Monfalcone (Gorizia) – Si chiude, almeno per ora, uno dei capitoli più tesi nel rapporto tra Fincantieri e il Comune di Monfalcone. Il colosso della cantieristica ha annunciato di aver completato i lavori infrastrutturali previsti nel cantiere navale e, di conseguenza, ha ritirato l’istanza cautelare d’urgenza presentata al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Friuli Venezia Giulia. La mossa arriva proprio nel giorno in cui era fissata l’udienza, lasciando di fatto cessare la materia del contendere sull’urgenza, ma non sulla questione di merito che resta sullo sfondo.
La vicenda ruota attorno alla necessità di Fincantieri di effettuare lavori notturni, per un periodo di tre mesi, per preparare il terreno all’installazione di due nuove e imponenti gru “Goliath”. Queste infrastrutture sono considerate strategiche per il futuro dello stabilimento, in quanto permetteranno la costruzione di navi da crociera di dimensioni mai viste prima in Italia, fino a 230.000 tonnellate di stazza lorda, consolidando la posizione del cantiere nel mercato globale.
La Genesi dello Scontro: La Deroga ai Limiti Acustici
Per accelerare i tempi e rispettare il cronoprogramma, Fincantieri aveva richiesto al Comune di Monfalcone una deroga ai limiti di impatto acustico per poter operare anche nella fascia oraria notturna, dalle 22 alle 6. Tuttavia, l’amministrazione comunale, preoccupata per l’impatto sulla qualità della vita dei cittadini, ha negato l’autorizzazione. Il Comune ha sostenuto che le lavorazioni avrebbero avuto un impatto acustico eccessivo e che potevano essere svolte con modalità alternative, sebbene più costose.
Questo diniego ha innescato un’aspra battaglia legale. In un primo momento, un’ordinanza di diniego firmata direttamente dalla sindaca era stata annullata dal Tar, che aveva specificato come la competenza in materia fosse degli uffici tecnici e non della parte politica. Il Comune ha quindi emesso un nuovo provvedimento, questa volta firmato da un dirigente, contro il quale Fincantieri ha nuovamente presentato ricorso, chiedendone la sospensiva d’urgenza.
Il Colpo di Scena: Lavori Finiti, Urgenza Venuta Meno
Il vero colpo di scena è che, nonostante il divieto, i lavori sono andati avanti fino al loro completamento. Con il cantiere terminato, Fincantieri ha comunicato al Tar che l’esigenza di un provvedimento d’urgenza era venuta meno, portando al ritiro dell’istanza cautelare. Fonti vicine al dossier parlano di “danno conclamato”, una situazione di fatto che ha reso superflua la discussione sull’urgenza. L’udienza, quindi, si è conclusa con un rinvio a data da destinarsi per la discussione sul merito della legittimità del diniego comunale.
Sebbene l’urgenza sia decaduta, la battaglia legale potrebbe non essere finita. Fincantieri non ha rinunciato al ricorso nel merito e si riserva di far accertare l’eventuale illegittimità del provvedimento del Comune. Questo potrebbe essere il presupposto per una futura richiesta di risarcimento danni, che secondo alcune fonti di stampa potrebbe aggirarsi intorno ai 3,5 milioni di euro, per i presunti ritardi e i maggiori costi sostenuti.
Le Reazioni e le Prospettive Future
Le reazioni non si sono fatte attendere. L’amministrazione comunale ha sottolineato come la rinuncia di Fincantieri all’istanza d’urgenza dimostri la “strumentalità, infondatezza e pretestuosità” del ricorso, definendo le ricostruzioni della società come “pretestuose” e volte a screditare l’operato del Comune. Dal canto suo, Fincantieri ribadisce la strategicità dell’investimento per il futuro del più grande stabilimento navale d’Europa, un asset centrale per l’economia non solo locale ma nazionale.
Le nuove gru “Goliath”, ciascuna con una capacità di sollevamento di 800 tonnellate, sono attualmente in costruzione a Chioggia da parte di Cimolai Technology e verranno trasportate a Monfalcone via mare durante l’estate. Questo potenziamento infrastrutturale è fondamentale per onorare le commesse pluriennali già siglate con giganti del settore crocieristico come Carnival. La vicenda lascia aperti interrogativi cruciali sul difficile equilibrio tra lo sviluppo industriale, essenziale per l’occupazione e la competitività, e la tutela della salute e della quiete pubblica, un diritto fondamentale dei cittadini.
