Un nuovo capitolo della complessa saga geopolitica che coinvolge Stati Uniti, Cuba e i paesi dell’America Latina si è aperto nelle acque del Mar dei Caraibi. Una nave cisterna, la “Ocean Mariner”, battente bandiera liberiana e carica di petrolio colombiano, è stata intercettata dalle autorità statunitensi. L’accusa, emersa da un’inchiesta giornalistica del quotidiano di Bogotà El Tiempo, è che la nave stesse tentando di aggirare le sanzioni internazionali per consegnare il suo prezioso carico a Cuba, un paese che sta affrontando una crisi energetica senza precedenti.
La rotta sospetta della “Ocean Mariner”
Secondo la ricostruzione dei fatti, la “Ocean Mariner” aveva caricato il suo carico di fuel oil, un tipo di combustibile utilizzato per la generazione di energia e per uso industriale, in un porto colombiano vicino a Barranquilla. La destinazione ufficialmente dichiarata era la Repubblica Dominicana. Tuttavia, i suoi movimenti successivi hanno destato i sospetti della Guardia Costiera statunitense. La nave, infatti, avrebbe deviato dalla sua rotta dichiarata, avvicinandosi pericolosamente alle acque cubane, una manovra che ha fatto scattare l’allarme e ha portato all’intervento americano. Non era la prima volta che la “Ocean Mariner” finiva sotto i riflettori: già a gennaio aveva trasportato con successo greggio dal Messico a Cuba. L’operazione commerciale per il carico colombiano, secondo quanto riportato, si aggirava intorno ai 6,9 milioni di dollari.
La difesa del Presidente Petro: “Nessuna irregolarità”
La notizia ha immediatamente innescato una reazione da parte del presidente della Colombia, Gustavo Petro. Attraverso i suoi canali social, Petro ha confermato che la nave era partita da un porto colombiano con un carico di petrolio appartenente a una compagnia privata, ma ha fermamente negato qualsiasi illecito da parte del suo governo o di entità pubbliche. “Non c’è alcuna irregolarità colombiana, né pubblica né privata”, ha dichiarato, sottolineando che la responsabilità della destinazione finale del carico non è attribuibile allo stato colombiano. Il presidente ha inoltre difeso il “libero trasporto di petrolio nel Caribe” e ha colto l’occasione per criticare la politica statunitense verso Cuba, suggerendo una transizione verso energie pulite e un programma di cooperazione per lo sviluppo dell’energia solar nell’isola.
Il contesto: la drammatica crisi energetica di Cuba
L’episodio della “Ocean Mariner” si inserisce in un contesto di gravissima crisi energetica per Cuba. L’isola caraibica sta vivendo la sua peggiore crisi dalla caduta dell’Unione Sovietica, con blackout prolungati, una drastica carenza di carburante e severe ripercussioni su tutti gli aspetti della vita quotidiana, dai trasporti alla sanità. Questa situazione è il risultato di una combinazione di fattori:
- L’embargo statunitense: In vigore da decenni, il “bloqueo” imposto da Washington limita fortemente le capacità commerciali ed economiche di Cuba. Recentemente, l’amministrazione americana ha inasprito le sanzioni, minacciando ritorsioni contro qualsiasi paese o compagnia che fornisca petrolio all’isola, adducendo ragioni di “sicurezza nazionale”.
- La crisi in Venezuela: Per anni, il Venezuela è stato il principale fornitore di greggio per Cuba, grazie ad accordi di cooperazione. La profonda crisi politica ed economica venezuelana e la recente cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro hanno portato a una drastica riduzione, se non alla cessazione, di queste forniture vitali.
- Vulnerabilità strutturale: L’economia cubana è fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili per la produzione di energia. Il sistema elettrico nazionale è obsoleto e necessiterebbe di ingenti investimenti per essere modernizzato e reso più efficiente.
La carenza di carburante sta paralizzando l’economia cubana, mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di piccole e medie imprese e impattando pesantemente sul turismo, una delle principali fonti di valuta estera per il paese.
Implicazioni geopolitiche e commerciali
Il caso della “Ocean Mariner” va oltre la singola vicenda e assume i contorni di un incidente diplomatico e commerciale con potenziali ripercussioni. Da un lato, evidenzia la determinazione degli Stati Uniti a far rispettare le sanzioni contro Cuba, monitorando attentamente i movimenti marittimi nella regione. Dall’altro, mette in luce le difficoltà di paesi come Cuba nel reperire le risorse energetiche necessarie alla propria sopravvivenza. La posizione del presidente colombiano Petro, che difende la legalità dell’operazione commerciale pur prendendo le distanze dalla destinazione finale della nave, riflette la complessa posizione di molti paesi latinoamericani, stretti tra le pressioni di Washington e i legami storici e politici con Cuba. Le relazioni tra Colombia e Cuba hanno una lunga storia e, dopo un periodo di raffreddamento durante la Guerra Fredda, hanno visto un riavvicinamento. Questo incidente potrebbe aggiungere un nuovo elemento di tensione, sollevando interrogativi sulla possibilità di sanzioni secondarie per le compagnie colombiane coinvolte nella transazione.
