BERLINO – Un’ombra lunga e densa si proietta sul futuro della difesa europea. Con una dichiarazione tanto netta quanto dirompente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo in serissima discussione la prosecuzione del Future Combat Air System (FCAS/SCAF), l’ambizioso programma trilaterale con Francia e Spagna per lo sviluppo di un sistema di combattimento aereo di sesta generazione. Le parole di Merz, pronunciate durante il podcast “Machtwechsel”, hanno evidenziato una frattura apparentemente insanabile sulle necessità strategiche dei due principali partner, gettando il progetto, dal valore stimato di circa 100 miliardi di euro, in uno stato di profonda incertezza.
Requisiti inconciliabili: il cuore del problema
Il nodo gordiano della questione, secondo il cancelliere tedesco, risiede nei “profili dei requisiti” fondamentalmente diversi tra Germania e Francia. “Abbiamo un vero problema sul profilo dei requisiti. E se non riusciamo a risolverlo, non potremo portare avanti il progetto”, ha dichiarato Merz senza mezzi termini. La divergenza è sostanziale: “Concretamente, nella prossima generazione di aerei da combattimento i francesi hanno bisogno di un velivolo in grado di trasportare armi nucleari e di operare da portaerei. Attualmente, nell’esercito tedesco non ne abbiamo bisogno”.
Questa differenza non è un mero dettaglio tecnico, ma tocca il cuore delle dottrine di difesa nazionale. La Francia, unica potenza nucleare dell’Unione Europea e dotata di una portaerei, vede il futuro caccia come un elemento cardine della propria force de frappe e della sua capacità di proiezione globale. La Germania, invece, vincolata da trattati di non proliferazione nucleare, orienta le sue esigenze verso la difesa convenzionale e gli impegni in ambito NATO. Merz ha sottolineato che non si tratta di un “litigio politico”, ma di un problema reale e concreto di specifiche tecniche.
Un progetto ambizioso ma travagliato
Lanciato nel 2017 da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, con l’ingresso della Spagna nel 2019, il programma FCAS/SCAF mira a sostituire, entro il 2040, i caccia Rafale francesi e gli Eurofighter Typhoon di Germania e Spagna. Non si tratta solo di un nuovo aereo (il New Generation Fighter – NGF), ma di un “sistema di sistemi” che include droni, velivoli di supporto e un “combat cloud” per la gestione integrata dei dati sul campo di battaglia.
Tuttavia, il percorso del progetto è stato accidentato fin dall’inizio. Oltre alle divergenze strategiche emerse ora con forza, il programma è stato rallentato da accese dispute industriali. In particolare, le tensioni tra la francese Dassault Aviation, capofila per lo sviluppo del caccia, e Airbus Defence and Space, che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli, hanno creato un clima di sfiducia. I contrasti riguardano la ripartizione del lavoro, la leadership tecnologica e la proprietà intellettuale, con Dassault che ha rivendicato una guida esclusiva forte della sua esperienza, una posizione mal digerita a Berlino.
Le possibili alternative sul tavolo di Berlino
Le parole di Merz hanno aperto ufficialmente lo scenario di un possibile abbandono del progetto da parte della Germania, che ora valuta apertamente delle alternative. “La domanda è: abbiamo la forza e la volontà di costruire due velivoli per due diversi profili di requisiti, o solo uno?”, ha chiesto retoricamente il cancelliere, lasciando intendere che la Germania potrebbe cercare altri partner. “Ci sono altri in Europa, gli spagnoli in ogni caso, ma ci sono anche altri paesi che sono interessati a parlare con noi”, ha aggiunto.
Una delle opzioni più accreditate, secondo diverse indiscrezioni, sarebbe un avvicinamento della Germania al programma rivale, il Global Combat Air Programme (GCAP), che vede la partecipazione di Regno Unito, Italia e Giappone. Questa mossa ridisegnerebbe completamente gli equilibri geostrategici e industriali della difesa europea.
Un’altra possibilità, suggerita anche da alcuni attori industriali come il CEO di Airbus Defence, Michael Schöllhorn, sarebbe quella di separare lo sviluppo del caccia dal resto del programma FCAS. In questo modo, si potrebbe continuare a collaborare su droni e sul “combat cloud”, lasciando che Francia e Germania (eventualmente con altri partner) sviluppino due aerei distinti.
La reazione francese e il futuro della deterrenza europea
La reazione di Parigi non si è fatta attendere. L’Eliseo ha ribadito l’impegno del presidente Macron per il successo del progetto, sottolineando che “i bisogni militari dei tre stati partecipanti non sono cambiati” e che la deterrenza nucleare francese era inclusa fin dall’inizio nelle specifiche. Per la Francia, sarebbe “incomprensibile” se le divergenze industriali non potessero essere superate in un momento in cui l’Europa deve mostrare unità.
Curiosamente, mentre mette in dubbio il caccia comune, Merz ha aperto a una maggiore cooperazione sulla deterrenza nucleare. Ha confermato l’avvio di colloqui con la Francia e ha ipotizzato di poter mettere a disposizione gli aerei della Bundeswehr per un eventuale impiego di armi atomiche francesi o britanniche, un modello già in uso per le testate statunitensi presenti in Germania. Questo tema, tuttavia, è ancora in una fase “iniziale” e non ci si attendono risultati a breve.
Il destino del FCAS è ora appeso a un filo. Le dichiarazioni del cancelliere Merz non sono solo un avvertimento, ma il segnale più esplicito di una crisi profonda che potrebbe portare al collasso di uno dei pilastri della futura autonomia strategica europea. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’asse franco-tedesco riuscirà a trovare un compromesso o se le loro strade, nei cieli del futuro, si separeranno definitivamente.
