Il sipario sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo si alza con una dedica che risuona come un’eredità, un tributo sentito e profondo a colui che, più di chiunque altro, ha plasmato l’identità della kermesse canora: Pippo Baudo. È il direttore artistico e conduttore, Carlo Conti, a farsi portavoce di questo omaggio corale, annunciando che l’intero evento sarà un viaggio nella memoria e nella grandezza del “Maestro” della televisione italiana, scomparso lo scorso 16 agosto. Un gesto non solo formale, ma intriso di commozione e gratitudine, che promette di permeare ogni istante del Festival, a partire dalla prima serata.

Un’apertura “Baudiana”: l’omaggio fin dal primo istante

Carlo Conti, visibilmente emozionato durante la conferenza stampa di presentazione, ha rivelato che l’omaggio a Baudo sarà evidente fin dai primi momenti della kermesse. “Lo farò fin dall’inizio, fin dalla prima serata: lo capirete da come scenderò dalle scale, da quale sarà l’intro di questa edizione del festival”, ha dichiarato, lasciando intendere un’apertura scenica dal forte valore simbolico. L’intenzione è quella di rendere la presenza di Baudo quasi tangibile, un “fantasma” benevolo che aleggia sull’Ariston, quel palco che lo ha visto protagonista per ben tredici edizioni, un record assoluto. Conti ha anche compiuto un gesto significativo dietro le quinte, intitolando il suo camerino proprio a Pippo Baudo, un modo per sentirlo vicino in questa avventura.

Il Conduttore come “Regista in Scena”: l’eredità di Baudo

Nella prefazione del ‘Quaderno51’ del Teatro Ariston, un volume celebrativo dedicato a Baudo e ricco di fotografie e ricordi, Conti articola con eloquenza la lezione più importante ricevuta dal suo mentore. “La differenza fra presentare e condurre è proprio questa: il presentatore, bene o male, lo può fare chiunque; il conduttore è un regista in scena, colui che detta i tempi del programma. E Pippo, in questo, è stato un maestro assoluto. Anzi, l’ha inventato lui”. Questa riflessione è il cuore del tributo: celebrare non solo il presentatore, ma l’architetto televisivo, l’uomo capace di trasformare un evento musicale in un fenomeno di costume nazionale. “Se esiste ‘Perché Sanremo è Sanremo’ è anche e soprattutto ‘perché Baudo è Baudo'”, scrive ancora Conti, sancendo un legame indissolubile tra l’uomo e la manifestazione.

L’influenza di Baudo sulla carriera dello stesso Conti è un tema ricorrente nelle sue dichiarazioni. “Pippo è stato un faro, un punto di riferimento per me e, ne sono certo, per tutti i conduttori della mia generazione”, ha ammesso con orgoglio, ricordando come agli esordi i colleghi lo chiamassero ironicamente ‘Pippo Conti’. Un’eredità che si manifesta nel senso dell’organizzazione, nella direzione artistica e nella capacità di essere il perno centrale dello spettacolo.

Un Festival di talenti “inventati” da Pippo

L’omaggio a Baudo non sarà solo verbale o simbolico, ma si concretizzerà anche attraverso la presenza di artisti che devono al suo intuito l’inizio della loro carriera. Non è un caso, infatti, che tra i protagonisti di questa edizione figurino nomi del calibro di Laura Pausini, co-conduttrice per tutte le cinque serate, ed Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli come super ospiti. Tutti e tre sono stati “inventati” da Pippo, lanciati proprio dal palco dell’Ariston in edizioni da lui condotte.

  • Laura Pausini, trionfatrice nel 1993 tra le Nuove Proposte con “La solitudine”, ha ricordato con commozione di aver telefonato proprio a Baudo dopo aver ricevuto la proposta di Conti per la co-conduzione, ricevendo da lui un incoraggiamento decisivo.
  • Eros Ramazzotti fu il primo vincitore della sezione “Nuove proposte”, introdotta da Baudo nel 1984.
  • Andrea Bocelli vinse tra le Nuove Proposte nel 1994 con “Il mare calmo della sera”.

Conti ha promesso di ricordare questo legame ogni volta che un artista lanciato da Baudo calcherà il palco, magari “prendendo in prestito la sua voce o un suo video in cui presenta gli ospiti per renderlo ancora vivo”. Un modo per sottolineare il suo straordinario fiuto di scopritore di talenti, che ha arricchito il panorama musicale italiano per decenni.

Un’eredità che vive oltre il palco

L’omaggio del Festival si estende anche oltre la diretta televisiva. Ai giornalisti presenti in sala stampa è stato distribuito un album fotografico commemorativo, il ‘Quaderno51’, che ripercorre i tredici Sanremo di Baudo. Un’iniziativa che testimonia quanto la sua figura sia centrale nella narrazione stessa del Festival. In platea, a rappresentare la famiglia, saranno presenti i figli Tiziana e Alessandro, insieme alla storica assistente Dina Minna, definita da Conti un “braccio destro fondamentale”.

Questo Festival, il primo senza Pippo Baudo, si assume dunque il compito non solo di intrattenerci con la musica, ma anche di celebrare e tramandare la memoria di un gigante della cultura popolare italiana. Un’edizione che, come ha sottolineato Carlo Conti con la voce rotta dalla commozione, non poteva che essere “baudiana”, perché, in fondo, è stato lui a insegnare a tutti come si fa.

Di euterpe

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