Roma – “Nel centesimo anniversario della nascita di Vittorio Bachelet, la Repubblica rende omaggio alla sua memoria e al lascito del suo impegno civico e del suo apporto culturale”. Con queste solenni parole, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare la figura di Vittorio Bachelet, giurista, professore universitario e uomo delle istituzioni, la cui vita fu tragicamente spezzata dalla violenza terroristica il 12 febbraio 1980. Un omaggio che non è solo un atto di memoria, ma un richiamo potente all’attualità di un metodo, quello di Bachelet, fondato sul dialogo e sulla forza dei principi costituzionali.
Il Capo dello Stato, in una dichiarazione e partecipando a un convegno commemorativo presso l’Aula Magna dell’Università “La Sapienza”, lo stesso ateneo dove Bachelet fu assassinato, ha tracciato il profilo di un “giurista di alto valore”, capace di “coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale”. Un percorso iniziato nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e culminato nella presidenza dell’Azione Cattolica.
Un Uomo del Dialogo negli Anni della Violenza
Il Presidente Mattarella ha sottolineato come il metodo di Vittorio Bachelet fosse “improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze”. In un’Italia lacerata dagli Anni di Piombo, Bachelet interpretò i suoi ruoli, sia nell’associazionismo che nelle istituzioni, in piena coerenza con gli “ideali di democrazia e pluralismo”. Per lui, il dialogo non era una debolezza, ma “una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”.
La Sfida al Terrorismo con la Forza della Costituzione
Un passaggio chiave del ricordo di Mattarella riguarda il ruolo di Bachelet come Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, carica che ricopriva al momento dell’attentato. In quella veste, ha evidenziato il Presidente, Bachelet “ha fortemente operato perché fosse l’ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia recata dal terrorismo alla convivenza civile del Paese, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale”. Questa posizione rappresenta forse l’eredità più luminosa e attuale del suo pensiero: la ferma convinzione che lo Stato di diritto non dovesse piegarsi alla logica dell’emergenza, ma rispondere alla barbarie con la solidità delle proprie garanzie e della propria giustizia. Le Brigate Rosse, nel loro delirante comunicato di rivendicazione, lo accusarono di aver trasformato il CSM in una “mente politica” per controllare i magistrati, colpendo in realtà un uomo che era diventato il punto di riferimento per un’intera magistratura invitata a non cedere alla paura.
L’Impegno Ecclesiale e il Brutale Assassinio
Parallelamente al suo servizio nelle istituzioni laiche, Bachelet fu una figura centrale nel mondo cattolico. Come Presidente dell’Azione Cattolica, dal 1964 al 1973, “si adoperò per far emergere l’importanza dell’apporto dei laici alle attività della Chiesa, in conformità agli orientamenti del Concilio Vaticano II”. Fu un uomo capace di guidare l’associazione in una fase di profondo rinnovamento, promuovendo una nuova corresponsabilità dei laici.
Questa vita straordinaria fu interrotta vilmente il 12 febbraio 1980. Al termine di una lezione nella facoltà di Scienze Politiche de “La Sapienza”, mentre conversava con la sua assistente, una giovanissima Rosy Bindi, un commando delle Brigate Rosse gli sparò a bruciapelo sulle scale dell’ateneo. Fu un attacco non solo a un uomo, ma, come sottolineò l’allora Presidente Sandro Pertini, un colpo diretto al cuore delle istituzioni democratiche.
Un’Eredità di Perdono e Cultura
La grandezza di Vittorio Bachelet sopravvive non solo nel suo operato, ma anche nella testimonianza della sua famiglia. Indelebili restano le parole pronunciate dal figlio Giovanni durante i funerali: “Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta”. Una lezione di umanità e fede che scosse l’Italia.
Come ha concluso il Presidente Mattarella, Bachelet era convinto che “la cultura fosse mezzo efficace per sconfiggere ogni forma di sopraffazione e protervia”. Per questo la Repubblica, oggi, gli è “grata per la sua opera e il suo esempio”. Un esempio che, a cento anni dalla sua nascita, continua a illuminare il cammino della nostra democrazia.
