MILANO – Una notte da leggenda, un’emozione che solo la rivalità più sentita dell’hockey su ghiaccio femminile sa regalare. Sul ghiaccio dell’Arena Santa Giulia, gremita in ogni ordine di posto, gli Stati Uniti hanno scritto una pagina memorabile della loro storia olimpica, conquistando la medaglia d’oro ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026. In una finale di una intensità rara, le americane hanno piegato in rimonta le campionesse in carica del Canada per 2-1, al termine di un match risolto solo all’overtime da una prodezza che resterà negli annali.
È il terzo trionfo olimpico per la nazionale a stelle e strisce, una vittoria dal sapore dolcissimo che vale come rivincita dopo la sconfitta subita quattro anni fa a Pechino e che riaccende una saga sportiva senza eguali. Una partita che ha condensato tutto: tattica, fisico, cuore e giocate da fuoriclasse, fino all’epilogo più drammatico e spettacolare.
La cronaca di una battaglia sul ghiaccio
La sfida, come da pronostico, si è rivelata un braccio di ferro sin dal primo ingaggio. Il Canada, forte di una striscia di cinque ori nelle ultime sei edizioni olimpiche, ha cercato di imporre il proprio gioco fisico, mentre gli USA, imbattuti nel torneo, hanno risposto con velocità e tecnica. Il primo periodo, pur intenso e con occasioni da ambo le parti, si è chiuso a reti inviolate, con le due formidabili portieri, Ann-Renee Desbiens per il Canada e Aerin Frankel per gli USA, a ergersi protagoniste.
La partita si è sbloccata all’inizio del secondo periodo. Con una giocatrice in meno sul ghiaccio, il Canada ha tirato fuori dal cilindro una magia in contropiede: Kristin O’Neill, con una finta magistrale, ha superato la difesa americana e ha depositato il disco in rete, portando in vantaggio le sue. Un gol pesantissimo che ha messo in salita la strada per le statunitensi, costrette a inseguire contro una squadra maestra nella gestione del risultato.
La rimonta americana firmata Knight e Keller
Sotto di un gol, gli Stati Uniti hanno provato a reagire, ma si sono scontrati per lunghi tratti contro il muro difensivo eretto dalle canadesi e contro una Desbiens in stato di grazia. Il tempo scorreva inesorabile e il sogno dorato sembrava allontanarsi per le americane. Ma in questo sport, e in particolare in questa rivalità, mai dire mai. A poco più di due minuti dalla sirena finale, con la disperazione che iniziava a serpeggiare, il coach statunitense ha tentato il tutto per tutto togliendo il portiere per aggiungere un’attaccante di movimento. La mossa della disperazione ha pagato: su un tiro di Laila Edwards, la leggendaria Hilary Knight ha trovato la deviazione vincente che ha trafitto Desbiens, facendo esplodere di gioia la panchina americana. Un gol, a 2 minuti e 4 secondi dal termine, che ha riequilibrato il punteggio e trascinato la finale all’overtime.
Il tempo supplementare, giocato in 3 contro 3, ha offerto praterie sul ghiaccio, esaltando la tecnica e la velocità delle pattinatrici. E qui è salita in cattedra Megan Keller. Al minuto 4:07, la difensora statunitense ha ricevuto un passaggio lungo, ha puntato la difesa avversaria, ha superato con una finta spettacolare la diretta marcatrice Claire Thompson e, a tu per tu con il portiere, ha insaccato il disco d’oro con un tiro di rovescio. Un golden goal che ha fatto scattare i festeggiamenti e ha consegnato agli Stati Uniti una medaglia d’oro tanto sofferta quanto meritata.
Un’altra pagina di una rivalità infinita
Questa finale olimpica è solo l’ultimo, esaltante capitolo di una rivalità che ha definito l’hockey su ghiaccio femminile fin dalla sua introduzione ai Giochi nel 1998 a Nagano, quando furono proprio gli USA a vincere il primo oro. Da allora, Stati Uniti e Canada si sono affrontate in sette delle otto finali olimpiche, dando vita a sfide sempre equilibrate e spettacolari. La vittoria di Milano-Cortina 2026 permette agli USA di riportarsi sul tetto del mondo, interrompendo il dominio canadese e alimentando ulteriormente un dualismo che è la vera fortuna di questa disciplina.
