“Io compio l’avventura di restare”, scriveva in alcuni dei suoi versi più celebri. E in questa avventura, fatta di parole nitide e di sguardi profondi sulla condizione umana, il poeta Elio Pecora ha ricevuto una notizia tanto inattesa quanto meritata. Alla veneranda età di quasi 90 anni, che compirà il prossimo 5 aprile, il governo italiano ha deliberato la concessione in suo favore dell’assegno straordinario vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli. Una decisione assunta nel Consiglio dei Ministri del 18 febbraio, su proposta della Presidente Giorgia Meloni, che ha colto di sorpresa lo stesso poeta.

È stata una telefonata dell’agenzia di stampa ANSA a informare Pecora del riconoscimento. “Non ne sapevo nulla, ma sono contento, lo apprendo grazie a questa telefonata”, ha dichiarato, esprimendo stupore e profonda gratitudine. “Non ero stato informato, mi fa molto piacere e ne sono grato”. Un commento che rivela l’umiltà di un uomo che, come ha sottolineato, non ha “mai avuto nulla, finora, dallo Stato”, né ha “mai pensato di chiedere qualcosa”.

La Legge Bacchelli: un sostegno agli “illustri” della Nazione

Istituita l’8 agosto 1985 durante il governo Craxi I, la Legge n. 440, nota come Legge Bacchelli, rappresenta un faro di civiltà nel panorama legislativo italiano. Nasce con lo scopo di istituire un fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per garantire un sostegno economico a cittadini italiani di “chiara fama” che, avendo illustrato la Patria con meriti eccezionali nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro o dello sport, versino in stato di particolare necessità.

Il nome della legge è un omaggio al suo primo destinatario designato, l’insigne scrittore Riccardo Bacchelli, autore di capolavori come “Il mulino del Po”. Tuttavia, una tragica ironia della sorte volle che Bacchelli morisse nell’ottobre del 1985, appena due mesi dopo l’approvazione della norma, senza poterne beneficiare. La prima a ricevere concretamente l’assegno fu la scrittrice Anna Maria Ortese.

Nel corso degli anni, l’elenco dei beneficiari si è arricchito di nomi che hanno segnato la storia culturale e sociale del Paese. Tra questi, figure indimenticabili come la poetessa Alda Merini, il poeta e scrittore Dario Bellezza, il romanziere Daniele De Giudice, il cantautore Umberto Bindi e attori del calibro di Alida Valli e Salvo Randone. Il vitalizio, che non può superare l’importo annuo di 24.000 euro, viene concesso dopo un’attenta valutazione da parte di un’apposita commissione e deliberato dal Consiglio dei Ministri.

Un percorso a ostacoli superato

Per Elio Pecora, il percorso verso l’ottenimento del vitalizio non è stato immediato. Lo stesso poeta ha raccontato di come la pratica avesse subito dei rallentamenti in passato, a causa di “una piccola proprietà immobiliare, senza grande valore, nel paese in cui sono nato”. “Dunque, mi fa piacere che siano stati superati gli ostacoli”, ha commentato con sollievo. Questa vicenda personale mette in luce una vita dedicata interamente all’arte e alla cultura, spesso senza le tutele contributive che altre professioni garantiscono. “Per anni ho effettuato collaborazioni in programmi culturali alla radio, ho scritto sui giornali, senza, purtroppo, accertarmi del versamento dei contributi all’Inps”, ha confidato Pecora.

Elio Pecora: una vita per la poesia

Nato a Sant’Arsenio, un piccolo comune in provincia di Salerno, nel 1936, Elio Pecora vive a Roma dagli anni ’60. La sua è una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura italiana contemporanea. Poeta, scrittore, saggista e critico letterario, la sua attività si è dispiegata su molteplici fronti, lasciando un’impronta indelebile.

La sua produzione poetica, definita dalla critica “nitida e netta”, è raccolta in una ventina di pubblicazioni, tra cui spiccano “Rifrazioni” e “La chiave di vetro”. I suoi versi, intrisi di tenerezza e nostalgia, indagano il presente con una lucidità disarmante, come testimonia un suo componimento: “Eravamo la goccia che chiude il mondo e l’incauta felicità la nota che s’alza dal flauto e penetra il cielo. Tu vai in questo febbraio di vento, poi apprestando la cena parliamo delle cose di ieri”.

Ma l’universo letterario di Pecora non si esaurisce nella poesia. È autore del romanzo “Estate” (edito da Bompiani), di fiabe, monologhi teatrali e importanti saggi critici. Un capitolo fondamentale della sua vita e della sua opera è il profondo legame con il poeta Sandro Penna, conosciuto a Roma e frequentato assiduamente fino alla sua scomparsa nel 1977. A Penna, Pecora ha dedicato la biografia “Una cheta follia”, un testo che si è rivelato cruciale per la diffusione e la comprensione dell’opera del poeta umbro.

Il suo impegno come promotore culturale lo ha visto collaborare con i principali quotidiani e riviste italiane, oltre che con i programmi culturali della Rai. Ha diretto la rivista internazionale “Poeti e Poesia” e curato importanti antologie, dimostrando una passione instancabile per la parola scritta e per la sua divulgazione.

Il riconoscimento della Legge Bacchelli giunge quindi a coronamento di una carriera straordinaria, un tributo a un intellettuale che ha arricchito il patrimonio culturale italiano con la sua sensibilità e la sua intelligenza. Un gesto che, in un’epoca di sfide complesse per la cultura, riafferma l’importanza di proteggere e valorizzare i nostri tesori viventi.

Di euterpe

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