Una giornata di forti vendite a Piazza Affari, con l’indice principale FTSE MIB che ha chiuso le contrattazioni in netto calo dell’1,3%. A scatenare le turbolenze sui mercati è stato principalmente il nuovo “decreto bollette” varato dal governo, le cui norme hanno impattato pesantemente sui produttori di energia, causando un vero e proprio crollo del settore. A questo si aggiungono le dinamiche specifiche di alcuni importanti titoli, come Fincantieri, che hanno contribuito a delineare un quadro a tinte fosche per la Borsa di Milano.
Il “Decreto Bollette” e la Tempesta sulle Utility
La notizia che ha dominato la seduta è stata senza dubbio l’approvazione del cosiddetto “decreto bollette”. Le misure contenute nel provvedimento, volte a ridurre i costi energetici per famiglie e imprese, hanno avuto un effetto immediato e negativo sui titoli delle utility. In particolare, il decreto prevede un aumento di due punti percentuali dell’Irap per le aziende del settore energetico per gli esercizi fiscali 2026-2027. Questa misura, secondo le stime, dovrebbe generare un gettito complessivo di un miliardo di euro, ma ha inevitabilmente pesato sui bilanci e sulle prospettive delle società coinvolte.
La reazione del mercato non si è fatta attendere. Le vendite hanno colpito in modo generalizzato tutto il comparto energetico. Tra le più penalizzate troviamo:
- Erg: -5,3%
- Enel: -4,4%
- A2a: -4%
- Iren: -3,7%
- Hera: -2,1%
- Acea: -1,5%
Gli analisti di Equita Sim hanno definito le indicazioni del decreto “negative per gli operatori energetici”, sottolineando come queste introducano un “rischio regolatorio” e riducano la visibilità sull’evoluzione dei prezzi dell’energia. Anche secondo Intermonte, l’impatto sull’utile per azione (EPS) del 2026 potrebbe essere significativo, stimando una riduzione di circa il 3% per le utility regolate e del 2% per quelle integrate.
Fincantieri a Picco dopo l’Aumento di Capitale
Un’altra performance decisamente negativa è stata quella di Fincantieri, che ha visto il suo titolo crollare del 9,4% a 14,92 euro. Il ribasso è una diretta conseguenza del completamento di un aumento di capitale da circa 500 milioni di euro, riservato a investitori qualificati e istituzionali. Le nuove azioni sono state collocate a un prezzo di 15,32 euro ciascuna, con uno sconto di circa il 7% rispetto alla chiusura del giorno precedente. Sebbene l’operazione miri a rafforzare la flessibilità finanziaria della società e a supportare il piano industriale, l’effetto diluitivo e lo sconto sul prezzo hanno innescato una forte pressione di vendita sul titolo. Con questa operazione, la quota dell’azionista di controllo Cdp Equity scende dal 70,67% a circa il 64,25%.
La giornata è stata negativa anche per altri importanti titoli del listino principale, come Prysmian (-4%) e Stellantis (-3,6%), che hanno contribuito al clima di debolezza generale.
Le Note Positive: Tenaris Vola, Bene Nexi e Amplifon
In un contesto di mercato così difficile, spicca in positivo la performance di Tenaris, che ha chiuso la seduta con un balzo del 3,7%. A trainare il titolo sono stati i risultati trimestrali superiori alle attese e le previsioni positive per il 2026. La società, leader nella produzione di tubi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas, ha presentato conti che hanno convinto sia gli analisti che gli investitori, dimostrando una notevole resilienza. Tra le altre note liete della giornata si segnalano anche Nexi (+1,4%) e Amplifon (+1%).
Focus su MPS e la Fusione con Mediobanca
I riflettori sono rimasti accesi anche su Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), che ha registrato un rialzo dello 0,5% a 8,59 euro. L’interesse degli investitori è legato alla recente decisione del Consiglio di Amministrazione di procedere con la piena integrazione di Mediobanca attraverso una fusione per incorporazione. Questa operazione comporterà il conseguente delisting di Mediobanca da Piazza Affari. L’obiettivo è la massimizzazione delle sinergie industriali e della creazione di valore. Anche Mediobanca ha beneficiato della notizia, chiudendo in positivo a +0,4% a 19,26 euro. Il nuovo piano industriale, che svelerà i dettagli dell’operazione, è atteso per il 27 febbraio.
Stabile lo Spread, Rendimento del BTP al 3,36%
Sul fronte del mercato obbligazionario, lo spread tra BTP e Bund si è mantenuto stabile, chiudendo a 60 punti base. Il rendimento del BTP decennale italiano si è attestato al 3,36%, segnalando una relativa calma sul mercato del debito sovrano, nonostante le turbolenze del mercato azionario.
