Caracas – In una mossa che potrebbe segnare un punto di svolta per il Venezuela, la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha teso la mano ai milioni di venezuelani che hanno lasciato il paese negli ultimi anni, assicurando loro che saranno “benvenuti” e “accolti a braccia aperte” qualora decidessero di ritornare. Questo invito si inserisce nel quadro della nuova legge di amnistia, approvata all’unanimità dal Parlamento, che mira a promuovere un “processo di guarigione dall’odio” e a favorire la riconciliazione nazionale.
Un provvedimento ampio ma con dei limiti precisi
La “Legge di Amnistia per la Coesistenza Democratica”, come è stata ufficialmente denominata, è stata firmata dalla presidente Rodríguez il 19 febbraio 2026 e si applica a persone processate o condannate per reati di natura politica commessi in un arco temporale che va dal tentato colpo di stato dell’aprile 2002 fino alla fine del 2025. Si tratta di un’iniziativa legislativa di vasta portata, frutto di una lunga mediazione tra la maggioranza chavista e le forze di opposizione, che ha visto il testo iniziale ampliato da 13 a 16 articoli per accogliere alcune delle istanze delle minoranze.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che l’amnistia non è automatica né universale. Chi intende beneficiarne, sia che si trovi in stato di detenzione sia che viva all’estero, deve presentare una formale richiesta ai tribunali competenti. Inoltre, la legge esclude esplicitamente una serie di reati gravi. Tra questi figurano:
- Gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità.
- Omicidio volontario e lesioni gravissime.
- Traffico di droga e corruzione.
- Ribellione militare e promozione di azioni armate straniere contro la sovranità nazionale.
Questa distinzione è stata ribadita da organizzazioni internazionali come Amnesty International, che pur apprezzando le liberazioni, ha sottolineato la necessità che i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani non beneficino di alcuna forma di impunità.
Le prime liberazioni e le speranze degli esuli
Secondo quanto dichiarato dal presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim, sono già state presentate oltre 1.500 richieste di amnistia da parte di persone detenute, con centinaia di liberazioni già in corso. Fonti ufficiali parlano di 379 detenuti politici rilasciati nei giorni immediatamente successivi all’approvazione della legge. Tra le figure di spicco che hanno riacquistato la libertà vi è Juan Pablo Guanipa, ex vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, la cui scarcerazione è stata un segnale importante per l’opposizione.
Per gli espatriati, la legge introduce una novità significativa: la possibilità di regolarizzare la propria posizione attraverso un procuratore o un avvocato, impedendo ai giudici di disporre l’arresto una volta avviata la procedura. Questo apre uno spiraglio per i molti dissidenti e oppositori che vivono all’estero per sfuggire a mandati di arresto che ritengono politicamente motivati.
Il contesto di una crisi profonda
Questa legge si inserisce in un contesto politico, economico e sociale estremamente complesso. Il Venezuela sta attraversando da anni una crisi senza precedenti, caratterizzata da iperinflazione, carenza di beni di prima necessità, crollo della produzione petrolifera (nonostante il paese detenga quasi un quinto delle riserve mondiali di greggio) e un esodo di massa che ha visto quasi otto milioni di persone lasciare il paese. La situazione è stata esacerbata dalle sanzioni internazionali, in particolare quelle imposte dagli Stati Uniti, che hanno ulteriormente limitato la capacità economica del governo.
L’approvazione dell’amnistia è vista da molti analisti anche come una risposta alle pressioni internazionali, in particolare di Washington, in un quadro di ridefinizione delle relazioni diplomatiche. La mossa del governo di Caracas potrebbe essere interpretata come un tentativo di avviare una nuova fase, più aperta al dialogo e alla normalizzazione, anche per attrarre nuovamente gli investimenti stranieri, cruciali per la ripresa economica.
Verso un futuro di pace?
Nelle sue dichiarazioni, la presidente Delcy Rodríguez ha enfatizzato la volontà di aprire “una porta straordinaria affinché il Venezuela possa riscoprire se stesso e imparare a vivere democraticamente, liberandosi dall’odio”. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire “un futuro di pace e convivenza”. Tuttavia, il cammino verso una vera riconciliazione nazionale si preannuncia lungo e complesso. Le ferite lasciate da anni di scontro politico sono profonde e la sfiducia tra le parti rimane elevata. Figure dell’opposizione, pur riconoscendo il potenziale positivo della legge, hanno espresso riserve, sottolineando che una pace duratura non può prescindere da verità e giustizia per le vittime del passato. La società venezuelana si trova di fronte a una sfida epocale: trasformare questa amnistia da atto politico a fondamento di una rinnovata coesione sociale.
