Un’operazione della Digos della Questura di Torino ha portato questa mattina all’esecuzione di 18 misure cautelari nei confronti di altrettanti militanti dell’area antagonista, in relazione a una serie di proteste e azioni dimostrative a sostegno della causa palestinese svoltesi in città tra settembre e novembre scorsi. I provvedimenti, disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura, includono cinque arresti domiciliari, dodici obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora nel comune di Torino.

I destinatari delle misure, undici uomini e sette donne di età compresa tra i 19 e i 29 anni, sono ritenuti vicini al centro sociale Askatasuna e sono indagati a vario titolo per reati quali danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Contestualmente, sono state effettuate anche tre perquisizioni domiciliari e informatiche.

Le manifestazioni al centro dell’inchiesta

L’indagine della Procura di Torino, coordinata dai pubblici ministeri Davide Pretti ed Eleonora Sciorella, ha ricostruito diversi episodi avvenuti durante l’autunno. Tra gli eventi contestati figurano:

  • L’occupazione dei binari alla stazione di Porta Susa il 24 settembre, che ha causato il blocco della circolazione ferroviaria per oltre un’ora.
  • Il taglio della recinzione dell’aeroporto di Caselle il 2 ottobre, che ha portato alla sospensione dei voli per circa trenta minuti.
  • I disordini avvenuti alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) in occasione dell’evento “Italian Tech Week”, che vedeva la partecipazione di figure come Jeff Bezos e Ursula von der Leyen. In quell’occasione, gli attivisti avrebbero danneggiato arredi, monitor e veicoli, scontrandosi con il personale di sicurezza.
  • Le tensioni davanti alla sede dell’azienda Leonardo, attiva nel settore della difesa.
  • L’irruzione nella sede della Città Metropolitana il 14 novembre, durante il “No Meloni Day”.
  • L’incursione nella redazione del quotidiano La Stampa il 28 novembre.

La reazione dei collettivi: “Un castello di carte”

Immediata la reazione dei collettivi vicini al centro sociale Askatasuna, che hanno parlato di “repressione sulle lotte per la Palestina a Torino”. In una nota, gli attivisti hanno dichiarato: “Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro le Ogr fino al blitz a Città Metropolitana e La Stampa, la Procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte”. Secondo gli autonomi, tra i reati contestati figurano blocchi stradali e ferroviari, pratiche diffuse in tutta Italia, indice della volontà di colpire un movimento che “ha fatto veramente paura”.

I collettivi denunciano un attacco che a Torino “non accenna a fermarsi”, con operazioni di polizia quasi settimanali, ma ribadiscono che “anche le lotte non si fermano”. Annunciano inoltre la loro partecipazione a un convegno a Livorno per analizzare e organizzare le prossime mobilitazioni.

Il contesto di crescente tensione

Questa operazione si inserisce in un clima di crescente tensione a Torino, definita da alcuni osservatori un “laboratorio italiano della repressione”. Negli ultimi mesi, si sono contate decine di misure cautelari, denunce e multe nei confronti di chi ha manifestato solidarietà alla Palestina. La Procura, dal canto suo, prosegue nell’intento di accertare le responsabilità per una serie di episodi violenti che hanno scosso la città, come sottolineato anche in precedenti inchieste che hanno coinvolto attivisti dell’area antagonista.

Di veritas

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