Il Madagascar è di nuovo in ginocchio a causa della furia di un ciclone tropicale. Gezani, questo il nome del vortice che si è abbattuto sulla costa orientale del paese il 10 febbraio 2026, ha portato con sé venti che hanno superato i 185 km/h, con raffiche fino a 270 km/h, scatenando una crisi umanitaria di vaste proporzioni. La città più colpita è Toamasina, il secondo centro urbano e principale porto del paese, che ora appare come un paesaggio di devastazione.
Un Bilancio Drammatico e in Continuo Aggiornamento
Le conseguenze del passaggio di Gezani sono catastrofiche. Secondo gli ultimi dati forniti dal Bureau National de Gestion des Risques et des Catastrophes (BNGRC), il bilancio delle vittime è salito ad almeno 59 morti solo in Madagascar, con oltre 800 feriti e 15 persone ancora disperse. La maggior parte dei decessi si è registrata proprio nella provincia di Toamasina. Si stima che oltre 260.000 persone siano state direttamente colpite dalla furia del ciclone, e più di 16.000 hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, ormai distrutte o gravemente danneggiate. I numeri sono impietosi: si parla di oltre 18.000 case rase al suolo e decine di migliaia danneggiate o allagate.
La situazione è resa ancora più critica dal fatto che il Madagascar era stato colpito solo dieci giorni prima da un altro ciclone, Fytia, che aveva già causato vittime e decine di migliaia di sfollati, mettendo a dura prova la capacità di risposta del paese.
Toamasina: Epicentro della Distruzione
A Toamasina, una città di circa 300.000 abitanti, la devastazione è quasi totale. Le autorità locali e i residenti parlano di un disastro su vasta scala, con stime che indicano che circa il 75-80% delle infrastrutture della città è stato danneggiato o distrutto. “È una catastrofe,” ha dichiarato il colonnello Michael Randrianirina, che guida il paese. Le immagini che arrivano dalla città portuale mostrano quartieri allagati, case scoperchiate, alberi sradicati e strade bloccate da detriti, rendendo difficili anche le operazioni di soccorso. L’interruzione delle forniture di energia elettrica e delle telecomunicazioni ha isolato ulteriormente la regione, complicando il coordinamento degli aiuti.
La Risposta Umanitaria e le Priorità dell’Emergenza
Di fronte a questa emergenza, il governo malgascio ha dichiarato lo stato di calamità nazionale e ha lanciato un appello alla solidarietà internazionale. Diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Azione Contro la Fame, sono già operative sul campo per fornire i primi soccorsi. Robert Sebbag, presidente di Azione Contro la Fame Francia, ha descritto una situazione di “distruzione su vasta scala”. La ONG ha fornito supporto logistico, mettendo a disposizione generatori e connessioni satellitari per facilitare le comunicazioni.
Le priorità immediate sono molteplici e urgenti:
- Alloggi temporanei: Fornire un riparo sicuro alle migliaia di famiglie che hanno perso la casa.
- Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: Prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua contaminata, un rischio altissimo in seguito alle inondazioni.
- Assistenza sanitaria: Curare i feriti e garantire l’accesso ai servizi sanitari di base, considerando che anche molte strutture mediche sono state danneggiate.
- Aiuti alimentari: Distribuire cibo alle popolazioni colpite, la cui sicurezza alimentare, già precaria, è ora gravemente minacciata.
Nei prossimi giorni, i team sul campo distribuiranno kit da cucina e kit igienici nei rifugi per rispondere ai bisogni più impellenti.
Un Contesto di Vulnerabilità Climatica ed Economica
Il passaggio del ciclone Gezani si inserisce in un contesto di estrema vulnerabilità per il Madagascar. L’isola è uno dei paesi più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, con una stagione ciclonica, da novembre a marzo, che porta regolarmente disastri naturali. Questa fragilità climatica si somma a una situazione socio-economica già difficile, caratterizzata da povertà diffusa e insicurezza alimentare cronica, specialmente nel sud del paese. Come sottolineato da Azione Contro la Fame, la malnutrizione acuta tra i bambini è una delle emergenze principali, e un evento catastrofico come questo non fa che aggravarla.
L’impatto economico del ciclone sarà profondo. La distruzione del porto di Toamasina, snodo cruciale per il commercio del paese, e i danni alle coltivazioni, in particolare quelle di riso, avranno ripercussioni a lungo termine sull’economia nazionale. La ricostruzione richiederà tempo e ingenti risorse, ben oltre quelle di cui il paese dispone autonomamente.
