VENEZIA – Una nuova tragedia scuote il sistema penitenziario italiano. Una detenuta italiana di 32 anni si è tolta la vita la scorsa notte, impiccandosi all’interno della sua cella nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia. Nonostante l’intervento tempestivo del personale di Polizia Penitenziaria e dei sanitari del 118, che l’hanno soccorsa quando era ancora in vita e trasportata d’urgenza in ospedale, per la donna non c’è stato nulla da fare: è deceduta poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso.

A rendere nota la drammatica notizia è stato Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UilPa Polizia Penitenziaria, che con parole dure ha sottolineato la gravità di un fenomeno che non accenna a fermarsi. “È l’ottava morte autoinferta dietro le sbarre dall’inizio dell’anno”, ha dichiarato De Fazio. Una cifra allarmante che, in meno di due mesi, disegna il quadro di un’emergenza umanitaria e sistemica. “Un sistema penitenziario che oltre alla libertà, evidentemente, toglie ogni speranza”, ha aggiunto il sindacalista, puntando il dito contro una realtà carceraria che fatica a garantire non solo la rieducazione, ma la stessa sopravvivenza di chi vi è recluso.

Un Sistema al Collasso: Non Solo Suicidi, ma Tensioni e Disordini

Il suicidio di Venezia non rappresenta un episodio isolato, ma è la punta di un iceberg di un malessere diffuso che attraversa l’intero sistema carcerario nazionale. Lo stesso De Fazio ha segnalato, quasi in contemporanea, gravi “disordini e tensioni” anche presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio. In questa struttura, la situazione è stata riportata alla calma solo grazie all’intervento massiccio della Polizia Penitenziaria, che ha richiesto il richiamo di agenti fuori servizio per poter gestire l’emergenza. Questo episodio evidenzia la pressione costante a cui è sottoposto il personale, numericamente insufficiente e spesso costretto a turni massacranti per far fronte a una popolazione detenuta in costante crescita e a condizioni strutturali precarie.

La situazione delle carceri italiane è da tempo un tema critico, caratterizzato da diversi fattori interconnessi:

  • Sovraffollamento cronico: La densità detentiva supera di gran lunga la capienza regolamentare in molti istituti, rendendo le condizioni di vita inumane e degradanti.
  • Carenza di organico: Mancano agenti di Polizia Penitenziaria, ma anche educatori, psicologi e personale sanitario, figure fondamentali per un percorso di recupero e per la gestione della salute mentale dei detenuti.
  • Infrastrutture fatiscenti: Molte strutture sono obsolete e necessitano di interventi di ammodernamento urgenti per garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate e spazi idonei alle attività trattamentali.
  • Assistenza sanitaria inadeguata: L’accesso alle cure, in particolare per le patologie psichiatriche, è spesso insufficiente, lasciando i soggetti più fragili senza il supporto necessario.

L’Appello della UilPa: “Serve un Vero Decreto Carceri”

Di fronte a questa ennesima morte, Gennarino De Fazio ha ribadito con forza la necessità di un intervento politico immediato e strutturale. “Urge una svolta”, ha affermato il segretario della UilPa. La richiesta non è per l’ennesimo “decreto sicurezza”, ma per un provvedimento mirato e concreto. “Serve un vero decreto carceri, non come quello in buona parte bocciato dalla Consulta”, ha precisato, auspicando un intervento legislativo che affronti le radici del problema.

Le proposte avanzate dal sindacato sono chiare e mirano a una riforma complessiva del sistema:

  1. Deflazionare la densità detentiva: Attraverso misure che riducano il numero di ingressi per reati minori e incentivino le misure alternative alla detenzione.
  2. Potenziare concretamente gli organici: Con nuove assunzioni e investimenti nella formazione della Polizia Penitenziaria e del personale trattamentale.
  3. Garantire l’assistenza sanitaria: Rafforzando i presidi medici all’interno degli istituti e assicurando un’adeguata presa in carico dei detenuti con fragilità psicologiche.
  4. Ammodernare le strutture: Avviando un piano di ristrutturazione ed edilizia penitenziaria per rendere gli istituti più umani e funzionali al percorso rieducativo.

La tragedia di Venezia riaccende i riflettori su un’emergenza che non può più essere ignorata. Ogni suicidio in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato e per l’intera società civile, un monito a intervenire prima che la speranza, dietro quelle sbarre, si spenga per sempre per qualcun altro.

Di veritas

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