Il panorama delle infrastrutture strategiche in Italia si confronta con una nuova realtà economica: un’escalation dei costi che porta il valore complessivo delle opere a 522 miliardi di euro nel 2025. Questo dato, che segna un incremento dell’8% rispetto ai 483 miliardi registrati nel 2024, emerge con forza dal “Rapporto annuale 2025 – Stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie”. Il documento, frutto della collaborazione tra l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e l’istituto di ricerca Cresme, è stato presentato ufficialmente presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, offrendo uno spaccato dettagliato e aggiornato sullo stato dell’arte del settore.
Le Cause dell’Aumento: Avanzamento dei Lavori e Caro Prezzi
Secondo l’analisi contenuta nel rapporto, l’aumento di 38,6 miliardi di euro è riconducibile a due fattori principali. Da un lato, il naturale avanzamento progettuale e realizzativo dei cantieri in corso, che comporta una progressiva maturazione dei costi. Dall’altro, un elemento congiunturale di grande impatto: la variazione dei prezzi dei materiali da costruzione e dell’energia, che continua a incidere in modo significativo sui quadri economici delle opere pubbliche. A questi si aggiunge un fattore specifico, ovvero l’inclusione della nuova diga di Vetto (dal costo di 519 milioni) nel novero delle infrastrutture considerate strategiche.
Questa dinamica dei prezzi ha reso necessarie misure governative specifiche, come la proroga del meccanismo di adeguamento prezzi per l’accesso al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche fino al 31 dicembre 2025, come previsto dalla Legge di Bilancio. Tale fondo è stato ulteriormente finanziato per sostenere le stazioni appaltanti di fronte all’aumento eccezionale dei costi, un’azione confermata anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per evitare lo stallo di cantieri strategici.
La Mappa delle Opere: Focus su Ferrovie, Strade e Ponte sullo Stretto
L’analisi della distribuzione dei fondi rivela una forte concentrazione degli investimenti. Circa l’80% del costo totale, infatti, è destinato a tre settori chiave per la mobilità e la connettività del Paese:
- Ferrovie: con ben 232 miliardi di euro, si confermano l’asse portante della strategia infrastrutturale nazionale.
- Strade: a cui sono allocati 171 miliardi di euro, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza della rete viaria.
- Ponte sullo Stretto: un’opera dal valore di 13,5 miliardi di euro, che continua a rappresentare un capitolo di spesa rilevante.
Questa allocazione sottolinea la volontà di potenziare le grandi direttrici di trasporto, considerate volano per lo sviluppo economico e la coesione territoriale.
Copertura Finanziaria e Stato di Avanzamento: Luci e Ombre
Un aspetto cruciale evidenziato dal rapporto riguarda la copertura finanziaria delle opere. A fronte di un costo totale di 522 miliardi, le risorse attualmente disponibili ammontano a 352 miliardi di euro, pari al 67% del fabbisogno. Questo lascia un gap finanziario di circa 170 miliardi di euro ancora da reperire. La stragrande maggioranza delle coperture (88%) proviene da fondi pubblici, mentre il capitale privato contribuisce per il 12%, per un valore di quasi 41 miliardi.
Lo stato di attuazione delle infrastrutture presenta un quadro eterogeneo:
- Lavori ultimati: 75 miliardi di euro (pari al 13% del totale).
- Cantieri in corso: 174 miliardi di euro (35%).
- Contratti sottoscritti (lavori non avviati): 33 miliardi di euro.
- Opere in gara o aggiudicate: 20 miliardi di euro.
- Fase di progettazione: la quota più consistente, pari a quasi 190 miliardi di euro (39%).
Questi dati indicano che, sebbene una parte significativa dei progetti sia in fase avanzata, quasi quattro euro su dieci sono ancora vincolati alla fase progettuale, evidenziando la necessità di accelerare i processi autorizzativi e di gara.
Il Ruolo del PNRR e la Distribuzione Territoriale
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si conferma come il principale motore dell’attuale fase di investimenti. Una quota significativa delle opere, pari a 210 miliardi, rientra tra quelle commissariate o finanziate tramite PNRR e Piano Nazionale Complementare (PNC). L’imminente scadenza del Piano, fissata per il 31 agosto 2026, sta imprimendo una “corsa realizzativa” ai cantieri, come sottolineato dal direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini.
Dal punto di vista della distribuzione geografica, si osserva un’importante allocazione di risorse verso il Mezzogiorno: il 40% delle opere si concentra nel Sud e nelle Isole, mentre il 23% è localizzato nel Centro-Nord. Questa ripartizione è in linea con gli obiettivi di coesione territoriale promossi anche dal PNRR.
Il volume delle aggiudicazioni di opere pubbliche ha visto un’impennata notevole negli ultimi anni, passando dai 20 miliardi annui prima del 2019 ai 97 miliardi del 2023. Tra il 2021 e il 2025, sono stati aggiudicati lavori per quasi 300 miliardi di euro, di cui il 24% riguarda specificamente le infrastrutture strategiche. Un dato che testimonia lo sforzo eccezionale messo in campo dal settore degli appalti pubblici.
