CITTÀ DEL VATICANO – In occasione dell’anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha rilasciato una dichiarazione che getta una luce complessa sulle prospettive di pace, elogiando da un lato il ruolo della diplomazia vaticana ma, dall’altro, ribadendo la narrazione russa sulle origini e le cause del conflitto. Le sue parole, pur riconoscendo gli sforzi della Santa Sede come un “lavoro prezioso” per “ricostruire la fiducia un passo alla volta”, tracciano un quadro in cui la pace appare ancora una “strada lunga, fragile, spesso impopolare”.

Il plauso alla diplomazia vaticana e al Cardinale Zuppi

Il cuore del messaggio di Soltanovsky è un esplicito apprezzamento per l’operato della Santa Sede, definita un attore capace di “tenere aperti spazi di ascolto e di fiducia quando molti altri cercano soltanto lo scontro”. Un riconoscimento che si estende in modo particolare alla figura del Cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale di Papa Francesco. L’ambasciatore ha evidenziato come le due visite a Mosca del Cardinale e le iniziative umanitarie da lui promosse abbiano rappresentato un “contributo importante”. Secondo il diplomatico russo, Zuppi ha dimostrato un “autentico sforzo creativo nell’affrontare dossier difficili e nel mantenere aperti i canali di comunicazione”. Questo lavoro, prosegue Soltanovsky, ha contribuito agli “esiti positivi delle trattative che finora hanno avuto luogo tra Russia e Ucraina, soprattutto sul piano umanitario”.

La missione del Cardinale Zuppi, avviata nel 2023, si è concentrata su aspetti cruciali come il ricongiungimento dei bambini ucraini trasferiti in Russia e lo scambio di prigionieri, temi sui quali la Santa Sede continua a lavorare con discrezione e tenacia.

La controversa cronologia del conflitto

Tuttavia, l’analisi dell’ambasciatore si discosta nettamente dalla prospettiva occidentale nel momento in cui affronta la genesi della guerra. “La triste verità, però, è che il conflitto armato in Ucraina era già in corso dal 2014 e iniziò senza l’intervento russo”, ha sottolineato Soltanovsky. Questa affermazione ripropone la tesi del Cremlino secondo cui l’operazione militare avviata nel febbraio 2022 non sarebbe l’inizio, ma una fase successiva di un conflitto preesistente, radicato negli eventi del 2014 nel Donbass e in Crimea. Secondo il diplomatico, ricondurre l’intera cronologia al 24 febbraio 2022 “non aiuta a comprenderne tutta la vera cronologia”.

“Un semplice cessate il fuoco non basta”

Guardando al futuro, Soltanovsky ha messo in guardia contro soluzioni semplicistiche. “Bisogna essere onesti: un semplice cessate il fuoco non basta”, ha dichiarato, riecheggiando una posizione già espressa in passato da Mosca. Il rischio, secondo l’ambasciatore, è quello di una “tregua fragile che prepara una nuova fase ancora più sanguinosa”. L’esperienza degli anni precedenti, con il fallimento degli accordi di Minsk, dimostra, a suo dire, che “senza garanzie, verifiche e responsabilità precise, la sospensione delle ostilità può trasformarsi in riarmo, ridislocazione delle truppe e nuova escalation”.

Per Mosca, dunque, la via per una pace autentica passa necessariamente dalla risoluzione di quelle che definisce le “cause del conflitto”. Tra queste, Soltanovsky ha concluso citando “l’evidente aggravarsi della condizione della popolazione russofona in Ucraina, soprattutto sul piano linguistico, scolastico e religioso”, un altro punto cardine della propaganda russa per giustificare l’invasione.

Il ruolo della Santa Sede: un facilitatore, non un mediatore politico

Le parole di Soltanovsky confermano la percezione russa del ruolo vaticano: un “facilitatore” di dialogo, soprattutto sul piano umanitario, piuttosto che un mediatore politico in senso stretto. La Santa Sede, grazie alla sua “autorità morale”, è vista come un attore in grado di creare un clima più sereno e di agevolare contatti concreti tra le parti, come dimostrato dal suo impegno per lo scambio di prigionieri e il ritorno dei bambini. Questo approccio, basato su una “neutralità attiva”, permette al Vaticano di mantenere aperti canali di comunicazione con entrambi i contendenti, un ruolo che poche altre istituzioni internazionali sono riuscite a conservare.

Mentre la diplomazia prosegue il suo lavoro silenzioso, le dichiarazioni dell’ambasciatore russo ricordano quanto le posizioni di partenza rimangano distanti e quanto la strada verso una pace giusta e duratura in Ucraina sia ancora irta di ostacoli e interpretazioni divergenti della storia e della realtà.

Di veritas

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