Dopo più di ottant’anni di silenzio nelle profondità del Mediterraneo, una nuova speranza si accende per i sessanta militari italiani che persero la vita a bordo del sommergibile Scirè. Era il 10 agosto 1942 quando l’unità della Regia Marina, in piena Seconda Guerra Mondiale, fu intercettata e affondata dalla Marina britannica durante una missione diretta al porto di Haifa. Oggi, grazie a un importante protocollo d’intesa, la scienza si mette al servizio della storia per tentare di restituire un nome e un’identità a questi caduti.

Un’intesa per la memoria

L’accordo, siglato a Roma nella storica biblioteca di Palazzo Marina, vede la collaborazione tra l’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa e due eccellenze accademiche italiane: l’Università “Aldo Moro” di Bari e l’Università di Trieste. L’obiettivo è ambizioso e di profondo valore umano e storico: analizzare i resti dei militari per risalire alla loro identità. Alla firma erano presenti il Generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, la Rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli con il professor Paolo Fattorini, e il Rettore dell’ateneo barese Roberto Bellotti, affiancato dai professori Valeria Santoro e Francesco Introna.

Il progetto si inserisce in un più ampio programma di recupero e valorizzazione del patrimonio storico e umano legato al secondo conflitto mondiale. “Restituire un’identità ai resti dei militari italiani deceduti durante il conflitto è un passo significativo per onorare la loro memoria”, ha dichiarato il rettore Bellotti, sottolineando il valore simbolico dell’iniziativa.

La metodologia scientifica: Antropologia e Genetica

Il protocollo definisce una chiara ripartizione dei compiti scientifici. L’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bari si occuperà degli esami antropometrici, uno studio dettagliato delle caratteristiche fisiche e scheletriche. Contemporaneamente, l’Istituto di Medicina Legale dell’ateneo di Trieste condurrà l’analisi del DNA, la chiave per un’identificazione certa.

Per avviare questa complessa indagine, i due atenei riceveranno in consegna 14 delle 42 cassette ossario contenenti i resti dei militari. Questa prima fase consisterà in uno studio di fattibilità, essenziale per determinare se lo stato di conservazione dei reperti ossei permetterà di estrarre informazioni genetiche utili all’identificazione. Al termine delle analisi, l’Ufficio della Difesa curerà il censimento e la sistemazione definitiva delle salme.

La storia dello Scirè e del suo equipaggio

Il sommergibile Scirè, varato il 6 gennaio 1938, rappresenta una pagina gloriosa e al contempo tragica della Marina Militare italiana. Appartenente alla classe “600” serie “Adua”, divenne celebre per le sue audaci missioni come mezzo “avvicinatore” dei Siluri a Lenta Corsa (SLC), i cosiddetti “maiali”, della Xª Flottiglia MAS. Sotto il comando di figure leggendarie come Junio Valerio Borghese, lo Scirè fu protagonista di imprese memorabili, tra cui la famosa “impresa di Alessandria” del 18-19 dicembre 1941, che portò al danneggiamento delle corazzate britanniche Queen Elizabeth e Valiant.

La sua ultima missione, nell’agosto del 1942, si concluse tragicamente. Attaccato dalla corvetta britannica HMS Islay, lo Scirè affondò al largo di Haifa, portando con sé l’intero equipaggio di 60 uomini. Nei giorni successivi, il mare restituì i corpi di due vittime: il capitano commissario Egil Cherisi e il secondo capo Eugenio Dal Ben, che ricevettero sepoltura con l’onore delle armi e furono poi rimpatriati nel 1965.

Il destino degli altri marinai rimase a lungo incerto. Solo nel 1984, grazie a un’operazione di recupero condotta da Nave Anteo della Marina Militare, furono riportate in Italia 42 salme. Tumulate nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, furono però classificate come “ignote” per l’impossibilità di un riconoscimento. Altri 16 militari riposano ancora oggi nel relitto, a circa 35 metri di profondità.

Un Sacrario Militare Subacqueo tra storia e polemiche

Il relitto dello Scirè non è solo una tomba di guerra, ma un simbolo. Nel maggio del 2025, con la legge n. 87 del 6 giugno 2025, è stato ufficialmente riconosciuto come Sacrario Militare Subacqueo. La legge mira a “onorare i marinai italiani che hanno perso la vita in un conflitto mondiale per responsabilità dei regimi nazionalsocialista e fascista”. Questo riconoscimento, tuttavia, non è stato esente da polemiche, data l’associazione dello Scirè con la Xª Flottiglia MAS e la figura controversa di Junio Valerio Borghese.

Nonostante le divisioni ideologiche, l’iniziativa attuale si concentra sul valore umano della memoria, cercando di restituire alle famiglie, dopo decenni di attesa, non solo una lapide, ma un nome su cui piangere i propri cari. Un atto di giustizia storica e di profondo rispetto per chi ha sacrificato la propria vita per la Patria.

Di veritas

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