ORTA NOVA (Foggia) – Un clima di forte tensione ha avvolto il comune di Orta Nova, nel foggiano, in occasione della presentazione del libro “Mussolini e il fascismo” scritto da Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote di Benito Mussolini. L’evento, organizzato dalla sezione locale di Fratelli d’Italia e tenutosi nella sala consiliare del municipio, ha innescato un’ondata di polemiche e una mobilitazione di protesta che ha visto la partecipazione di decine di persone.

Il Presidio della Discordia

Davanti al palazzo comunale, mentre all’interno si svolgeva la presentazione, si è radunato un presidio di dissenso. Tra i manifestanti figuravano esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Foggia, rappresentanti della Flc Cgil, di Sinistra Italiana e dell’Unione degli studenti. La protesta, pacifica ma ferma, è stata la risposta all’invito alla mobilitazione lanciato dalla stessa Anpi, che fin dalle prime ore della mattina aveva chiesto un’ampia partecipazione per manifestare contro un’iniziativa ritenuta inopportuna e divisiva.

Le organizzazioni contestatrici avevano formalmente richiesto al sindaco, Domenico Di Vito, di revocare l’autorizzazione per l’utilizzo della sala consiliare, considerata un luogo istituzionale e simbolo dei valori democratici e antifascisti su cui si fonda la Repubblica Italiana.

Le Ragioni della Protesta: “Non Revisionismo, ma Sdoganamento del Fascismo”

Le critiche mosse all’evento sono state nette e circostanziate. Michele Galante, presidente provinciale dell’Anpi di Foggia, ha definito la decisione del sindaco “assurda”, sottolineando come il libro non rappresenti semplicemente un’opera di revisionismo storico, ma un “tentativo di riabilitare un regime dittatoriale fatto di violenza, di soppressione delle libertà democratiche, di razzismo e di guerre”. Secondo Galante, concedere uno spazio istituzionale a un’iniziativa del genere costituisce “un problema serio per la nostra democrazia” ed è “grave che un’amministrazione che ha giurato fedeltà alla Costituzione non si renda conto di quello che suscita questa iniziativa”.

Sulla stessa linea si sono espresse la Cgil e Sinistra Italiana, che hanno parlato di un’offesa alla memoria della città e ai valori della Costituzione. La FLC CGIL di Foggia ha espresso “profonda indignazione e ferma condanna”, ricordando che il sistema d’istruzione italiano affonda le sue radici nei valori dell’antifascismo e che “portare nelle sedi civiche letture che rischiano di attenuare la natura dittatoriale del fascismo significa indebolire il lavoro educativo”.

L’Anpi ha inoltre ricordato un precedente storico locale: proprio nella sala consiliare di Orta Nova, il sindaco Ernesto De Maio fu costretto alle dimissioni tra il 1920 e il 1921 a seguito degli assalti squadristi.

La Posizione del Sindaco e dell’Amministrazione

Nonostante le pressioni e le polemiche, il primo cittadino di Orta Nova, Domenico Di Vito, ha mantenuto ferma la sua posizione, escludendo la revoca dell’autorizzazione. Il sindaco ha spiegato che la concessione della sala è avvenuta in seguito a una “regolare richiesta, autorizzata dagli uffici comunali” e che, in qualità di primo cittadino, il suo compito è quello di “far rispettare le norme”. Ha inoltre specificato di aver mantenuto un dialogo costante con la Prefettura per garantire l’ordine pubblico, non ravvisando i presupposti per un annullamento dell’evento.

Il Sostegno di Fratelli d’Italia e Altre Voci

A sostegno della decisione del sindaco è intervenuto Arturo Pagano, dirigente provinciale del Dipartimento Sicurezza e Legalità di Fratelli d’Italia. Pagano ha espresso “pieno apprezzamento” per il comportamento di Di Vito, sottolineando come abbia agito “in ossequio alle norme vigenti” e senza “farsi ideologizzare”, evitando strumentalizzazioni della funzione pubblica. Secondo il dirigente di FdI, quella del sindaco è stata una scelta che rappresenta un “comportamento esemplare”.

Una voce fuori dal coro della protesta è stata quella di Potito Perruggini Ciotta, presidente dell’Osservatorio Nazionale “Anni di piombo” per la Verità Storica, il quale ha lodato la decisione del sindaco come una difesa della “democrazia autentica” e della libertà di espressione, criticando quello che ha definito un “clima di intolleranza crescente”.

La vicenda di Orta Nova si inserisce in un dibattito più ampio che ciclicamente riemerge nel Paese, ponendo in conflitto il principio della libertà di espressione con la difesa dei valori fondanti della Costituzione e la memoria storica dell’antifascismo. Un confronto che, come dimostra la cronaca, è ancora capace di infiammare gli animi e dividere profondamente l’opinione pubblica.

Di veritas

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