Torino – Una giornata di mobilitazione e sciopero per difendere un patrimonio non solo giornalistico, ma civico e democratico. I giornalisti e i lavoratori del quotidiano La Stampa hanno incrociato le braccia e fatto sentire la loro voce con un partecipato presidio questa mattina in piazza Palazzo di Città, davanti al municipio di Torino. Una protesta storica, la prima in 150 anni di vita del giornale, per chiedere chiarezza e garanzie sul futuro di una delle più autorevoli testate italiane, al centro di una trattativa di vendita opaca e carica di incertezze.

Sotto gli striscioni che recitavano “Elkann i nostri valori non sono in vendita” e “La Stampa è di tutte e tutti“, la redazione al completo, sostenuta da rappresentanti sindacali, esponenti politici locali e nazionali, colleghi di altre testate e semplici cittadini, ha espresso la propria ferma opposizione a una cessione dettata da mere logiche di mercato, che rischia di compromettere l’indipendenza e la qualità dell’informazione.

Le ragioni della protesta: incertezza e mancanza di trasparenza

Al centro della mobilitazione vi è la profonda preoccupazione per la trattativa in corso tra il gruppo editoriale GEDI, controllato dalla Exor di John Elkann, e il gruppo Sae (Sapere Aude Editori) di Alberto Leonardis per l’acquisizione de La Stampa. Una trattativa condotta, secondo i lavoratori, nella più totale assenza di trasparenza, alimentando un clima di confusione e timore. “Da mesi viviamo una condizione di profonda preoccupazione e chiediamo informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita”, si legge nel comunicato diffuso dal Comitato di redazione. Un timore che, come sottolineato, “non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”.

Silvia Garbarino, segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina e giornalista de La Stampa, ha evidenziato la mancanza di fiducia verso il potenziale acquirente: “C’è una due diligence avviata con un editore, la Sae di Leonardis, che in questo momento non ci dà alcuna fiducia visto che non c’è un piano industriale, né una tenuta economica né di crescita”. I giornalisti chiedono garanzie precise su:

  • Livelli occupazionali e salariali
  • Conferma dei contratti in essere
  • Un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda
  • Tempi certi per la conclusione della trattativa e la definizione della cordata acquirente

Un presidio per la democrazia

La manifestazione ha assunto i contorni di una difesa più ampia della libertà di stampa e del ruolo dell’informazione come presidio democratico. “I nostri valori non sono in vendita. Da 150 anni, da prima che esistesse Elkann, siamo patrimonio di questo territorio, i giornali sono presidi di democrazia e non possono essere abbandonati a logiche di mercato”, ha dichiarato con forza Giovanna Favro del comitato di redazione. Un concetto ripreso anche da Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte: “La cessione di un giornale non è la cessione di un’azienda qualunque. È un pezzo di democrazia che deve essere tutelato e a tutelarlo deve essere un impegno collettivo”.

La solidarietà è giunta da più parti. In piazza erano presenti la vicesindaca di Torino Michela Favaro, assessori e consiglieri comunali, oltre a una delegazione del Cdr de la Repubblica, anch’esso coinvolto nel piano di dismissioni di GEDI. Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal sindaco Stefano Lo Russo, che ha definito la vicenda “una partita politica” che riguarda la libertà di informazione in Italia. “La Stampa è un patrimonio della città”, ha affermato il sindaco, “una realtà che garantisce l’informazione con uno spirito di autentica libertà, svincolata da logiche politiche e questo ne fa un patrimonio non solo dell’editoria ma della democrazia”.

Il contesto della vendita e le prospettive future

La volontà di John Elkann di cedere le testate del gruppo GEDI è ormai nota da tempo. Mentre per Repubblica la trattativa prosegue con il gruppo greco Antenna, per La Stampa è stata avviata una negoziazione in esclusiva con il gruppo Sae. Quest’ultimo, già editore di diverse testate locali come Il Tirreno e La Nuova Sardegna, suscita perplessità nella redazione per la sua solidità finanziaria e capacità organizzativa di gestire una struttura complessa come quella del quotidiano torinese. Si parla di una valutazione attorno ai 25 milioni di euro per la testata e il centro stampa, ma ne servirebbero almeno 40 per coprire le perdite e garantire la gestione. Circolano anche indiscrezioni su un possibile interesse di Margherita Agnelli a entrare nell’azionariato, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità alla già intricata vicenda familiare e industriale.

In questo scenario di profonda incertezza, i giornalisti de La Stampa hanno scelto la via della mobilitazione, non solo per difendere il proprio posto di lavoro, ma per tutelare un’istituzione che da oltre un secolo e mezzo racconta il Paese. “Il nostro obiettivo non è sopravvivere qualche anno in più, è restare rilevanti”, affermano. La battaglia per il futuro de La Stampa è appena iniziata e, come promettono i suoi protagonisti, continuerà “finché non riceveremo risposte”.

Di veritas

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