Roma – Un nuovo fronte si apre nel complesso rapporto tra le Big Tech e il mondo dell’informazione. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha annunciato di essere pronta a fare un passo formale presso la Commissione Europea, segnalando i potenziali rischi derivanti dall’utilizzo di “AI Mode”, la modalità di ricerca basata sull’intelligenza artificiale di Google. L’allarme, lanciato dal presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, durante il convegno “Epistemia e Intelligenza artificiale” presso l’Università La Sapienza di Roma, mette in luce una crescente preoccupazione per la sopravvivenza del giornalismo tradizionale e per la tutela del pluralismo informativo.

Il cuore del problema: la “compressione” della libertà informativa

Secondo Lasorella, l’avvento di strumenti come AI Mode e AI Overviews, che forniscono risposte sintetiche generate dall’AI direttamente nella pagina dei risultati di ricerca, sta alterando radicalmente le modalità di fruizione delle notizie. “Andando a cercare in AI Mode il rischio è di non leggere più i giornali”, ha affermato il presidente Agcom. Questa dinamica, a suo avviso, genera una “compressione della libertà informativa”, contravvenendo a un principio fondamentale sancito dall’articolo 3 dell’European Media Freedom Act. Tale articolo tutela il diritto dei cittadini di accedere a una pluralità di fonti di informazione, un pilastro per un dibattito pubblico sano e democratico.

La preoccupazione è che l’utente, ricevendo una risposta preconfezionata e sintetica dall’algoritmo, sia disincentivato a cliccare sui link delle testate giornalistiche, approfondendo così la notizia e confrontando diversi punti di vista. Questo non solo danneggia economicamente gli editori, che vedono crollare il traffico sui loro siti e, di conseguenza, i ricavi pubblicitari, ma impoverisce anche il dibattito pubblico, creando un potenziale ecosistema informativo monocromatico e controllato da pochi, grandi attori tecnologici.

Un’azione coordinata a livello europeo

L’iniziativa dell’Agcom non è un caso isolato. Lasorella ha sottolineato come anche l’autorità regolatrice tedesca si sia già mossa nella stessa direzione, evidenziando una preoccupazione condivisa a livello continentale. La segnalazione alla Commissione Europea mira a stimolare un intervento normativo e di vigilanza più incisivo. “Noi stiamo cercando di affrontare questi temi in modo efficace insieme alla Commissione e agli altri regolatori europei”, ha dichiarato Lasorella, evidenziando la necessità di un dialogo costante con il mondo scientifico e della ricerca per comprendere appieno la complessità di queste trasformazioni tecnologiche.

In questo scenario, il Digital Services Act (DSA), la normativa europea che regola le piattaforme digitali, assume un “ruolo centrale”. Il DSA è visto da Lasorella come “l’unico presidio a livello mondiale rispetto ad un mondo in trasformazione”, uno strumento fondamentale per porre argini al potere delle Big Tech e per garantire che lo spazio digitale sia un luogo più sicuro e trasparente. Tuttavia, il presidente Agcom ha anche auspicato un ruolo più ampio per le singole autorità nazionali, il cui potere rischia di essere compresso nel rapporto diretto tra la Commissione UE e i paesi di origine delle grandi piattaforme.

Le implicazioni per il futuro dell’editoria e della democrazia

La questione sollevata dall’Agcom va oltre la semplice disputa economica tra editori e colossi tecnologici. In gioco c’è la sostenibilità stessa del giornalismo di qualità, che richiede investimenti, risorse e professionalità per produrre informazione verificata e approfondita. Se l’intelligenza artificiale, nutrendosi di questi stessi contenuti, finisce per “cannibalizzare” il traffico verso le fonti originali, si innesca un circolo vizioso che rischia di minare le fondamenta dell’industria editoriale.

Come ha evidenziato la Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) in un precedente reclamo, l’AI di Google agisce come un “killer del traffico”, un prodotto rivale che sottrae lettori e risorse vitali. La sfida, quindi, non è solo tecnologica o economica, ma profondamente democratica. Garantire un accesso plurale e diversificato all’informazione è essenziale per la formazione di un’opinione pubblica consapevole e per il corretto funzionamento delle nostre società. La segnalazione dell’Agcom alla Commissione Europea rappresenta un passo cruciale in questa battaglia per un futuro digitale più equo e trasparente.

Di atlante

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