Una notizia attesa da tempo dal mercato e dagli investitori: Tim si prepara a tornare alla distribuzione del dividendo. L’amministratore delegato, Pietro Labriola, ha annunciato che per l’esercizio 2026 è prevista una significativa remunerazione per gli azionisti, con il pagamento di una cedola di circa 500 milioni di euro nel 2027. Questa mossa si inserisce in una strategia più ampia di creazione di valore, che comprende anche un’operazione di riacquisto di azioni proprie e la finalizzazione della conversione delle azioni di risparmio.
Una strategia di remunerazione su tre fronti
Durante la presentazione dei risultati preliminari del gruppo e l’aggiornamento del piano industriale, l’AD Labriola ha illustrato nel dettaglio le tre componenti chiave della politica di remunerazione per gli azionisti relativa all’esercizio 2026. Vediamole nel dettaglio:
- Dividendo: Il punto centrale è la distribuzione di un dividendo di circa 0,5 miliardi di euro. Questo importo corrisponderà al 70% della generazione di cassa post leasing (Equity Free Cash Flow After Lease), al netto del canone di concessione e dei dividendi destinati alle minoranze di Tim Brasil. Il pagamento effettivo avverrà nel corso del 2027, a seguito dell’assemblea di bilancio.
- Riacquisto di azioni proprie (Buyback): È previsto un programma di buyback pari al 50% del ricavato derivante dalla cessione di Sparkle, per un massimo di 400 milioni di euro. Questa operazione, soggetta all’approvazione dell’assemblea, mira a sostenere il valore del titolo e a remunerare indirettamente gli azionisti.
- Conversione delle azioni di risparmio: Un ulteriore elemento di remunerazione, fino a 0,7 miliardi di euro, è destinato agli attuali azionisti di risparmio in relazione alla conversione delle loro azioni in ordinarie. L’operazione, già approvata dall’assemblea dei soci, dovrebbe completarsi entro la fine di maggio e ha l’obiettivo di semplificare la struttura del capitale della società.
Il contesto strategico: cessione di Sparkle e conti in miglioramento
Il ritorno al dividendo è reso possibile da una serie di manovre strategiche e da un miglioramento dei conti del gruppo. La cessione di Sparkle, la divisione dei cavi sottomarini, al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e Retelit per un enterprise value di 700 milioni di euro, gioca un ruolo cruciale. L’incasso di questa operazione, il cui perfezionamento è atteso nel corso dell’anno, finanzierà in parte il piano di buyback.
L’AD Labriola ha sottolineato come il 2025 sia stato un “anno risolutivo” e che gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti per il quarto anno consecutivo, testimoniando la disciplina e la coerenza nell’esecuzione del piano industriale. I risultati preliminari del 2025 hanno mostrato ricavi in crescita a 13,7 miliardi di euro e un debito in continua discesa, elementi che hanno rafforzato la posizione finanziaria del gruppo e aperto la strada alla nuova politica di remunerazione. Le previsioni per il 2026 confermano questo trend positivo, con una stima di crescita dei ricavi tra il 2% e il 3%.
Semplificazione del capitale e prospettive future
Un altro passo fondamentale è stata l’approvazione, con un consenso quasi unanime da parte dei soci, della conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Questa operazione non solo semplifica la governance e la struttura del capitale, rendendo il titolo più “leggibile” per gli investitori istituzionali, ma è anche propedeutica al raggruppamento azionario (1 nuova azione ogni 10 possedute) proposto dal CdA per ridurre la volatilità del titolo. L’efficacia di queste misure è subordinata al completamento della conversione e alla riduzione volontaria del capitale sociale.
Guardando al futuro, Tim si prepara a presentare un nuovo piano industriale dopo l’estate. Questo piano terrà conto dei nuovi assetti, inclusa la definizione delle sinergie con Poste Italiane, diventato socio di riferimento. L’azienda punta a consolidare la propria leadership investendo in settori chiave come il 5G, il Cloud, l’IoT e la Cybersecurity, con l’obiettivo di continuare a creare valore per tutti gli stakeholder.
