COURMAYEUR (Aosta) – La montagna ha presentato il suo conto più tragico. Una valanga di grandi dimensioni si è staccata nella mattinata di oggi, travolgendo un gruppo di sciatori freerider impegnati in una discesa fuoripista nel canale del Vesses, una zona nota e apprezzata per i suoi itinerari impegnativi in Val Veny, ai piedi del massiccio del Monte Bianco. Il bilancio, inizialmente di un morto e due feriti gravi, si è aggravato nelle ore successive, salendo a tre vittime.
Le vittime sono tre uomini, tutti di nazionalità francese. Uno degli sciatori è stato estratto dalla massa nevosa già senza vita. Un secondo è deceduto poco dopo l’arrivo all’ospedale Parini di Aosta, mentre il terzo, un uomo di 35 anni, era stato recuperato in condizioni disperate, in stato di ipotermia severa e arresto cardiaco. Trasportato d’urgenza con l’elisoccorso all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e sottoposto a tecniche avanzate di supporto vitale (ECLS), è purtroppo deceduto nella mattinata seguente.
La dinamica dell’incidente e l’allerta valanghe
La slavina si è staccata in un contesto di pericolo valanghe molto elevato. Il bollettino regionale indicava per la giornata un grado di pericolosità pari a 4 (forte) su una scala di 5. Questa classificazione segnala una situazione di forte instabilità del manto nevoso, con la possibilità di distacchi spontanei di grandi dimensioni. Le recenti e abbondanti nevicate, combinate con l’azione di un vento forte e tempestoso da nord-ovest, avevano creato accumuli di neve ventata estremamente instabili, soprattutto nei canaloni, in prossimità delle creste e sui pendii ripidi come quello del Vesses. Gli esperti del bollettino valanghe avevano avvertito che tali accumuli potevano subire un distacco anche solo con il passaggio di un singolo sciatore.
Una macchina dei soccorsi imponente e complessa
L’allarme, scattato immediatamente dopo il distacco, ha attivato una complessa e imponente macchina dei soccorsi, coordinata dalla Centrale Unica del Soccorso della Valle d’Aosta. Sul luogo della tragedia sono intervenuti prontamente gli uomini del Soccorso Alpino Valdostano (SAV) e del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) di Entrèves.
Le operazioni, rese ardue dalle condizioni ambientali, hanno visto l’impiego di circa 15 soccorritori, due medici, tre unità cinofile specializzate nella ricerca in valanga e due elicotteri. I velivoli hanno sorvolato incessantemente l’area per captare eventuali segnali degli ARTVa (Apparecchio di Ricerca dei Travolti in Valanga), i dispositivi elettronici fondamentali per la localizzazione rapida delle persone sepolte. A Courmayeur è stato inoltre allestito un posto medico avanzato per fornire assistenza immediata. Le operazioni di bonifica e ricerca sono proseguite per ore al fine di escludere con certezza il coinvolgimento di altre persone. Le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e le operazioni di riconoscimento delle vittime sono state affidate alla Guardia di Finanza.
Il dibattito sulla sicurezza e la responsabilità in montagna
Questa tragedia riapre dolorosamente il dibattito sulla pratica dello sci fuoripista e sulla necessità di una maggiore consapevolezza dei rischi. Nonostante i bollettini chiari e le allerte, la passione per la neve fresca spinge molti appassionati a sfidare pendii instabili. La montagna, specialmente in inverno, richiede preparazione, attrezzatura adeguata (ARTVa, pala e sonda sono un kit salvavita indispensabile) e, soprattutto, la capacità di saper valutare le condizioni e, se necessario, di rinunciare. L’incidente in Val Veny serve da tragico monito sull’importanza del rispetto delle regole non scritte della montagna e delle indicazioni fornite dagli esperti per prevenire simili fatalità.
