SAINT MORITZ (SVIZZERA) – Le speranze di un’intera comunità si sono spente. Luciano Capasso, il 25enne originario di Qualiano (Napoli) e disperso da cinque giorni sulle Alpi svizzere, è stato trovato senza vita. La notizia, che ha gettato nello sconforto la famiglia e la cittadina dell’hinterland napoletano, è stata confermata dalla madre, Raffaella Grande, e dal legale che assiste i familiari, l’avvocato Sergio Pisani. Il corpo del giovane è stato individuato e recuperato non appena le condizioni meteorologiche, finora proibitive, sono migliorate, permettendo l’intervento dei soccorritori.
L’ESCURSIONE FATALE E I GIORNI D’ANGOSCIA
Luciano, che lavorava come autista presso un lussuoso hotel della rinomata località alpina di Saint Moritz, era un grande appassionato di montagna. Mercoledì scorso, approfittando di una giornata libera, era uscito per un’escursione in solitaria ad alta quota, spingendosi fino a circa 2700 metri. Secondo la ricostruzione delle autorità elvetiche, sarebbe stato sorpreso da una violenta e improvvisa bufera di neve che non gli ha lasciato scampo. Da quel momento, di lui si sono perse le tracce.
L’allarme era scattato dopo il suo mancato rientro e l’impossibilità di contattarlo. Per giorni, le operazioni di ricerca sono state gravemente ostacolate dal maltempo, con forti venti e abbondanti nevicate che hanno reso impossibile l’utilizzo degli elicotteri e rischiose le perlustrazioni via terra. L’ultimo contatto era stato un drammatico messaggio inviato al fratello, un flebile segnale che aveva alimentato la speranza: “Cerco di non morire”.
La famiglia, stretta in un’angoscia insopportabile, non si è mai arresa. La madre Raffaella aveva lanciato un disperato appello pubblico, rivolgendosi a gruppi di alpinismo, guide e chiunque potesse contribuire alle ricerche, arrivando a offrire una ricompensa di 50.000 euro. Parallelamente, si era attivata la Farnesina, con il Consolato Generale d’Italia a Zurigo in costante contatto con i familiari per fornire assistenza e monitorare l’evolversi della situazione.
IL RITROVAMENTO E LE ACCUSE DELLA FAMIGLIA
Con il ritorno del sole, il corpo di Luciano è stato individuato e recuperato in tempi rapidi. Ma al dolore per la perdita si è subito aggiunta la rabbia per una tragedia che, secondo i familiari, forse si sarebbe potuta evitare. Il fratello della vittima, Emmanuel Capasso, ha usato parole durissime, denunciando gravi negligenze da parte delle autorità svizzere. “Le ricerche non sono mai partite”, ha dichiarato, raccontando di risposte sarcastiche e di un muro di gomma di fronte alle loro disperate richieste di aiuto. “A mia madre è stato detto: ‘Preparatevi a un funerale’. A me hanno detto: ‘Rassegnati, non abbiamo una sfera magica’, chiudendo poi bruscamente la comunicazione”.
Anche l’avvocato Sergio Pisani ha sollevato pesanti interrogativi. “Luciano non era uno sprovveduto, anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme”, ha sottolineato il legale. “Avevamo una geolocalizzazione precisa ma il maltempo non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo. Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti nonostante il maltempo: vanno verificate anche altre circostanze, ma ora è il momento del dolore”. Secondo quanto riferito dai familiari, le autorità svizzere avrebbero già comunicato che non verrà aperta alcuna indagine e hanno concesso il nulla osta per il rientro della salma in Italia.
Una vicenda che lascia una scia di dolore e domande senza risposta, mentre una famiglia e una comunità piangono un giovane la cui passione per la montagna si è trasformata in una tragedia fatale.
