Una ventata di ottimismo soffia sulle relazioni commerciali transatlantiche dopo la storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Con una decisione a maggioranza (sei voti a favore e tre contrari), l’alta corte ha bocciato i dazi commerciali imposti in modo unilaterale dall’amministrazione Trump, stabilendo che il Presidente ha abusato della sua autorità violando la legge federale. La sentenza, accolta con favore a Bruxelles e nelle capitali europee, è stata commentata con particolare soddisfazione in Italia, dove il mondo delle imprese ha sempre visto con preoccupazione l’escalation protezionistica.
La reazione di Confcommercio: “Ristabilito un principio fondamentale”
Tra le voci più autorevoli levatesi a commento della decisione, spicca quella di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. “Pur mantenendo la necessaria prudenza sull’evoluzione della vicenda, e in attesa del tavolo sui dazi previsto per lunedì, la decisione della Corte Suprema americana ristabilisce un principio fondamentale: il commercio internazionale non può essere ostaggio di scelte unilaterali e di logiche estranee al confronto economico”, ha dichiarato Sangalli. Le sue parole, riprese da numerose testate, sottolineano un sentimento diffuso tra gli operatori economici, che per anni hanno subito le conseguenze di un clima di incertezza e tensioni. “I dazi imposti in questi anni hanno alimentato incertezza e tensioni, senza offrire soluzioni strutturali”, ha aggiunto il presidente di Confcommercio, auspicando l’apertura di “una stagione nuova di dialogo e responsabilità, fondata su regole condivise e rispetto reciproco”.
L’appello di Sangalli è chiaro: l’Italia e l’Europa devono continuare a battersi per un sistema aperto e multilaterale, a tutela di quelle imprese che ogni giorno competono sui mercati globali puntando su qualità e correttezza. Un messaggio che trova eco anche nelle parole di Riccardo Garosci, Presidente di Aice Confcommercio (l’associazione italiana del commercio estero) e Vice Presidente di Confcommercio con delega all’internazionalizzazione, che ha definito la vicenda “tanto rumore per nulla”, sottolineando come i dazi abbiano avuto un impatto relativo sugli acquisti di prodotti italiani, salvo alcune eccezioni.
Il contesto della sentenza: un abuso di autorità
La Corte Suprema ha stabilito che l’amministrazione Trump ha ecceduto i propri poteri appellandosi in modo improprio all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Questa legge conferisce al presidente l’autorità di regolamentare transazioni internazionali in caso di emergenza nazionale, ma secondo i giudici non autorizza l’imposizione generalizzata di dazi. La decisione, firmata dal Presidente della Corte John Roberts, ha visto tre giudici conservatori votare a fianco dei tre liberal, segnando una significativa battuta d’arresto per la politica commerciale del tycoon.
La reazione del diretto interessato non si è fatta attendere. Trump ha definito la sentenza una “vergogna”, accusando i giudici di essere stati influenzati da “interessi stranieri” e ha immediatamente annunciato un piano alternativo: un ordine esecutivo per imporre dazi globali del 10% appellandosi a una diversa disposizione, la Section 122 del Trade Act del 1974. Questa misura, che può durare al massimo 150 giorni, permette al presidente di imporre tariffe temporanee per far fronte a gravi deficit della bilancia dei pagamenti. Una mossa che dimostra la determinazione a proseguire sulla strada del protezionismo, nonostante lo stop della Corte.
L’impatto sulle imprese italiane e le prospettive future
Le politiche daziarie degli ultimi anni hanno avuto un impatto significativo sull’export italiano, un settore vitale per l’economia del Paese. Secondo le stime, circa 34.000 imprese italiane sono state esposte al nuovo scenario tariffario, con settori chiave come l’agroalimentare, la meccanica, l’automotive e, per la prima volta, il farmaceutico, tra i più colpiti. L’aumento dei costi all’ingresso e la contrazione dei margini hanno rappresentato una sfida notevole per il Made in Italy. Un’analisi di Unimpresa ha stimato un potenziale impatto economico di circa 10 miliardi di euro in costi aggiuntivi per le imprese italiane in caso di dazi al 15%.
Nonostante le difficoltà, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno mostrato una notevole resilienza, grazie anche a strategie di adattamento messe in campo dalle aziende, come la condivisione dei costi lungo la filiera e la negoziazione di accordi più stabili con gli importatori americani. La sentenza della Corte Suprema apre ora nuovi scenari. L’Unione Europea, pur prendendo atto con cautela della decisione, ha già manifestato l’intenzione di rimanere in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per avere chiarezza sulle prossime mosse. A Bruxelles si studiano le contromosse, con la consapevolezza che la strada per un ritorno a un commercio globale basato su regole condivise è ancora lunga e complessa. Il tavolo sui dazi previsto per lunedì sarà un primo, importante banco di prova per capire se si potrà davvero inaugurare quella “stagione nuova di dialogo e responsabilità” invocata da Confcommercio.
