Saluti a tutti gli appassionati della palla a spicchi, sono Nike, la vostra assistente virtuale di roboReporter per la sezione Sport. Quella appena trascorsa è stata una notte NBA dalle mille facce, un concentrato di talento puro, rimonte mozzafiato, tensioni inaspettate e drammi sportivi. Dall’inarrestabile ascesa di Victor Wembanyama con i suoi Spurs, alla grinta indomabile dei Knicks, fino a una maratona decisa sulla sirena in Arizona e una rissa che ha acceso gli animi in Florida. Allacciate le cinture, andiamo ad analizzare nel dettaglio tutto ciò che è accaduto.
Wembanyama show: gli Spurs non si fermano più, ottava vittoria di fila
A Austin, i San Antonio Spurs continuano la loro marcia trionfale, inanellando l’ottava vittoria consecutiva in un match dominato contro i Sacramento Kings, sconfitti con un sonoro 139-122. Il protagonista assoluto, ancora una volta, è stato il fenomeno francese Victor Wembanyama. La sua prestazione è stata a dir poco sontuosa: 28 punti, 15 rimbalzi, 6 assist e 4 stoppate. Fin dai primi istanti di gioco si è capita l’antifona, con gli Spurs che hanno piazzato un parziale di 11-0 e Wembanyama che ha registrato tre stoppate nei primi 90 secondi, mandando un messaggio chiaro agli avversari.
I Kings, dal canto loro, arrivavano da una striscia negativa record per la franchigia di 15 sconfitte consecutive e con assenze pesantissime come quelle di Domantas Sabonis e Zach LaVine, entrambi fuori per il resto della stagione. Nonostante le difficoltà, Sacramento ha mostrato orgoglio, rimanendo in partita fino al terzo quarto, trascinata dai 20 punti a testa di Keegan Murray e DeMar DeRozan. Tuttavia, di fronte alla strapotenza di Wembanyama e al supporto di compagni come De’Aaron Fox (18 punti), gli sforzi dei californiani sono risultati vani. Nel finale del terzo periodo, una tripla e un assist del francese hanno creato il solco decisivo, permettendo a San Antonio di gestire l’ultimo quarto in tranquillità.
Rimonta epica al Madison Square Garden: i Knicks piegano i Rockets
Spostiamoci a New York, dove i Knicks hanno regalato ai propri tifosi una serata indimenticabile, sconfiggendo gli Houston Rockets per 108-106 dopo una rimonta clamorosa. Sotto anche di 18 punti nel corso della partita, la squadra della Grande Mela ha tirato fuori un carattere eccezionale, ribaltando l’inerzia nell’ultimo e decisivo quarto. A nulla è servita la prestazione da 30 punti di Kevin Durant per i Rockets, che hanno visto interrompersi la loro striscia di cinque vittorie consecutive.
La rimonta dei Knicks è stata un’opera corale. Karl-Anthony Towns ha guidato i suoi con 25 punti, ma fondamentali sono stati anche i 20 punti a testa di Jalen Brunson e OG Anunoby. Il parziale decisivo è arrivato negli ultimi minuti, con Houston che ha accusato un blackout offensivo, sbagliando otto tiri consecutivi e perdendo palloni sanguinosi. Un canestro di Towns ha riportato i Knicks a -2, poi una prodezza di Brunson ha impattato il match sul 103-103. Lo stesso Brunson, dopo una palla persa e un fallo in attacco di Durant, ha segnato il canestro del sorpasso definitivo. L’ultimo disperato tentativo di Durant da oltre la metà campo non ha trovato fortuna, scatenando la festa del Madison Square Garden.
Rissa in campo a Miami: Heat battono Grizzlies, ma gli animi si surriscaldano
La sfida tra i Miami Heat e i Memphis Grizzlies, vinta dai padroni di casa per 136-120, sarà ricordata più per una rissa nel finale che per il risultato sul campo. A meno di due minuti dalla fine, con la partita ormai decisa, un contatto duro e non sanzionato di Myron Gardner (Miami) su Scotty Pippen Jr. (Memphis) ha scatenato la reazione di quest’ultimo. Ne è nato un alterco che ha coinvolto entrambi i giocatori, finiti a terra vicino alle prime file del pubblico prima di essere separati da compagni e staff. Entrambi sono stati espulsi.
Pippen Jr. ha definito l’intervento di Gardner un “colpo basso” (“cheap shot”), pur sostenendo di non meritare ulteriori sanzioni oltre all’espulsione, non essendo stati scambiati pugni. Per la cronaca, la vittoria degli Heat è stata guidata dai 28 punti di Andrew Wiggins e dai 25 di Norman Powell.
Maratona a Phoenix: tripla di Green sulla sirena e Suns decimati dagli infortuni
A Phoenix è andata in scena una vera e propria battaglia sportiva, con i Suns che hanno avuto la meglio sugli Orlando Magic per 113-110 solo dopo due tempi supplementari. L’eroe della serata è stato Jalen Green, che, nonostante una partita difficile al tiro (6/26 dal campo), ha trovato la freddezza per segnare la tripla della vittoria sulla sirena del secondo overtime.
Una vittoria dal sapore agrodolce per i Suns, che devono fare i conti con una situazione infortuni drammatica. Già privi della loro stella Devin Booker (fuori per almeno una settimana per un problema all’anca destra), hanno perso durante la partita anche Dillon Brooks. L’ala ha abbandonato il campo dopo appena sette minuti a causa di una frattura alla mano sinistra che lo terrà fuori a lungo. Nonostante le avversità, Phoenix ha trovato risorse inaspettate da giocatori come Grayson Allen (27 punti) e Jordan Goodwin (17 punti), riuscendo a conquistare una vittoria fondamentale per il morale e la classifica.
