Una svolta significativa nel percorso legislativo per il contrasto all’antisemitismo in Italia. La commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera a una serie di emendamenti che modificano profondamente l’impianto originario del testo base, primo firmatario il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo. Le modifiche più rilevanti, frutto di un intenso dialogo tra maggioranza e opposizioni, vedono la cancellazione della possibilità di vietare manifestazioni pubbliche e lo stralcio di nuove norme penali, mentre viene confermato un pilastro centrale del provvedimento: l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA).
Il testo emendato è ora atteso in Aula martedì prossimo, dopo aver ricevuto il parere della commissione Bilancio sulle coperture finanziarie. L’obiettivo, ambizioso ma politicamente rilevante, è quello di raggiungere un’approvazione all’unanimità, come auspicato dalla relatrice, la senatrice della Lega Dasy Pirovano. “L’unanimità smorzerebbe gli animi e darebbe un segnale importante; la politica ha una responsabilità rispetto alla società, che dovremmo saper cogliere”, ha dichiarato, sottolineando il “lavoro molto impegnativo e approfondito” svolto con tutti i gruppi parlamentari.
Stralciato l’articolo 3: cade il divieto alle manifestazioni
Il punto più controverso del testo iniziale era senza dubbio l’articolo 3, che prevedeva la possibilità per le autorità di vietare manifestazioni e riunioni pubbliche “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita”. Questa norma aveva sollevato forti preoccupazioni da parte di tutte le forze di opposizione e della stessa Fratelli d’Italia, che avevano presentato emendamenti soppressivi. La preoccupazione diffusa era che una tale previsione potesse ledere il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, tutelato dall’articolo 21 della Costituzione, e confondere la legittima critica politica nei confronti del governo di Israele con l’odio antiebraico. L’accoglimento degli emendamenti ha di fatto disinnescato questo acceso dibattito, cancellando la norma dal disegno di legge.
No a nuove norme penali: “Esiste già la Legge Mancino”
Un altro punto di frizione superato è stato quello relativo all’introduzione di nuove fattispecie di reato. Un emendamento proposto dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che mirava a inasprire il quadro penale, non è stato accolto. La relatrice Pirovano ha chiarito la logica dietro questa decisione: “Le norme penali e repressive esistono già, la legge Mancino”. La legge 205 del 1993, nota come “legge Mancino”, rappresenta infatti il principale strumento legislativo in Italia per la repressione dei crimini legati all’odio e alla discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa. L’intento del nuovo ddl, come spiegato dalla senatrice, non è quello di duplicare strumenti già esistenti, ma di fornire un “cappello normativo” e delle linee guida per rafforzare le strategie di contrasto in tutti i settori della società.
Il cuore della legge: la definizione IHRA
Se le parti più divisive sono state eliminate, il fulcro del disegno di legge rimane l’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA. Questa definizione, adottata da numerosi paesi e istituzioni internazionali, descrive l’antisemitismo come “una certa percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti” e include una serie di esempi per orientarne l’applicazione. Nonostante la sua ampia diffusione, la definizione è oggetto di un dibattito critico. Alcuni studiosi e organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, hanno espresso preoccupazione che alcuni degli esempi forniti, in particolare quelli relativi allo Stato di Israele, possano essere utilizzati per etichettare come antisemita la legittima critica alle politiche israeliane, limitando così la libertà di espressione. Tuttavia, per le istituzioni dell’ebraismo italiano e per i proponenti della legge, l’adozione di questa definizione rappresenta un punto irrinunciabile e uno strumento essenziale per riconoscere e combattere l’odio antiebraico in tutte le sue forme.
L’iter verso l’approvazione finale
Con l’approvazione degli emendamenti in commissione, il percorso del ddl sull’antisemitismo entra nella sua fase finale.
- Martedì alle 14:00: la commissione Affari costituzionali voterà il mandato al relatore.
- A seguire: il testo passerà all’esame della commissione Bilancio per il parere sulle coperture.
- Martedì alle 16:00: il disegno di legge approderà finalmente in Aula al Senato per la discussione generale e il voto finale.
L’auspicio della relatrice Pirovano è che il lavoro di mediazione e il superamento dei punti più controversi possano spianare la strada a un voto unanime. “Avendo tolto le parti più divisive – ha concluso – abbiamo sancito che l’intento della legge non era mettere a tacere le voci di critica politica, ma contrastare l’antisemitismo che è un fenomeno che va oltre le situazioni contingenti e storiche o la attuale situazione geopolitica”.
