Il mondo della cultura piange la scomparsa di Giancarlo Politi, editore, critico d’arte e poeta, spentosi il 24 febbraio 2026 all’età di 89 anni. Nato a Trevi, in Umbria, nel 1937, Politi è stato una figura titanica nel panorama artistico internazionale, un vero e proprio architetto del sistema dell’arte contemporanea come lo conosciamo oggi. La sua creatura più celebre, la rivista Flash Art, fondata nel 1967, ha segnato un’epoca, diventando un faro per generazioni di artisti, curatori, critici e appassionati.
Le origini di una rivoluzione culturale
Prima di diventare l’editore che avrebbe rivoluzionato l’informazione artistica, Giancarlo Politi mosse i primi passi come poeta e pittore. Questo imprinting artistico si rivelerà fondamentale nella sua successiva carriera editoriale, conferendogli una sensibilità unica nel cogliere le correnti emergenti e nel dare voce alle avanguardie. Trasferitosi a Roma nel 1965, percepì l’urgenza di creare uno strumento nuovo, capace di raccontare l’arte nel suo farsi. Fu così che nel 1967 vide la luce Flash, inizialmente una pubblicazione bilingue che presto sarebbe diventata Flash Art. L’intuizione fu tanto semplice quanto geniale: creare una piattaforma editoriale globale, agile e reattiva, dedicata esclusivamente all’arte contemporanea.
Flash Art: un sismografo della contemporaneità
Nel 1970, la sede della rivista si spostò a Milano, e da lì Flash Art iniziò la sua inarrestabile ascesa. Divenne ben presto “tra le riviste di arte contemporanea più influenti a livello internazionale”, un vero e proprio sismografo capace di registrare e amplificare i movimenti più significativi del secondo Novecento. Sulle sue pagine trovarono spazio e consacrazione correnti come l’Arte Povera, il cui manifesto firmato da Germano Celant fu pubblicato proprio da Politi nel 1967, e la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva.
Ma Flash Art non fu solo la cronaca dei grandi movimenti. Fu soprattutto un luogo di scoperta, un trampolino di lancio per talenti destinati a segnare la storia recente dell’arte. Artisti come Maurizio Cattelan, Jeff Koons e Marina Abramović, e figure critiche e curatoriali del calibro di Germano Celant, Massimiliano Gioni e Francesco Bonami, hanno trovato sulle pagine della rivista uno spazio fondamentale per la loro affermazione. Politi possedeva un fiuto eccezionale, una “fame intellettuale e curiosità che ha trasformato l’arte in metodo di vita prima ancora che in professione”.
Un’impresa editoriale globale
La visione di Politi non si limitò all’Italia. Nel 1978, la rivista si sdoppiò in due edizioni distinte: Flash Art Italia e Flash Art International, quest’ultima curata insieme alla moglie e compagna di vita Helena Kontova, figura cruciale nella costruzione dell’identità internazionale del magazine. A queste si aggiunsero nel tempo numerose altre edizioni internazionali, tra cui quelle in francese, polacco, cinese, spagnolo, tedesco e russo, a testimonianza di un progetto editoriale che mirava a creare un dialogo culturale senza confini.
Accanto alla rivista, Politi ideò un altro strumento che si rivelò indispensabile per gli addetti ai lavori: l’Art Diary. Si trattava di una guida internazionale che raccoglieva indirizzi e contatti di artisti, gallerie, critici e istituzioni. Un’intuizione così potente che persino Andy Warhol la definì “la Bibbia dell’arte”, sottolineandone il ruolo di bussola per orientarsi in un sistema sempre più complesso e globale.
Un intellettuale inquieto e controcorrente
Giancarlo Politi era una figura complessa, un uomo “inquieto e ironico, talvolta paradossale”. La sua non era una critica asettica, ma una partecipazione militante al dibattito culturale. Le sue celebri “Lettere al direttore” e la rubrica “Amarcord” erano spazi di intervento diretto, a volte polemico, dove riaffermava con forza il valore della presa di posizione critica. Non temeva lo scontro e ha sempre vissuto l’arte “come necessità, come urgenza, come forma di esistenza”, con uno spirito libero e controcorrente.
L’eredità di una dinastia dell’arte
La scomparsa di Giancarlo Politi segna la fine di un’epoca, ma la sua eredità è più viva che mai. Il testimone della sua visione editoriale è stato raccolto dalla figlia Gea Politi che, insieme a Cristiano Seganfreddo, guida oggi Flash Art, assicurando una continuità culturale che ha assunto i tratti di una vera e propria dinastia dell’arte contemporanea. L’impegno prosegue nel solco tracciato dal fondatore: continuare a essere un punto di riferimento critico e una piattaforma per le nuove generazioni, interpretando i cambiamenti della cultura visiva globale.
Con la sua instancabile vitalità e la sua “testardaggine visionaria”, Giancarlo Politi non ha solo fondato una rivista, ma ha contribuito in modo decisivo a costruire l’infrastruttura culturale del mondo dell’arte contemporanea, lasciando un’impronta indelebile che continuerà a influenzare il modo in cui guardiamo e comprendiamo l’arte di oggi e di domani.
