ROMA – Un nuovo, inquietante capitolo si apre nel cuore di Roma, tra le mura storiche della Casa del Jazz. Durante recenti operazioni di scavo, è emersa una scala sotterranea che potrebbe condurre a un bunker o a un tunnel segreto, riaccendendo i riflettori su uno dei periodi più bui della cronaca nera italiana: l’era della Banda della Magliana. Il complesso, oggi un rinomato centro culturale, sorge infatti sulla villa che fu di proprietà di Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della spietata organizzazione criminale. La scoperta, avvenuta a seguito dell’individuazione di un punto di accesso tramite georadar da parte dei vigili del fuoco, ha momentaneamente interrotto i lavori in attesa del via libera della Soprintendenza.
L’ipotesi del tunnel “tombato” e il legame con la scomparsa del giudice Adinolfi
Le operazioni di scavo, iniziate lo scorso novembre, non sono casuali. A promuoverle è stato l’ex magistrato Guglielmo Muntoni, oggi presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma. Muntoni da tempo ipotizza l’esistenza di un tunnel “tombato”, sigillato circa 30 anni fa, che la banda avrebbe potuto utilizzare per nascondere armi, gioielli e, forse, qualcosa di molto più agghiacciante. Il sospetto più grave è che in quella galleria possa trovarsi il corpo di Paolo Adinolfi, il magistrato svanito nel nulla il 2 luglio 1994. Adinolfi, all’epoca dei fatti, si era occupato di importanti inchieste su fallimenti societari che lambivano gli interessi della criminalità organizzata, inclusi quelli legati a Nicoletti. La sua scomparsa rappresenta, ad oggi, l’unico caso di un giudice svanito nell’era repubblicana.
Le indagini e le speranze dei familiari
Le ricerche, finanziate da Confcooperative del Lazio e dalla Camera di Commercio di Roma, si erano interrotte per poi riprendere di recente, portando alla luce la scala. La notizia ha riacceso la speranza, ma anche il dolore, dei familiari delle vittime di casi irrisolti legati alla Banda della Magliana. Sul luogo degli scavi, infatti, sono stati presenti non solo il figlio del giudice Adinolfi, Lorenzo, ma anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983 in uno dei più fitti misteri italiani. Sebbene non ci siano elementi diretti che colleghino i due casi in questo specifico contesto, la presenza di Orlandi testimonia la fitta rete di misteri e sospetti che ancora avvolge l’operato della banda.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma l’attesa è palpabile. Si ipotizza che per procedere sia necessario abbattere una struttura in cemento armato, un’operazione che richiede permessi specifici. La scoperta di una volta, forse di epoca romana, complica ulteriormente le operazioni, sottolineando la stratificazione storica e criminale del sito.
Da covo del boss a tempio del Jazz: la storia di Villa Osio
La Casa del Jazz, prima di diventare un simbolo di riscatto culturale, era nota come Villa Osio. Costruita negli anni ’30, fu acquistata da Enrico Nicoletti negli anni ’80 e trasformata in una residenza sfarzosa, simbolo del potere raggiunto dalla banda. Confiscata nel 2001 e assegnata al Comune di Roma, la villa è stata riaperta al pubblico nel 2005 grazie a un progetto fortemente voluto dall’allora sindaco Walter Veltroni e dall’associazione Libera. Una lapide all’ingresso ricorda i nomi delle vittime di mafia, un monito perenne sulla storia travagliata di quel luogo.
Paradossalmente, il progetto che ha portato ai recenti scavi era inizialmente legato a un’iniziativa di riqualificazione ben diversa: la coltivazione di funghi nei percorsi sotterranei per favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Un’idea che, involontariamente, ha forse aperto la strada alla scoperta di segreti sepolti da decenni.
Cosa si nasconde sotto la Casa del Jazz?
La domanda che tutti si pongono è cosa celi realmente il sottosuolo dell’ex villa di Nicoletti. Armi? Documenti scottanti? Il tesoro della banda? O i resti di chi ha osato sfidare il loro potere? La scala appena scoperta potrebbe essere la chiave per accedere a risposte attese da troppo tempo. Mentre si attende la decisione della Soprintendenza, Roma trattiene il fiato, sospesa tra il suo glorioso passato archeologico e un passato criminale che, evidentemente, non ha ancora smesso di raccontare la sua storia.
