TERMOLI – Un muro di silenzio da parte dell’azienda, il futuro appeso a un filo per 63 famiglie e la chiamata in causa di un gigante come Stellantis. Sono questi gli ingredienti di una vertenza che sta scuotendo il tessuto industriale di Termoli e del Molise intero. I lavoratori dello stabilimento Kuehne+Nagel, multinazionale della logistica che opera in stretta connessione con il vicino impianto di Stellantis, hanno incrociato le braccia con un’adesione del 100%. Uno sciopero proclamato ad oltranza, su tutti i turni di lavoro, come risposta a quella che i sindacati definiscono una “gravissima mancanza di responsabilità” da parte di un’azienda che sembra aver abbandonato il territorio.
Una crisi annunciata e un tavolo disertato
La tensione è salita alle stelle dopo che la direzione di Kuehne+Nagel ha disertato un tavolo di confronto convocato in Regione Molise dall’assessore alle Attività Produttive, Andrea Di Lucente. Un incontro che doveva servire a trovare soluzioni per il futuro dei 63 dipendenti, ma che si è trasformato, secondo le sigle sindacali Fim-Cisl e Uilm, nell’ennesima dimostrazione di “mancanza di rispetto verso questo territorio”. L’assenza dell’azienda è stata interpretata come un segnale inequivocabile della volontà di non cercare alternative alla chiusura, lasciando come unica, inaccettabile, prospettiva quella dei trasferimenti in altre regioni.
“È uno sciopero importante con un’adesione al 100%, stabilimento fermo, Stellantis in difficoltà. È un momento molto difficile per i lavoratori perché, probabilmente, rischiano di perdere il posto”, ha dichiarato con preoccupazione Francesco Guida, segretario regionale della Uilm, davanti ai cancelli dello stabilimento. Parole che riecheggiano quelle di Antonio Marinelli, rsu di K+N, che aggiunge: “Non abbiamo risposte dall’azienda e stiamo andando verso la chiusura”.
Il grido d’allarme dei sindacati e il ruolo di Stellantis
La protesta dei lavoratori non è una semplice rivendicazione salariale, ma una lotta per “il diritto al lavoro” e per un futuro che sembra svanire. “Solo qualche anno fa si pensava che questa logistica potesse dare futuro a più di 100 dipendenti e famiglie”, ricorda Marco Laviano, segretario regionale della Fim-Cisl. “A distanza di qualche anno, la direzione annuncia ammortizzatori straordinari, speciali per cessione di attività. Questo per noi è un fatto inconcepibile”.
I sindacati puntano il dito contro la “mancanza di responsabilità” di Kuehne+Nagel, una multinazionale di livello mondiale, ma chiamano in causa anche Stellantis, in qualità di principale committente. La crisi dell’indotto è infatti una conseguenza diretta delle incertezze che avvolgono il futuro dello stabilimento Stellantis di Termoli, soprattutto dopo lo stop definitivo al progetto della Gigafactory per la produzione di batterie. Sebbene Stellantis abbia confermato investimenti per la produzione di motori GSE Euro 7 e del cambio e-Dct, garantendo continuità oltre il 2030, i sindacati chiedono maggiore chiarezza sui volumi produttivi e sui modelli a cui queste componenti saranno destinate.
Un territorio in ginocchio
La vertenza Kuehne+Nagel si inserisce in un contesto economico e sociale già estremamente fragile. Il Molise, come evidenziato da recenti dati, soffre di una profonda crisi occupazionale, con un alto tasso di precarietà e un numero allarmante di giovani che non studiano e non lavorano (NEET). La crisi di Stellantis, per decenni motore economico del Basso Molise, ha acuito queste difficoltà, con un massiccio ricorso alla cassa integrazione che ha interessato migliaia di lavoratori. La chiusura di un’altra azienda, seppur di dimensioni più contenute, rappresenterebbe un ulteriore, durissimo colpo per un’area che lotta per non sprofondare nel deserto industriale.
I lavoratori e i sindacati sono determinati a continuare la lotta. Chiedono risposte, dignità e, soprattutto, un futuro per sé e per le proprie famiglie. La mobilitazione andrà avanti ad oltranza, nella speranza che il loro grido d’allarme non resti inascoltato e che le istituzioni e le aziende coinvolte si assumano finalmente le proprie responsabilità.
