Roma – Per una settimana, dal 16 al 21 febbraio, la Capitale ha dismesso i panni di mero scenario del patrimonio storico per indossare quelli, ben più dinamici, di un vero e proprio laboratorio del futuro. Il progetto EAR (Enacting Artistic Research) ha trasformato la città in un hub diffuso dove la ricerca artistica è diventata una pratica viva e condivisa, un’esperienza tangibile per studiosi e pubblico. Un’iniziativa di respiro internazionale, nata da una collaborazione strategica tra alcune delle più prestigiose istituzioni italiane, che ha messo in scena un dialogo serrato e fecondo tra arte, scienza, tecnologia e formazione avanzata.
Il progetto, guidato dall’Accademia di Belle Arti di Roma, ha visto la partecipazione di un consorzio d’eccellenza: le Accademie di Belle Arti di Firenze e Brera, i Conservatori di Musica “Santa Cecilia” di Roma e “Alfredo Casella” dell’Aquila, l’Università Politecnica delle Marche e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) associato all’Università Roma Tre. L’obiettivo, ambizioso e necessario, era quello di ridefinire il modo di intendere, praticare e raccontare la ricerca nelle arti, dimostrando come essa produca conoscenza al pari di quella scientifica.
Un Ecosistema Diffuso della Conoscenza
Lungi dall’essere un singolo evento confinato in un unico luogo, EAR si è configurato come una “geografia urbana della ricerca”. Il percorso si è snodato attraverso una costellazione di spazi culturali, tra cui l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Auditorium dell’Ara Pacis, il Conservatorio di Santa Cecilia e i Musei Capitolini. Il cuore pulsante della manifestazione è stato l’Auditorium dell’Ara Pacis, che il 18 e 19 febbraio ha ospitato keynote e tavole rotonde con artisti e ricercatori da tutta Europa. L’apertura, invece, è stata affidata al convegno internazionale “La genesi dell’opera d’arte attraverso processi innovativi e sperimentali”, che ha visto la partecipazione di esperti da istituzioni del calibro del Metropolitan Museum of Art di New York e del Museo del Louvre.
Quando l’Arte Incontra la Fisica delle Particelle e l’AI
Da fisico prestato al giornalismo, non posso che essere affascinato dai punti di contatto più audaci esplorati da EAR. Uno dei progetti più attesi, Cluster: Symphony of Data, previsto per marzo e maggio, promette di essere una pietra miliare in questa convergenza. L’installazione trasformerà in tempo reale i dati provenienti dall’esperimento ATLAS del CERN, relativi al bosone di Higgs, in una composizione artistica, visiva e sonora. È la dimostrazione plastica di come i mattoni fondamentali dell’universo e l’impulso creativo umano parlino linguaggi che possono essere tradotti e armonizzati.
Altrettanto potente è stata la riflessione sul rapporto tra uomo e macchina. L’installazione One, Too Many — Am I scared by AI coagency? presso l’Accademia di Belle Arti ha esplorato la tensione e le sinergie tra intelligenza artificiale e intelligenza collettiva, un tema che permea il nostro stile di vita e solleva interrogativi cruciali sul futuro della creatività. Allo stesso modo, l’uso dell’IA per visualizzare le fasi immaginative nella creazione di opere di Michelangelo e Sebastiano del Piombo non è solo un esercizio tecnologico, ma un nuovo strumento filologico per entrare nella mente dei maestri.
Esperienze Immersive: Vivere l’Arte, non solo Osservarla
Il progetto EAR ha puntato a superare la fruizione passiva dell’arte. La mostra immersiva Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia ne è stato un esempio lampante. Grazie a un’applicazione di realtà virtuale, i visitatori hanno potuto letteralmente “entrare” nel camerino privato del poeta barocco, attraversando la sua galleria ideale in un’esperienza multisensoriale che fonde pittura e poesia.
Questa spinta verso la tangibilità si è vista anche in altri progetti:
- Tiziano tangibile. La Pala Gozzi: una riproduzione in gigapixel dell’opera, affiancata da modellini 3D e materiali tattili, ha permesso di esplorare il capolavoro con sensi diversi, rendendolo accessibile anche a un pubblico di ipovedenti.
- Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva: presso la Pinacoteca dei Musei Capitolini, la diagnostica avanzata ha svelato i processi creativi, i ripensamenti e le stratificazioni nascoste dietro opere apparentemente incompiute, come nel caso de L’anima beata di Guido Reni.
Nuovi Linguaggi per un Patrimonio Antico
Come coinvolgere le nuove generazioni nella valorizzazione del patrimonio culturale? EAR ha risposto con coraggio, avventurandosi nel mondo del gaming. Il progetto Hohenstaufen – The Game ha trasformato Castel del Monte, il capolavoro federiciano patrimonio UNESCO, in un videogioco in realtà aumentata. Il debutto, avvenuto il 18 febbraio, ha mostrato come il linguaggio videoludico possa diventare uno strumento di ricerca artistica, narrazione storica e coinvolgimento, amplificando il monumento senza sostituirlo.
Infine, la dimensione sonora ha trovato spazio al Conservatorio di Santa Cecilia con il concerto Revelations Acoustic Electroacustic, dimostrando come anche la ricerca musicale sia parte integrante di questo ecosistema innovativo.
EAR si è concluso, ma il suo impatto è destinato a durare. Ha tracciato una rotta, mostrando che la contaminazione tra discipline non è solo possibile, ma è la via maestra per generare nuova conoscenza e per rendere la cultura un’esperienza rilevante e vitale nel XXI secolo. Roma, per una settimana, è stata il prototipo di questo futuro.
