GUARDIAREGIA (Campobasso) – Esiste un luogo dove le porte non servono solo a entrare e uscire, ma a viaggiare nel tempo. Dove il legno antico, segnato da decenni di sole e intemperie, diventa la pergamena su cui scrivere racconti di briganti e pastori, di transumanza ed emigrazione, di artigiani e tradizioni secolari. Questo luogo è Guardiaregia, un borgo di poco più di 600 anime in provincia di Campobasso, che ha trovato nella street art una chiave potente e visionaria per custodire la propria memoria e disegnare un nuovo futuro.

Il progetto, battezzato con il nome evocativo di “Portoni Narranti”, sta trasformando il centro storico del paese in una galleria d’arte diffusa e a cielo aperto. Le vecchie porte in legno di abitazioni, alcune ancora vissute, altre testimoni silenziose di un tempo che fu, sono diventate le tele per street-artist provenienti da ogni angolo d’Italia e del mondo. Un’iniziativa che fonde in modo sorprendente arte urbana, storia locale e identità territoriale.

Un Museo Diffuso che Parla al Mondo

Nato nell’autunno del 2024, il progetto “Cantine Dipinte – Portoni Narranti” ha visto la luce all’interno della consolidata manifestazione “Cantine Di…vine”, un appuntamento decennale dedicato alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Da quella prima edizione, con le prime 5 opere d’arte realizzate, l’iniziativa è cresciuta esponenzialmente. Oggi si contano 26 portoni dipinti, ma l’ambizione, come svelato dal sindaco Fabio Iuliano, è di superare quota cinquanta, creando un percorso artistico e culturale unico nel suo genere.

Artisti da Lazio, Campania, e persino da Gambia, Argentina, Venezuela e Cile hanno lasciato il loro segno a Guardiaregia. Ognuno di loro, dopo un dialogo profondo con la comunità e il territorio, ha interpretato un “pezzo” di storia locale, dando vita a un racconto corale che intreccia tradizione e contemporaneità. Questa fusione tra sguardi internazionali e radici locali è uno degli elementi di forza del progetto, capace di generare un’eco che va ben oltre i confini del piccolo borgo molisano.

L’iniziativa, promossa con lungimiranza dall’amministrazione comunale, ha trovato il sostegno di importanti realtà industriali del territorio come Heidelberg Materials e La Molisana, e si avvale della curatela dell’associazione Arteteca Molise APS in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulla creatività urbana ‘InWard’.

Le Storie Dipinte: un Viaggio tra Simboli e Identità

Ogni portone è una finestra su un mondo, un frammento di identità restituito alla collettività. Tra le opere che animano i vicoli in pietra di Guardiaregia troviamo:

  • La pacchiana: un busto di donna avvolta nell’abito tradizionale, dipinta da Amed, che regge un vaso dello stesso legno del portone, simbolo di un legame indissolubile con la terra.
  • San Nicola delle mele: una reinterpretazione del santo patrono a cura di Antonio Sena, che sostituisce i globi d’oro con le mele antiche molisane e aggiunge tre ovini, a ricordo della protezione sui pastori transumanti.
  • Il brigante: una figura quasi mimetizzata nel verde, opera di Biodpì, che evoca le storie di brigantaggio che hanno segnato queste montagne.
  • L’artigiano della creta: un omaggio di Ancelo191 a un’antica e fiera tradizione locale, quella della lavorazione dell’argilla per creare pignate e tegami.
  • Il migrante: l’artista gambiano Nuru B ha intrecciato la sua storia personale con quella dell’emigrazione matesina, raffigurando un uccello migratore, il piviere tortolino, accanto a una valigia di cartone.

Arte come Antidoto allo Spopolamento

Come molti borghi delle aree interne italiane, anche Guardiaregia affronta la sfida dello spopolamento. “Portoni Narranti” si inserisce in questo contesto non solo come un progetto di riqualificazione estetica, ma come un potente strumento di rigenerazione sociale e culturale. L’arte diventa il pretesto per tornare, per visitare, per riscoprire un patrimonio straordinario fatto di case antiche, paesaggi selvaggi e leggende secolari.

Maria Rosaria Grifone, giornalista e autrice di un libro sull’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, ha sottolineato durante la presentazione del progetto alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, come questa iniziativa insegni qualcosa di profondo: “i borghi rinascono quando tornano a essere luoghi di senso, quando la loro memoria viene valorizzata e resa accessibile, quando l’arte e la cultura creano nuove ragioni per visitarli, viverli, amarli”. Ogni portone, ha aggiunto, “è una porta aperta sulla storia, sull’identità, sulle radici che ci tengono ancorati a una terra anche quando tutto sembra spingerci altrove”.

Un Contesto Naturale di Straordinaria Bellezza

A fare da cornice a questo museo a cielo aperto è un contesto naturale mozzafiato. Guardiaregia sorge ai piedi del Monte Mutria, nel massiccio del Matese, ed è circondata da una natura rigogliosa che include una delle oasi del WWF più grandi d’Italia, l’Oasi di Guardiaregia-Campochiaro. Un’area protetta di oltre 2000 ettari che custodisce tesori come la cascata di San Nicola, il canyon del torrente Quirino e abissi carsici tra i più profondi d’Europa, come Pozzo della Neve. Un patrimonio di biodiversità che, unito all’attrattiva culturale dei “Portoni Narranti”, crea un’offerta turistica integrata e di grande valore, capace di attrarre un visitatore curioso, attento alla sostenibilità e alla ricerca di esperienze autentiche.

Di davinci

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