Un viaggio nel tempo, tra merletti, tessuti damascati e bottoni preziosi, per riscoprire un secolo di contraddizioni e splendori. Dal 20 febbraio, gli storici studi di Cinecittà sulla via Tuscolana a Roma inaugurano una nuova, straordinaria esposizione dal titolo “Noblesse oblige”, un percorso immersivo nel Settecento cinematografico. Curata da Barbara Goretti in collaborazione con l’Associazione Scenografi Costumisti Arredatori (A.S.C.), la mostra pone un accento inedito sulla moda maschile dell’epoca, raccontando attraverso abiti iconici le atmosfere di un’era segnata da Illuminismo, Rivoluzione Industriale e il crepuscolo dell’Ancien Régime.

Omaggio a un Capolavoro: “Il Casanova” di Fellini e il genio di Danilo Donati

Il cuore pulsante dell’esposizione è un tributo speciale a “Il Casanova” di Federico Fellini, in occasione del 50° anniversario della sua uscita nelle sale. Un’intera sala è dedicata al capolavoro del maestro riminese, con al centro l’abito di scena indossato dal protagonista Donald Sutherland, che si aggiudicò il ruolo superando concorrenti del calibro di Robert Redford, Marcello Mastroianni e Gian Maria Volonté. Ad affiancare il costume del celebre seduttore, due magnifici abiti femminili indossati da dame veneziane, realizzati dalle storiche sartorie Tirelli – Trappetti Costumi dal 1964 e Sartoria Farani.

Questa celebrazione coincide con un altro importante anniversario: i 100 anni dalla nascita di Danilo Donati, scenografo e costumista sodale di Fellini, il cui lavoro per “Il Casanova” fu coronato con il premio Oscar nel 1977. La mostra svela il metodo creativo di Donati, un connubio di ricostruzione filologica, citazione pittorica e pura invenzione. Come racconta Gianfranco Angelucci, regista e storico collaboratore di Fellini, “Il Casanova” fu un film “firmato totalmente Cinecittà“. Ogni elemento, persino la laguna di Venezia, fu meticolosamente ricostruito all’interno degli studi. Donati, per dare forma alla sua visione, si ispirò alla grande pittura del Settecento, da Turner a Hogarth, da Guardi a Canaletto, arrivando a recarsi personalmente a Londra per acquistare tessuti particolari e a tingere le stoffe a mano in grandi vasche allestite negli atelier. L’esposizione è arricchita da elementi scenografici originali del set, come un rinoceronte e un leone di Venezia, che contribuiscono a ricreare la magia di quella produzione monumentale.

Un Settecento multiforme: da “Amadeus” a “Dracula”

L’esplorazione del XVIII secolo prosegue attraverso una galleria di personaggi e film che ne hanno interpretato lo spirito in modi diversi e affascinanti. La mostra espone sei habit à la française, il completo maschile simbolo dell’eleganza aristocratica, indossati da grandi attori internazionali.

  • Tom Hulce in “Amadeus” e Colin Firth in “Valmont”: Due abiti (Tirelli – Trappetti) che portano la firma di Theodor Pistek, straordinario costumista e pittore ceco, vincitore di due premi Oscar proprio per i film di Milos Forman. Le sue creazioni per “Amadeus” (1984) e “Valmont” (1989) sono un esempio magistrale di come il costume possa definire un’epoca e la psicologia di un personaggio, dal genio irriverente di Mozart all’oscuro seduttore delle Liaisons dangereuses.
  • Guillaume Canet in “Le Déluge”: L’abito di Luigi XVI, realizzato da Massimo Cantini Parrini (vincitore del suo sesto David di Donatello per questo film), simboleggia con rigore storico il crollo di un potere e di un’intera epoca. Parrini ha voluto rappresentare non solo il re, ma anche l’uomo fragile di fronte al suo tragico destino.
  • Caleb Landry Jones in “Dracula”: Una rivisitazione del principe delle tenebre firmata da Luc Besson. Il costume, disegnato da Corinne Bruand (Tirelli – Trappetti), utilizza le tinte pastello e i raffinati ricami tipici del Settecento per creare un personaggio romantico e cupo, piegando l’eleganza dell’epoca a nuove esigenze narrative.
  • Steve Buscemi in “Mercoledì 2”: In un’interpretazione smaccatamente pop, il preside Dort indossa un completo viola ideato dalla quattro volte premio Oscar Colleen Atwood, affiancata da Mark Sutherland. L’abito, realizzato dalla sartoria Tirelli – Trappetti, riprende le atmosfere gotiche della serie per un sontuoso party in maschera a tema carnevale veneziano.

Oltre il Settecento: Icone del cinema italiano e internazionale

La selezione 2026 di “Cinecittà si Mostra” non si esaurisce nel XVIII secolo. Il percorso espositivo, sempre a cura di Barbara Goretti, Piero Risani e Carolina Rorato Guarienti per A.S.C., si allarga per omaggiare altre grandi icone del cinema. Tra i costumi esposti, si possono ammirare creazioni indossate da attrici leggendarie come Anna Magnani ne “La carrozza d’oro” di Jean Renoir (costumi di Maria De Matteis) e Virna Lisi in “Arabella” (creazioni di Piero Tosi). Un’occasione unica per apprezzare la maestria di artigiani e artisti che, con ago, filo e infinita creatività, hanno contribuito a scrivere la storia del cinema mondiale proprio tra le mura di Cinecittà, la “Fabbrica dei Sogni”.

Di euterpe

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