SIBARI (Cosenza) – La Piana di Sibari si trova nuovamente a fronteggiare la furia del fiume Crati. Le intense precipitazioni degli ultimi giorni hanno causato l’esondazione del corso d’acqua, sommergendo campagne, mettendo a rischio centri abitati e, soprattutto, infliggendo un duro colpo a uno dei tesori archeologici più preziosi della Magna Grecia. L’area di Casa Bianca, settore normalmente non accessibile al pubblico del Parco Archeologico di Sibari, è stata invasa dalle acque, sollevando un’immediata ondata di preoccupazione per l’inestimabile patrimonio storico e culturale che custodisce.

L’emergenza nel Parco Archeologico: un tesoro sommerso

La situazione all’interno del sito archeologico è critica. L’allagamento è stato aggravato da un’avaria alle idrovore, i macchinari essenziali per il drenaggio delle acque in un’area già di per sé estremamente vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Il direttore del Parco Archeologico, Filippo Demma, ha descritto uno scenario drammatico, con l’area di Casa Bianca sommersa da oltre tre metri di acqua e fango. Demma ha spiegato che le pompe, pur essendo state installate di recente, sono andate in avaria non appena hanno iniziato ad aspirare fango a causa dell’innalzamento del livello della piena, rendendo di fatto inevitabile il disastro. Per far fronte all’emergenza, è stato richiesto l’intervento immediato della Protezione Civile, il cui compito sarà quello di liberare il sito dall’acqua e dal fango nel più breve tempo possibile per limitare i danni permanenti alle strutture e ai reperti.

La fragilità del Parco di Sibari è una questione nota da tempo. Il sito sorge su una falda acquifera alimentata dai massicci del Pollino e della Sila, un equilibrio precario mantenuto artificialmente da un sistema di pompaggio attivo 24 ore su 24. L’episodio attuale riaccende il dibattito sulla necessità di interventi strutturali e a lungo termine per la messa in sicurezza definitiva di un patrimonio che appartiene all’umanità intera.

La gestione della crisi e l’evacuazione dei residenti

Parallelamente all’emergenza culturale, le autorità locali hanno dovuto gestire una complessa operazione di protezione civile per garantire la sicurezza dei cittadini. Il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianpaolo Iacobini, ha seguito costantemente l’evolversi della situazione, definendola “critica ma sotto controllo”. Nella serata di ieri, il livello del Crati ha raggiunto i 3,92 metri, sfiorando la soglia di allarme fissata a 4 metri, per poi registrare un lieve calo e una successiva risalita a 3,75 metri. Un dato che, sebbene inferiore ai 5,50 metri toccati durante le alluvioni più devastanti, ha imposto la massima cautela.

A scopo puramente precauzionale, è stata emessa un’ordinanza di evacuazione temporanea per i residenti dei piani interrati, seminterrati e terra delle abitazioni nelle contrade Lattughelle e Piano Scafo. L’operazione ha coinvolto circa 700 persone e si è svolta con ordine e rapidità. “In meno di due ore siamo stati in grado di completare l’evacuazione di un quartiere popoloso,” ha dichiarato il sindaco Iacobini, elogiando il senso di responsabilità e la collaborazione della cittadinanza. Per coloro che non avevano soluzioni abitative alternative, il Comune ha messo a disposizione strutture ricettive, ospitando al momento 57 persone, mentre altri hanno trovato riparo presso parenti e amici.

La situazione attuale e le prospettive future

Le prossime ore saranno decisive. Si attende il picco di piena nel pomeriggio per decidere se revocare o mantenere l’ordinanza di evacuazione. Intanto, si registrano segnali di miglioramento in altre aree colpite, come i Laghi di Sibari, dove la superficie inondata si è ridotta da tre a circa 1,5 chilometri quadrati. Questo dato offre un cauto ottimismo, sebbene la giornata rimanga complessa e l’allerta alta.

L’esondazione del Crati non è un evento isolato, ma l’ultimo di una serie di episodi che hanno messo in luce la fragilità idrogeologica del territorio calabrese, aggravata da eventi meteorologici sempre più estremi. L’amministrazione comunale di Cassano allo Ionio ha già richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza per far fronte ai danni ingenti subiti da agricoltura, infrastrutture e abitazioni private. L’attenzione è ora rivolta non solo alla gestione dell’emergenza immediata, ma anche alla pianificazione di interventi strutturali, come il consolidamento degli argini e una gestione più efficace dei bacini idrografici, per prevenire che simili disastri si ripetano in futuro.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *