Un ritorno atteso, carico di significati personali e di una rinnovata urgenza espressiva. A undici anni dalla sua ultima apparizione in gara sul palco del Teatro Ariston, Raf, icona del pop italiano con oltre quarant’anni di carriera e milioni di dischi venduti, si ripresenta al Festival di Sanremo. Lo fa con un brano che è già una dichiarazione d’intenti fin dal titolo, “Ora e per sempre”, una ballad romantica e profondamente autobiografica che porta la firma congiunta sua e del figlio, Samuele Riefoli.

La genesi di una promessa d’amore in musica

La canzone, come raccontato dallo stesso artista, è un vero e proprio viaggio nel tempo, un ponte tra passato e presente che affonda le sue radici in un ricordo intimo e prezioso. L’ispirazione è nata quasi per caso, durante una sessione creativa con il figlio Samuele. “Siamo partiti da un suo spunto, lo stavo aiutando a costruire una melodia”, ha spiegato Raf. Da quel momento al pianoforte è scaturita la musica, ma è stato un ritrovamento inaspettato a dare l’impulso decisivo al testo. Da un cassetto è riemerso un vecchio foglio ingiallito: la promessa di matrimonio scambiata con la moglie Gabriella Labate nel 1996, a Cuba. La formula tradizionale “finché morte non ci separi”, scritta in spagnolo dal prete, apparve a Raf troppo malinconica. D’istinto, la cancellò e la sostituì a matita con “ahora y para siempre”, ora e per sempre.

Quel gesto spontaneo è diventato il cuore pulsante del brano, che narra la storia di due giovani innamorati alla fine degli anni ’80, il cui legame solido e duraturo si confronta con un mondo in costante e talvolta tumultuoso cambiamento. “È la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così”, ha commentato l’artista.

Uno sguardo critico sul presente e il trionfo dell’amore

“Ora e per sempre” non è solo una celebrazione dell’amore coniugale, ma anche una riflessione amara sulla contemporaneità. Il testo evoca un mondo che “urla e stride”, vuoto di empatia, un riflesso dell’ansia che l’artista prova di fronte alla “scarsa empatia che i potenti provano verso popoli che vengono sopraffatti”. Nonostante questo scenario complesso e a tratti oscuro, la canzone si chiude con un messaggio di speranza incrollabile: la certezza che, al sorgere del sole, l’amore prevarrà su tutto, trovando i protagonisti ancora insieme. Un lieto fine tipico della canzone pop, ma carico di una valenza quasi universale.

Sanremo: un rapporto di amore e “pace fatta”

Questa è la quinta partecipazione di Raf al Festival come concorrente, dopo le esperienze del 1988 con “Inevitabile follia”, del 1989 con la celeberrima “Cosa resterà degli anni ’80”, del 1991 con “Oggi un Dio non ho” e del 2015 con “Come una favola”. Senza dimenticare il suo ruolo di autore, insieme a Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi, per “Si può dare di più”, brano vincitore nel 1987. L’artista ha ammesso di non aver sempre avuto un rapporto idilliaco con la kermesse, criticandone in passato l’eccessiva enfasi sulla competizione. Tuttavia, riconosce come il Festival, soprattutto nelle edizioni più recenti, sia diventato “l’unico palcoscenico che ti può offrire visibilità”, un’opportunità preziosa per presentare il suo nuovo progetto discografico, un album di inediti atteso in autunno.

La serata delle cover e i progetti futuri

Per la serata dedicata alle cover, Raf ha scelto di collaborare con i The Kolors per reinterpretare un classico del 1984, “The Riddle” di Nik Kershaw, lo stesso anno del suo successo internazionale “Self Control”. L’idea è di mantenere l’originale andatura di marcia irlandese, arricchendola però con un ritmo reggaeton che inviti al ballo.

Dopo l’impegno sanremese, l’agenda di Raf è fitta di appuntamenti. Si dedicherà alla registrazione del nuovo album e poi partirà per un lungo tour. L’“Infinito – Estate 2026” lo vedrà esibirsi in tutta Italia per celebrare i 25 anni di uno dei suoi brani più amati. In autunno, seguirà l’“Infinito – Palasport 2026”, con tre grandi eventi già fissati a Napoli, Milano e Roma, a conferma di un legame con il pubblico che non conosce il passare del tempo.

La posizione sull’Eurovision Song Contest

Interrogato su una possibile partecipazione all’Eurovision Song Contest in caso di vittoria, Raf ha espresso forti perplessità. Ha manifestato solidarietà alla collega Levante per la sua posizione e ha sollevato dubbi sulla presenza di Israele nella competizione, a fronte dell’esclusione della Russia da altri eventi internazionali. Al di là delle questioni politiche, è proprio il format della manifestazione a non convincerlo: “È un baraccone spesso anche kitsch, dove la musica passa quasi in secondo piano. […] Quando ci andai nel 1987 con Tozzi e con ‘Gente di mare’ era diverso, c’erano le canzoni, c’era l’orchestra… Se devo andarci con ‘Ora e per sempre’, mi viene voglia di dire: no, grazie”.

Di euterpe

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