Non ho mai incontrato Epstein e non avevo idea dei suoi crimini”, ha dichiarato in apertura della sua testimonianza davanti alla Commissione di vigilanza della Camera, un’audizione a porte chiuse che ha attirato l’attenzione mediatica internazionale.
Con un tono descritto come combattivo e diretto, la Clinton ha negato qualsiasi contatto, affermando: “Non sono mai salita sul suo aereo, né ho mai messo piede nella sua casa”. Ha aggiunto di essere, “come qualsiasi persona normale, inorridita dai suoi crimini”. La deposizione si inserisce nel quadro di un’indagine più ampia della commissione sui legami tra Epstein e numerose personalità influenti. La decisione dei coniugi Clinton di testimoniare è arrivata dopo un braccio di ferro con la commissione a maggioranza repubblicana, che aveva minacciato di dichiararli in oltraggio al Congresso per il loro iniziale rifiuto di comparire.
La strategia difensiva e le accuse alla commissione
Lungi dal limitarsi a una semplice negazione, Hillary Clinton ha trasformato la sua testimonianza in un’offensiva, criticando aspramente le modalità e gli obiettivi dell’indagine condotta dalla commissione. Ha accusato i repubblicani di utilizzare l’inchiesta come uno strumento politico per “distrarre l’attenzione” e “coprire” le attività dell’ex presidente Donald Trump, i cui legami con Epstein, a suo dire, meriterebbero un’indagine ben più approfondita.
“Se questa commissione fosse seria nella sua missione di trovare la verità sui crimini di Epstein non si accontenterebbe di sentire i punti stampa del presidente sul suo coinvolgimento ma lo dovrebbe interrogare, sotto giuramento”, ha affermato con forza la Clinton. Ha poi rincarato la dose, chiedendo perché il nome di Trump compaia così frequentemente nei documenti relativi al caso. L’ex First Lady ha anche puntato il dito contro la mancanza di trasparenza della commissione, lamentando che l’udienza si sia svolta a porte chiuse nonostante la sua richiesta di una deposizione pubblica.
Secondo la Clinton, la commissione non avrebbe fatto abbastanza per convocare le persone più presenti nei “file di Epstein” e avrebbe permesso a diversi ex funzionari del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI di sottrarsi a un vero interrogatorio. “Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile”, ha concluso, cercando di elevare il dibattito al di là della contesa partigiana.
Il contesto: i legami di Bill Clinton e la testimonianza imminente
La testimonianza di Hillary Clinton precede quella, molto attesa, del marito Bill, prevista per il giorno successivo. L’interrogatorio dell’ex presidente si preannuncia più complesso, dati i suoi documentati rapporti con Epstein. È noto che Bill Clinton abbia viaggiato più volte sull’aereo privato del finanziere nei primi anni 2000, per viaggi legati, secondo la sua versione, ad attività umanitarie della Clinton Foundation. Un suo portavoce ha più volte ribadito che i contatti si sarebbero interrotti ben prima dell’arresto di Epstein nel 2019 e che l’ex presidente non fosse a conoscenza dei suoi crimini. Tuttavia, la sua presenza nei documenti del caso lo rende una figura chiave nell’indagine.
Durante la sua deposizione, Hillary Clinton ha espresso fiducia nel fatto che il marito non sappia nulla dei reati di Epstein, ma ha anche affermato in più occasioni, secondo quanto riferito dal presidente della commissione, il repubblicano James Comer, di non essere a conoscenza di certi dettagli e che avrebbero dovuto “chiedere a mio marito”.
Le reazioni e le implicazioni future
La deposizione è stata definita “costruttiva” dal presidente della commissione Comer, che ha affermato di aver “appreso molte cose”. Tuttavia, l’audizione non è stata esente da tensioni, come dimostra la breve sospensione causata dalla diffusione non autorizzata sui social media di una foto scattata durante la sessione a porte chiuse.
L’eco del caso Epstein continua a scuotere le fondamenta del potere non solo negli Stati Uniti, ma a livello globale. Le indagini e le testimonianze come quella di Hillary Clinton mettono in luce la fitta rete di relazioni che il finanziere aveva intessuto, sollevando interrogativi profondi sulla complicità, la consapevolezza e la responsabilità delle élite mondiali. La richiesta di interrogare altre figure di spicco, da Donald Trump a Elon Musk, citato dalla Clinton per un presunto scambio di email con Epstein, indica che la vicenda è lungi dall’essere conclusa.
