ROMA – Un visitatore da un altro sistema stellare sta attraversando il nostro vicinato cosmico, portando con sé i segreti della sua lontana origine. La cometa interstellare 3I/Atlas, il terzo oggetto di questo tipo mai rilevato, è diventata il fulcro di un’intensa campagna di osservazione internazionale, e le ultime scoperte, ottenute grazie alla potenza tecnologica dei telescopi della NASA, stanno ridisegnando la nostra comprensione di questi nomadi celesti. Le analisi confermano la presenza di grandi quantità di acqua e molecole organiche semplici nella sua chioma, l’involucro gassoso che circonda il nucleo cometario. Una scoperta che non solo arricchisce il nostro catalogo di chimica interstellare, ma solleva anche affascinanti interrogativi sulla formazione dei sistemi planetari in tutta la galassia.
La cronaca di una scoperta annunciata
La storia di 3I/Atlas inizia ufficialmente il primo luglio 2025, quando il sistema di sorveglianza terrestre Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS), progettato per scovare asteroidi potenzialmente pericolosi, la identifica per la prima volta. Tuttavia, come spesso accade in astronomia, la prima osservazione non è stata la prima in assoluto. Indagando negli archivi, gli scienziati hanno scoperto che l’Osservatorio astronomico Vera C. Rubin in Cile, una delle strutture più avanzate per le survey celesti, aveva già immortalato l’enigmatico corpo celeste dieci giorni prima, senza però riconoscerne la natura interstellare. Dal dicembre 2025, dopo essere riemersa dal bagliore del Sole, la cometa è diventata uno degli oggetti più studiati del cielo, un’occasione imperdibile per scrutare da vicino un campione di materia proveniente da un’altra stella.
L’occhio a 102 colori di Spherex svela la composizione
A guidare la carica nella caratterizzazione di 3I/Atlas è stato il telescopio spaziale Spherex (Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization, and Ices Explorer) della NASA. Questo strumento di ultima generazione, dotato di un avanzato telescopio a triplo specchio, è in grado di osservare il cielo in 102 “colori” diversi nella banda dell’infrarosso, una capacità che gli permette di creare mappe spettrali complete del cosmo. Puntando il suo occhio sensibile sulla chioma di 3I/Atlas – la nube di gas e polveri che si forma quando il calore del Sole fa sublimare i ghiacci superficiali – Spherex ha rivelato una composizione chimica tanto attesa quanto sorprendente.
Le analisi spettrali hanno confermato la presenza di ingenti quantità di vapore acqueo, l’ingrediente fondamentale per la vita come la conosciamo. Ma non solo: per la prima volta sono state identificate con certezza molecole organiche semplici, tra cui metano, metanolo e cianuro. È fondamentale precisare che “organico”, in questo contesto, si riferisce a molecole basate sul carbonio e non implica necessariamente un’origine biologica. Tuttavia, la loro presenza conferma che i mattoni chimici fondamentali per la vita sono abbondanti nell’universo e possono viaggiare da un sistema stellare all’altro a bordo di questi “iceberg” cosmici.
L’anomalia rilevata da Swift: una cometa “troppo” attiva
A rendere il quadro ancora più intrigante sono state le osservazioni dell’Osservatorio Swift della NASA, un satellite veterano nella caccia ai fenomeni più energetici dell’universo, come i lampi gamma, ma incredibilmente versatile. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal Letters, hanno documentato la presenza di acqua attraverso il rilevamento di un suo sottoprodotto, l’idrossile (OH), che si forma quando la radiazione solare scinde le molecole di H₂O.
Il dato sbalorditivo è la distanza a cui questa rilevazione è avvenuta. Swift ha “visto” l’acqua quando la cometa si trovava a quasi tre volte la distanza Terra-Sole, una regione del Sistema Solare dove le temperature sono così basse che il ghiaccio d’acqua non dovrebbe sublimare in modo così significativo. Nonostante il freddo siderale, 3I/Atlas stava perdendo acqua al ritmo impressionante di circa 40 chilogrammi al secondo. Per fare un paragone, è una quantità d’acqua simile a quella espulsa da una manichetta antincendio completamente aperta. Questo comportamento è nettamente diverso da quello delle comete native del nostro Sistema Solare, che a simili distanze rimangono per lo più inerti. Questa iperattività suggerisce che 3I/Atlas potrebbe avere una composizione chimica o una struttura fisica diversa, forse più ricca di composti super-volatili come il monossido di carbonio, come osservato nel precedente visitatore interstellare, 2I/Borisov.
Un messaggero da mondi lontani
Lo studio di comete interstellari come 3I/Atlas e 2I/Borisov è di fondamentale importanza. Essendo frammenti espulsi da altri sistemi planetari, esse rappresentano delle vere e proprie “sonde” che ci permettono di analizzare la materia primordiale da cui si sono formati pianeti attorno ad altre stelle. La composizione di 3I/Atlas, così ricca d’acqua e composti organici, potrebbe indicare che gli ingredienti per la vita sono comuni nella Via Lattea. La sua attività anomala, inoltre, ci costringe a riconsiderare i modelli di formazione ed evoluzione cometaria. Ogni fotone catturato da questo viaggiatore silenzioso è un pezzo di un puzzle cosmico che stiamo lentamente, ma inesorabilmente, componendo, offrendoci una finestra unica non solo sul nostro passato, ma anche su innumerevoli mondi ancora da scoprire.
